di Lorenza Fumelli 19 Febbraio 2013
macchina da caffè

FATE ATTENZIONE, perché stiamo per regalare qualcosa che potrebbe farvi comodo. Ma parecchio. Cosa? Un oggetto solido, dalla forma piuttosto quadrata, capace di dispensare felicità quando ce n’è bisogno. Altro indizio: un fortunato lettore lo riceverà direttamente a casa e volendo, potrà sistemarlo in bella vista su un ripiano della cucina, in ufficio, in soggiorno, in camera da letto. Un suggerimento: a regalarlo è il nostro sponsor, Caffè Lavazza.

Okay ve lo dico altrimenti si fa notte: oggi uno di voi riceverà in omaggio la macchina per espresso Favola™ by Electrolux di Lavazza. Contenti?Si tratta di “una tecnologia di ultima generazione, funzionale, di semplice utilizzo ma dalla resa professionale: una macchina per il caffè espresso a cialde che permette di preparare a casa l’autentico espresso italiano“, e questa è la gamma delle miscele: Divinamente, Magicamente, ¡Tierra! Intenso, Intensamente, Appassionatamente, Deliziosamente, Cremosamente Dek, Soavemente, Caffè Crema Lungo Dolcemente.

Pensando a cosa chiedervi in cambio, qualcosa che valesse un regalo così bello, mi sono ripetutamente fregata le mani, e alla fine ho deciso.

Nel video, girato in occasione del congresso di cucina Identità Golose, ho chiesto a chef, pasticceri e gelatieri – colgo l’occasione per ringraziare Massimo Bottura, Davide Oldani, Antonino Cannavacciuolo, Gennaro Esposito, Anthony Genovese, Franco Aliberti, Rosanna Marziale, Gianluca Fusto, Simone Bonini – quanti caffè prendono al giorno, oltre a un piatto salato con il caffè come ingrediente (suggerimenti che vi consiglio di appuntare, perché magari poi vi interrogo).

Farò anche a voi la stessa domanda, ma non mi accontenterò di un numero. Ciò che voglio sapere è: quanti ne prendete ogni giorno e che significato ha ciascun caffè. 

Ci provo anche io (hai visto mai…)

Ne prendo tre. Quello della mattina è un esigenza. Senza mi sembra di non respirare, la gola si secca, le parole non escono, gli occhi si chiudono, non posso neanche fumare la prima sigaretta. Può passare al massimo mezz’ora dal risveglio al primo caffè, altrimenti la giornata si trasforma in incubo.

Il secondo, quello delle 11, è noia. Lo uso per interrompere il lavoro, per alzarmi dalla scrivania e scambiare due chiacchiere con altri esseri viventi che non siano avatar su Facebook, che parlino attraverso onde sonore e non bit e transistor (ma esistono poi davvero ‘sti transistor?)

Il terzo è quello del pomeriggio e vuol dire libertà. Lo prendo quando ho finito di lavorare, subito prima dell’aperitivo e chissenefrega se non ha senso. Mi dà conforto dopo una giornata di impegni e ne sancisce la fine, mi risveglia la fantasia e riempie la serata di promesse. Il più bello.

Tocca a voi, e ricordate, ne resterà soltanto uno.