di Camilla Micheletti 19 Giugno 2014
Oscar Farinetti

Quale che sia la vostra opinione sugli articoli di Libero, imprescindibili contributi all’informazione o pura fiction, vi chiederete cosa ci facevano ieri nello stesso pezzo Matteo Renzi, il presidente Napolitano, Oscar Farinetti di Eataly (le due keyword dissaporiane più tritagonadi) e la ministra botticelliana Marianna Madia. O almeno ce lo siamo chiesto noi.

L’argomento è il decreto Pubblica Amministrazione, presentato proprio dalla Madia e approdato l’altro giorno sulla scrivania di Napolitano insieme a un pizzino che, secondo la ricostruzione di Libero, suggeriva l’esistenza di un decreto nel decreto.

Il “Decreto Eataly”, niente meno, pretesto da Farinetti stesso.

Motivo per cui il testo, passato indenne dal Consiglio dei ministri, si è arenato al Quirinale. Inflessibile Napolitano avrebbe detto testuale (le virgolette significano testuale caro Libero, questo mi hanno insegnato al corso di giornalismo) “Non firmo il decreto con le norme Farinetti”.

Ma stiamo sul pezzo, cosa si sarebbe nascosto secondo Libero dietro gli articoli incriminati?

Riducendo il numero dei controlli, “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore vitivinicolo” avrebbe favorito la produzione di mosto cotto, ovvero saba, come la Saba della Dispensa di Amerigo, amata e molto venduta da Farinetti.

Mentre gli altri articoli controversi riguardavano:

— un credito d’imposta pari al 40% delle spese assegnato alle aziende per investimenti nel settore del commercio elettronico
— un credito d’imposta fino al 40% delle spese assegnato alle aziende per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie, compresa la cooperazione di filiera.

Se pensate alla mozzarella di bufala, al costo del lavoro nelle aziende e all’affitto dei terreni agricoli capite che per Eataly sarebbe stata una beneficiata.

Ora, va detto che la presenza di norme dedicate all’agroalimentare in un decreto sulla Pubblica Amministrazione, renderebbero sospettoso chiunque. Ma in attesa di vedere se, come sostiene Libero, il decreto rientrerà dalla finestra di Palazzo Chigi, è tempo di dibattito.

Trattasi di ossessione per il gomblotto di certa stampa italiana o Farinetti sta davvero chiedendo il conto all’amico Matteo Renzi, che ha sostenuto anche economicamente? E al netto del decreto sulla Pubblica Amministrazione, non sarebbe il caso di introdurre comunque provvedimenti che snelliscano la burocrazia e aiutano le impresse impegnate a valorizzare il Made in Italy?

[Crediti | Link: Blitz Quotidiano, Repubblica, immagine: Lettera 43]