di Olga Mascolo 17 Marzo 2014
Eataly Smeraldo a Milano

Mangia italiano, ma sfrutta romeno. Oscar Farinetti per ristrutturare il Teatro Smeraldo e trasformarlo nel nuovo Eataly Milano in apertura domani 18 marzo ha usufruito anche di manodopera romena non specializzata. Più o meno consapevolmente, questo dovrà chiarirlo. Eataly si è affidata alla “Costruzioni europee” di Perugia, la quale a sua volta ha subappaltato una parte a una ditta romena, la Cobetra, per un totale di 25 operai, (uno solo specializzato in restauri e un solo capomastro).

Come dire che a occuparsi della ristrutturazione non è stata un’impresa edile locale, sebbene il patron di Eataly abbia dichiarato un’«adorazione per i lombardi» facendo persino fatto pace con il governatore leghista Roberto Maroni.

«Viene il nervoso a sentirlo professare l’eccellenza italiana e la cura del dettaglio…» ha commentato Fabio Del Carro, segretario generale  della Filca Cisl, secondo cui gli operai romeni prenderebbero stipendi da fame: 500- 800 ron per 40 ore settimanali (tra i 110 e i 176 euro).

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Lo riportano sabato 15 marzo Il Fatto Quotidiano e ieri, in un strana consonanza, Il Giornale. La legge europea, valida anche in Italia, prevede che i lavoratori rumeni in distacco ricevano in busta paga un salario non inferiore ai minimi contrattuali italiani. E infatti sul Libro Unico del lavoro viene indicato che lo stipendio mensile dei muratori di Eataly è di 2100 euro mensili, contributi inclusi.

Denuncia la Cisl, però, che l’ammontare reale del salario è una zona grigia: quasi sicuramente lo stipendio intero non arriva agli operai, ma viene trattenuto – nella (forse) ignoranza dei committenti.

Gad Lerner sul suo blog parla di “dumping sociale”:  personale a basso costo importato temporaneamente in Italia attraverso ditte di comodo. Quindi è necessaria chiarezza da parte di Eataly.

Dall’altra parte, la sintonia tra giornali di destra e sinistra nell’attaccare Farinetti a ogni nuova apertura di Eataly ormai è talmente scontata da risultare un cliché.

[Crediti: Corriere della Sera, Il fatto, Il giornale]