di Antea Raucci 27 Giugno 2013
Eataly in campagna

All’improvviso abbiamo di fronte un imprenditore che sembra redento, un big boss man che fa di necessità virtù, uscendone buono, pulito e giusto.

Dopo aver eretto veri colossi fagocitando chilometri e chilometri, ora Oscar Farinetti di Eataly (Torino, Tokyo, New York, Roma, prossimamente Bari e poi Milano…) porta la sua creatura a contatto con la natura.

A San Damiano d’Asti (dove?) nasce “Eataly in Campagna”.

Obiettivo?

Accorciare la filiera, offrire occasioni di contatto con il mondo agreste, assaporare i prodotti respirando a pieni polmoni, divulgare i concetti dell’agricoltura sostenibile grazie alla figura dell’agronomo condotto.

Roba da turisti, insomma, altro che astigianesi astigiani.

Eataly in campagna

Eataly in campagna

Eataly in campagna

Il fabbricato, lo stesso che – si vociferava alcuni mesi fa –  stava per essere comprato da Mark Zuckerberg di Facebook, è una cascina di 800 metri quadri nell’azienda dell’agronomo Valter Valle, ristrutturata ad hoc per accogliere i curiosi avventurieri collinari della borgata Lavezzole.

Prevede il punto vendita con uno spaccio per i produttori, una gelateria, il laboratorio del pastificio Antignano Prodotto Tipico che, guarda un po’, già serve gli altri punti vendita Eataly, e spazi all’aperto dedicati ai Bear Grylls dell’enogastronomia.

Il ristorante di Eataly in campagna

Il ristorante di Eataly in campagna

Il ristorante di Eataly in campagna

In più un ristorante-trattoria, “I 7 nanetti”, che attinge ai prodotti del “Buono Sano Piemonte”. Anche la numerologia, oltre alla vita di campagna, affascina evidentemente Farinetti.

L’apertura è prevista per Martedì 2 Luglio alle 18 con il lancio delle coccinelle, la visita all’orto, al pollaio, alla casa delle api e dei lombrichi (lombrichi?).

Esperienze che saranno sempre fattibili negli Eataly in Campagna, ammesso che questo di San Damiano d’Asti sia un punto pilota, Farinetti le ha apostrofate come “verdi” perché portano il cliente a stretto contatto con ciò che sta dietro un prodotto.

Scopriremo come le api fanno il miele e come nasce l’humus calzando stupendi stivali Superga (è uno sponsor), accompagnati dal nostro agronomo condotto di fiducia.

Ma il punto è: come mai Farinetti, che ha sparpagliato centri commerciali in tutto il mondo, guarda inaspettatamente verso la campagna?
— Un tentativo di candeggiarsi la coscienza?
— Una manovra per sfruttare l’onda lunga di Slow Food e la mania per il km zero?
— Xyz?

[Crediti | Link: La Stampa, immagini: pastificio Antignano]

commenti (33)

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  1. Perchè Farinetti dovrebbe candeggiarsi la coscienza?
    Non mi sembra di quelli che hanno devastato il territorio o avvelenato lavoratori e popolazioni circostanti.

    1. Avatar Medo ha detto:

      Due frasi da incorniciare. Bravo.
      E gli astigianesi faranno quel che loro par giusto, i turisti gastrofanatici anche. Chi ci vede un’operazione candeggio della coscienza è a corto di critiche o idee. Non deve starci simpatico chiunque a priori, Farinetti non mi sta simpatico ma il 90% di quel che ha ideato o meglio dire contribuito a metter in piedi assieme allo sforzo di produttori e altri, è incomiabile ed è una perla rara in Europa. In Francia nessuno si è messo in testa di fare anche lontanamente quel che Farinetti ha fatto, per altro non potrebbe perchè dal punto di vista del cibo c’è grande regionalizzazione e “odio” tra categorie, poi impossibile sarebbe fare una operazione sui vini come è stato fatto ad Eataly. In Germania sono a tremila annu-luce dal reale recupero “collettivo” e la valorizzazione di una produzione gastronomica nazionale.

    2. In Francia i supermarket sono obbligati per legge a destinare una parte della superficie ai prodotti locali.

    1. Avatar franz ha detto:

      Christian, secondo me, non risolvi i tuoi problemi linkando ovunque quei due post. Sul blog di Bonilli sei già passato?

  2. Forse un modo per dare nuova vita ad una antica cascina.
    Altrimenti non sarebbe stato sostenibile ristrutturarla.
    In un epoca nella quale si sottrae terreno agricolo per costruire inutili capannoni e orrendi centri commerciali, un’operazione di recupero di una struttura storica per renderla fruibile in un contesto di paesaggio rurale conservato nella sua integrita’ e’ encomiabile.
    Oscar avra’ anche notato che e’ a pochi km e a pochi mesi di distanza da Expo2015 “Nutrire il Pianeta”.

