di Carlotta Girola 30 Giugno 2015
Expo 2015, Slow Food

Dopo due mesi di Expo 2015 la verità assoluta e innegabile è una sola: vi faranno male i piedi, ma parecchio e nessuno si senta escluso. Detto questo, allenati e non, all’Esposizione Universale di Milano bisogna andarci almeno una volta, ma sappiate che non basterà un solo giorno per capire che i fiori di plastica dell’Azerbaijan (che si illuminano sfiorandoli) non si possono toccare.

E non ne basteranno 10 per decidere cosa mangiare di davvero esotico, quando sarete in preda alla fame e all’orizzonte ci sarà il chioschetto su bici del Magnum Pink e la toasteria seriale.

E’ che, per ottimizzare, il popolo di Expo a volte si butta su cose a caso, o magari su piatti stra-conosciuti come quelli dell’isola di Eataly, che registra numeri da record.

Personalmente mi sono buttata su altro e ora è tempo di mettere ordine nel marasma di expo-sensazioni.

EXPO-TOP 10

Expo 2015

Expo 2015

Expo 2015

1. Expo è viva e cambia colore: il giorno dell’inaugurazione le vasche con il riso erano oasi acquatiche solitarie con qualche pennacchio verde all’orizzonte.

Oggi, invece, la natura piuttosto rigogliosa di Expo e del riso in primis hanno preso il sopravvento.

Crescono grandi pomodori nell’orto del Padiglione Francia, il frumento scintilla dorato nei cluster dei cereali.

expo 2015, panchine

2. Le panchine a prova di squatter ultrasessantenne: all’inizio dell’avventura si vedevano orde di visitatori alla ricerca disperatissima di un luogo di pace per i propri polpacci sovrastimolati.

L’introduzione delle panchine ha alleviato le loro sofferenze, anche se ha trasformato il Decumano in un bivacco geriatrico selvaggio.

Expo 2015, grom

3. Assalto al gelato, vince Grom: si dice che il successo si misuri dalla fila davanti alla porta.

Di porte, qui ad Expo, ce ne sono poche, ma a giudicare dai codazzoni perenni il pubblico ha scelto Grom come gelato ufficiale della kermesse.

Expo 2015, gelato

expo 2015, padiglione barhain

4. A proposito di gelato, uno su tutti: Padiglione del Barhain, pomeriggio d’estate, afa massacrante e mal di piedi (strano, no?)

Il mio consiglio è di provare il gusto zafferano, ma anche quello ai datteri e semi di sesamo.

Vi farà venire voglia di scoprire dove si trova il Barhain.

Expo 2015, padiglione Italia

5. Assalto al Padiglione Italia: sono positiva e voglio leggere le code interminabili e perenni davanti all’ingresso del padiglione di casa non solo come la proverbiale curiosità criticona dell’italiano medio, ma come un orgoglio incondizionato.

Perché, se si parla di cibo, eddai diciamocelo: chi è che dovrebbe insegnarci qualcosa?

Expo 2015, risotto Davide Oldani

6. Oldani vince col risotto a 10 euro: va bene la versione proprio pensata per Expo (con l’immancabile zafferano).

Ma in assoluto è “sooo lovely” la versione rivista da Davide Oldani nel suo Chiosco con polvere di panettone tostata.

Expo 2015, Padiglione Marocco

7. Padiglione Marocco: le prime volte l’ho snobbato perché avevo la fregola di vedere altri padiglioni che credevo fondamentali (e che invece…), poi sono entrata in Marocco.

E, se può esservi utile per capire il pathos, mi è venuta voglia di andarci in vacanza.

Se mi sentisse l’ufficio marketing del Padiglione Marocco, che immagino spalmato al bordo di una piscina in una Riad della Medina, sarebbe fiero di sé.

Expo 2015, padiglione Olanda

Expo 2015, padiglione Olanda

8. Olanda, il disimpegno premia: lo avreste mai detto che, anche senza coffee-shop, l’Olanda avrebbe vinto la medaglia d’oro come padiglione più gggiovane?

Impazza lo street food (basta mettere un ingrediente “dutch” e il gioco è fatto), regna sovrano il cazzeggio sulla ruotina panoramica, nel laghetto ci sono delle mucche di plastica che fanno il pediluvio, la sera c’è persino la musica e si balla.

Importa a qualcuno che il messaggio sull’agricoltura alternativa non arrivi al mittente? No, in questo caso lasciate il quadernino degli appunti in borsa e godetevela.

expo 2015, Kazakhstan

9. La musica un po’ trash del Kazakhstan: anche davanti al padiglione del Kazakhstan le code spesso sono lunghe. E allora che fare per non spazientirsi? Naturalmente offrire uno spettacolo folk tra i più lisergici e ipnotici mai visti.

Ci passerei delle ore in coda, e confesso di essermi anche appollaiata su appositi seggiolini per godermi meglio la musica.

Accontentati donne e uomini, costumi magnetici e musica… avete mai visti i rivali di Son Pascal nella trasmissione Pascalistan? Ecco.

Expo 2015, profumi da cluster

10. Le facce (e i profumi) da cluster: periferici e un po’ deserti, i cluster tematici sembrano un po’ l’Expo dei poveri. Se non dotato di curiosità atavica, il visitatore medio non sarebbe molto attratto dal Togo quando invece può ficcare il naso dentro super-padiglioni scintillanti di Paesi da cui ci si aspetta già qualcosa.

