di Riccardo Campaci 2 Aprile 2015
ragu bolognese

Sul fatto che gli italiani fossero appassionati di cucina ci avrei messo la mano sul fornello, ma ora, a parte le mie falangi abbrustolite, i dati confermano che la cucina è il vero collante della famiglia, permette di socializzare e ci fa sentire italiani più di ogni altra cosa. I dati vengono da un sondaggio internazionale svolto dalla società di analisi GfK e riportato da diverse testate online, che ha interessato 27 mila persone di 22 paesi diversi, cui sono state poste tre semplici domande:

– Quanto siete appassionati di cucina?
– Quanto vi sentite preparati in cucina?
– Quanto tempo trascorrete a cucinare?

In quanto a passione, be’, noi Italiani siamo al top, non ce n’è per nessuno: il 43 per cento degli italiani è appassionato di cucina, la percentuale più alta espressa dai diversi campioni umani dei vari Paesi; seguono i sud africani, con il 42 per cento, a pari merito indonesiani e messicani con il 40 per cento, mentre la top 5 è chiuda dagli indiani, al 39 per cento.

garam masala, piatto indiano

L’India si prende la rivincita quando si tratta di contare le ore spese ad asciugare il sudore dietro ai fornelli, impegnati in cucina, con 13.2 ore alla settimana passati a spadellare; seguono gli ucraini con 13.1 ore, sud africani con 9.5 ore, indonesiani con 8.3 ore e infine arriviamo anche noi, italiani, con 7.1 ore per settimana.

Ma come? Tutta questa passione e così poche ore dedicate alla sua applicazione? Alla fine non sono poi così poche, ma forse fra gli appassionati si celano anche coloro che guardano Masterchef senza perdersene nemmeno una puntata, ma poi s’ammazzano di Quattro Salti in Padella?

La cucina indiana richiede forse più preparazione? In India le settimane durano otto giorni? A voi la libera interpretazione.

Infine diamo un’occhiata anche alla preparazione: il 50 per cento dei sud africani si sente preparato in cucina; segue il 48 per cento degli indiani, il 40 per cento dei turchi e degli ucraini e il 38 per cento degli indonesiani.

Noi italiani siamo più umili: solo 35 per cento si sente preparato. Passione, umiltà e dedizione, che serve di più per diventare ottimi chef? Mah, forse l’umiltà non è sempre vantaggiosa…

Diamo uno sguardo anche agli ultimi della classe, quelli che usano la cucina meno di uno sgabuzzino, la schifano e nemmeno si sentono preparati, tanto a loro che gli frega? Il popolo che riassume in sé queste (tristi?) caratteristiche è quello sud coreano: il sud coreano medio trascorre solo 3.7 ore alla settimana ai fornelli, solo il 13 per cento è appassionato e sempre solo il 13 per cento si sente preparato in cucina.

Quindi, o fa colazione, pranzo e cena con una Fiesta, oppure mangia sempre fuori casa.

croque monsieur, piatto francese

In questo mulinare di numeri e percentuali, il dato che però mi ha più sorpreso è quello della Francia: i francesi, che spesso considerano la loro cucina (ma non solo) la migliore del mondo appaiono in fondo alla classifica: trascorrono solo 5.5 ore alla settimana in cucina, solo il 24 per cento è appassionato e solo il 20 per cento si considera preparato.

Niente Grandeur questa volta, e un po’ ci resto male.

Anche stavolta l’interpretazione del dato è libera; forse, però, i francesi tendono a considerare la cucina più una professione da svolgere piuttosto che una passione da coltivare all’interno della proprio quattro mura domestiche. Insomma, la cucina la lasciano agli chef, mentre gli altri si fanno una baguette.

In chiusura da evidenziare come le donne del sondaggio straccino gli uomini: sono più appassionate (37 contro il 27 per cento degli uomini), più preparate (37 contro il 27 per cento degli uomini) e più presenti dietro ai fornelli (7.6 contro il 5.0 ore degli uomini).

In barba a Laura Boldrini.

[Crediti | Link: gfk, Vice, New York Post]