  3. Avatar gumbo chicken ha detto:

    Più che altro è da mo’ che guarda verso la campagna. Già da anni esistono succursali varie in giro per il Piemonte (ora non ricordo le località precise) quindi il taglio dell’articolo a me pare proprio sbagliato a monte.

    Dopodiché l’onnipresenza Farinettiana a me personalmente ha un po’ stufato (come i piatti dei ristorantini di Eataly che si sono appiattiti e raramente hanno piatti interessanti); quindi di solito, preferisco ri-dirigermi verso cose più andergraund.

    Però decisamente non lo elencherei tra i problemi dell’Italia, ecco!

    Però, miei gusti a parte

    1. Prima di Farinetti, noi piemontesi eravamo così bravi a fare underground che nelle altre regioni d’Italia pensavano fossimo in grado soltanto di produrre vini e friggere rane.

    2. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Non ho capito la battuta. Vuoi dire che ha scoperto l’acqua calda o che senza la sua abilità di marketing il mondo gastronomico piemontese era sottovalutato?

    3. Voglio dire che forse ci ha fatto rinvenire dal nostro torpore.
      Nella mia zona, la cosa più eclatante, a livello di promozione gastronomica, era “sua maestà il salame”. Ti ho detto tutto.
      Avevamo una tavola imbandita di prodotti meravigliosi e non un decimo dell’imprenditorialità degli emiliani, ad esempio, che con un solo formaggio hanno raggiunto i quattro angoli della Terra.
      Senza Slow food e la lungimiranza di un manipolo di imprenditori, tra cui su tutti Farinetti, stai pur certo che nessuno saprebbe che facciamo formaggi come il Castelmagno o che coltiviamo le susine più buone del mondo.
      Il fatto che stessimo mandando in vacca la nostra razza di vacca, non la dice abbastanza lunga?

    4. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Che l’Italia non solo il Piemonte, come promozione turistica e gastronomica istituzionale sia sotto zero siamo d’accordo.
      Che le specialità piemontesi fossero completamente ignote fuori dai confini della regione mi sembra un po’ eccessivo – ma comunque quello che intendevo io è soltanto che a me personalmente ha un po’ stufato perché rispetto all’inizio vedo molta meno cura in tante piccole cose (da Eataly Torino dico). E visto che San Salvario pullula di locali, di ganci interessanti vari per comprare prodotti locali io piemontese ne ho…ne approfitto.
      Poi Eataly Lingotto per me resta comodissimo e sopra la media per varie cose, soprattutto in periodi di offerte – e spesso ci vado. Però queste emanazioni in provincia a me interessano poco!

    5. gumbo chicken, non tutto il Piemonte è come Torino e San Salvario è una realtà effervescente ma che non ha più di una decina di anni.
      Non ti sembra che quell’Eataly, piazzato al fondo di via Nizza, e aperto nel 2007, c’entri qualcosa con la rinascita del quartiere?
      Ora che è una multinazionale non si può pretendere che mantenga gli standard di quando ha aperto, ma mi sembra interessante notare come abbia alzato i nostri.

    6. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Se vuoi la mia opinione, non vedo un nesso fra le due cose. Non a caso Eataly resta isolatissimo nel suo quartiere, Lingotto, che resta tristarello come è sempre stato. Anzi a causa della crisi direi che è tendenzialmente in declino: sempre più serrande chiuse, sostituite al massimo da Compro Oro e centri scommesse. Persino l’8 Gallery non sembra proprio florida nonostante la metro. San Salvario invece ha sempre avuto locali di tendenza. Solo che prima erano sperduti in un area piuttosto decaduta; poi man mano ha cominciato ad essere abitata da più studenti e giovani, gli affitti convenienti e Paratissima hanno attratto sempre più laboratori artigianali e locali con uno stile adatto ai tempi e prezzi abbordabili…e così com’era capitato prima al Quadrilatero e in parte anche Vanchiglia…ha fatto il botto. 😀
      Invece, che un pubblico più vasto acquisti (anche) cibi di maggiore qualità grazie a Eataly penso sia vero. Però io ho un po’ più canali rispetto alla media. 😉

    7. Sarà però interessante vedere se ci vanno gli Astigianesi, i quali hanno da sempre le gambe ben piantate in campagna, senza aspettare un Farinetti che gliela disveli.

  4. Avatar Cuoco ha detto:

    Nella mia zona, la cosa più eclatante, a livello di promozione gastronomica, era “sua maestà il salame”.

    Ahhhh, i bei tempi in cui si macinavano km. per andare nelle trattorie dell’ astigiano (Moncalvo, per fare solo un nome) ad inebriarsi di bollito misto 🙁

    1. Coraggio, Moncalvo è sempre lì, e del bollito ci fa pure la sagra.