Invece qui dentro, ferma restando la solitudine sonnolenta che aleggia, si incontrano facce di tutti i colori e (spesso) sorrisi impagabili. Sì, sono una romanticona io.

Non vi basta? Sappiate che si respirano un sacco di odori: dal caffè alle spezie. Pare d’essere un po’ altrove.

EXPO-FLOP 10

Expo 2015, Slow Food

1. Slow Food chi? Se i cluster sono zone di passaggio un po’ sonnolente, la collina di Slow Food è proprio addormentata. Qualche disperso dai gruppi con guida vaga solitario nella giungla verde in espansione, sguardi annoiati e visitatori a rischio di estinzione.

Forse il Decumano è troppo lungo e, arrivati al capolinea dopo le sette fatiche di Ercole,  l’expoturista come un atleta sfiancato, sviene in vista del traguardo.

chef slow food ad expo

i'm lovin'italian food

chef slow food da mcdonalds

Ieri a riattizzare la collinetta ci hanno provato 150 chef dell’Italian Cuisine in the World Forum che davanti a McDonald’s hanno ostentatamente gustato dei Presidi Slow Food, ma non so in quanti se ne siano accorti.

Nel frattempo, buonanotte chiocciolina.

Expo 2015, conferenze

2. Conferenze con tete â tete: “vieni anche tu alla conferenza XXX sul cioccolato”, gridano dagli altoparlanti.

Senza adottare la tattica ormai universale della degustazione gratuita, nessuno regala il suo preziosissimo tempo ad Expo per nulla.

Tutto questo per dire che il 99% degli incontri in sede Expo sono affollati solo da sbadigli. Pubblico non pervenuto.

Expo 2015, kimchi

3. Kimchi, scusate ma non ce la faccio: ora potete anche gridare allo scandalo, potete anche torturarmi virtualmente ma io devo dirlo. Il Kimchi del Padiglione Corea è orribile.

O meglio, non proprio orribile (che alla fine ne ho mangiato 3/4), ma decisamente non è di mio gusto.

Non attaccatemi il pippone del trend della fermentazione nelle cucine degli stellati: è inutile. Non è roba per me, e non la consiglierei se non al nemico.

Padiglione Oman Expo 2015

4. Padiglione Oman, creare incubi: la palma d’oro per il padiglione più imbarazzante la vince l’Oman.

Kitsch, a tratti pure spaventoso: soprattutto quando sulla faccia dei manichini da negozio cinese di abbigliamento vengono proiettate bocche parlanti e occhi che si muovono a scatti.

Ma come gli sarà venuto in mente?

Expo 2015, lobster roll

5. Lobster Roll dei miei stivali: dietro al Padiglione USA si trova l’angolo dei food truck statunitensi.

Qui si possono trovare varie amenità di dubbio gusto, ma il peggio è il lobster roll insapore alla modica cifra di 15 euro da mangiare sulle gradinate.

Segnalazione anche per le patatine Lays (rigorosamente nel sacchetto) che fanno da contorno agli hamburger. Da dimenticare.

Expo 2015, Padiglione Sudan

6. Sudan e i pixel, questi sconosciuti: nessuno meglio dei colleghi svizzeri ha interpretato quello che abbiamo pensato tutti dopo la visita al Padiglione del Sudan.

Che poi “padiglione” è decisamente una parola grossa.

Appesi alle pareti ci sono delle immagini in stile Getty Image (o forse sono proprio loro?) sgranate e in risoluzione 2X3. I pixel non sono arrivati in Sudan.

Expo 2015, padiglione Ungheria

7. Ungheresi contro le nostre coronarie: già stanchi e provati dal tour Expo, i visitatori spauriti si rifugiano in padiglioni interlocutori dove trascinano i piedi e si guardano intorno svogliati.

Nel bel mezzo di questo intervallo un po’ lobotomizzato, alle spalle sappiate che possono piombarvi all’improvviso dei danzatori ungheresi assatanati che attentano alle vostre coronarie lanciando urli inaspettati e sbattendo i piedi a terra.

Forse è per loro che, in tutta Expo, è pieno di defibrillatori.

Expo 2015, choco pizza

8. La choco-pizza mangiatevela voi: credevate di averle viste tutte le elucubrazioni sulla pizza?

Ad Expo c’è anche di peggio, c’è la chocopizza. Che poi della pizza ha solo la forma, e poi è solo cioccolato.

Ma fa un’atroce tristezza vedere le fave del cacao e poi imbattersi in queste inutili e brutte cose.

Expo 2015, padiglione Angola

9. Succo di baobab, aka la delusione: uno dei primi padiglione che incontrerete è quello dell’Angola.

Ci fanno dei balletti assatanati bellissimi, le seppie con la tapioca non solo male, ma non aspettatevi meraviglie dal succo di baobab. Se dovessi trovare il paragone più azzeccato citerei l’acqua.

Devo dire altro?

Expo 2015, ghiaccioli olanda

10. Farcitevi di polpette ma lasciate stare i ghiaccioli olandesi: abbiamo già detto che il Padiglione Olanda è divertente giusto?

Ecco, state attenti però a girare al largo dai ghiaccioli con frutta fresca (pezzettoni di kiwi che perseguiteranno i vostri denti per tutto il giorno, ma che non hanno motivo di esistere).

E, se volete un consiglio non richiesto e non amate l’horror, non fatevi tentare dagli assaggi gratuiti di formaggi aromatizzati. Quello al cocco è atroce.

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica, Tv Svizzera, immagine di copertina: Marco Jetti, altre immagini: Carlotta Girola]