Bistecca interrotta. La trattoria Dal Fagioli di Firenze caccia il giornalista che chiedeva troppo

Dal giornalista toscano Aldo Fiordelli, “guidarolo” dell’Espresso, è partito un indignato, sarcastico, sibillino “Ah…”. Gli era capitato di chiedere al cameriere di una nota trattoria fiorentina, Il Fagioli di Corso Tintori, da dove provenisse la “bistecca di fiorentina alla chianina” appena ordinata dal menu. Risposta: “è una chianina certificata della zona di Stia e Pratovecchio”.

Certe risposte sembrano srotolarsi da una bocca annoiata, o che ignora ogni cosa. Risposte che fanno sentire indesiderati, intrusi ospiti… paganti. Il giornalista ha impiegato un istante a controllare:

“Trattandosi di carne certificata chiunque abbia uno smartphone può andare su internet e verificarne la tracciabilità, obbligatoria per esempio dal vostro macellaio. Significa che dal produttore al venditore, ogni anello della filiera garantisce il certificato. Operatori certificati a Stia o Pratovecchio non esistono”.

Ogni tentativo di bonificare l’aria cade nel vuoto, anzi, il cameriere rifiuta di mostrare il certificato e si discolpa: “non vi dico da chi la compro perché commercialmente non mi conviene”.

Il discorso è anche un altro, il prezzo: 38 euro al kg. Per un esperto macellaio fiorentino non è possibile che sia chianina, “quella costa 26-28 euro al kg a noi fornitori”.

Per eccesso di reazione, quando la fiorentina è arrivata cruda a tavola per la verifica del peso, e il giornalista ha chiesto dubbioso se quelli fossero 1,8 kg, è stato brutalmente cacciato:

“Ascolti, io sto qui dalla mattina alla sera, se si fida bene, sennò l’acqua gliela offro io, vada a cercarsi un altro ristorante”

“Non è possibile rifiutare le prestazioni del proprio servizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”, dice le legge.

[Crediti | Link: corrierenazionale. Immagine: scattidigusto]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

2 Marzo 2013

commenti (61)

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  1. Il giornalista avrà anche ragione, ma mi metto nei panni del cameriere, se tutti quelli che entrano chiedono di verificare il peso nenche fossero tartufi. Abbiamo la guardia di finanza per il controllo delle frodi commerciali.

    1. Infatti non credo che tutti chiedano il peso. Anzi, credo che non lo chieda proprio nessuno. Ma forse dopo aver scoperto che ti hanno detto una bugia sulla provenienza della carne, qualche dubbio sul peso dichiarato viene, eh…

    1. Niente, era scritto così sul menu
      Magari qualche dubbio a Fiordelli è nato proprio da questa strana dizione

    2. Ché poi, volendo essere pignoli, sarebbe più bello (ma non corretto in senso assoluto) “bistecca DI chianina ALLA fiorentina”.
      È uso abituale della glossa toscana voler dirsi di aver dato i natali a quella lingua che noi del nord cerchiamo di mantenere aggettivata come italiana, ma che forse spesso ci si dimentica di usare come tale… Almeno un po’ di correttezza non farebbe male nemmeno a Firenze.

    3. Veramente nell’articolo originale (v. il link indicato in questo post) è scritto “bistecca alla fiorentina di chianina” e le cose hanno un significato del tutto diverso.

  2. Ma dai un conto è avere un menù chiaro e completo di tutte le informazioni che la legge prevede un altro è che ti chiedano da chi compri la carne e di portargliela cruda al tavolo per pesarla. Anche io l’avrei mandato a quel paese

    1. Forse non ti è chiaro che le domande successive sono nate dalla menzogna che è stata detta sulla prima, banalissima e normalissima, sulla provenienza della carne. Scoperta la bugia è voluto andare più in profondità. E ha fatto benissimo

    2. Svariati ristoranti non solo in Toscana portano a tavola la bistecca prima della cottura. Se non per pesarla, quantomeno per mostrarla al cliente-acquirente.
      L’ultimo che ho visto farlo è la Torre a Castellina in Chianti, dove la bistecca è da urlo.

  3. Geniale, complimenti. Prima l’ articolo con lo slogan vegan e poi una mazzata con la foto della fiorentina. Siete senza cuore.

  4. Avatar Alex ha detto:

    bo io non capisco perchè uno invece di godersi il pranzo perde tempo a cercare sull’i phone se la carne è certificata, mangia e non scocciare, se costa troppo lo sai prima e ti scegli un altro ristorante

    1. Ehmmm, il problema non è che costava troppo, ma che costava troppo poco, e quindi ha sospettato l’imbroglio 😀

  5. Avatar jade ha detto:

    intanto il signore in questione è un critico, per cui mi pare il minimo che faccia certe domande.
    “mangia e non scocciare” può andar bene alla mensa delle suore all’asilo, non in un ristorante, dove si paga per avere un servizio e, si spera, cibo sano

  6. Il giustificazionismo di alcuni commenti a questo articolo è chiaro indice del degrado in cui versa la società italiana. Il giornalista è stato irreprensibile, c’è chi va in trattoria in Toscana proprio per potersi gustare una chianina toscana. Se poi gli portano una bistecca importata dalla Spagna e gliela fanno passare per fiorentina credo che sia doveroso indignarsi. Ci sono noti ristoratori/macellai toscani che vendono bistecche importate dalla Spagna, però hanno la correttezza elementare e basilare di dirlo. Quindi Dissapore ha fatto bene a segnalare il caso indicando il nome della trattoria.

    1. Oddio. Se consideri che il più “mediatico” dei macellai toscani vende carne spagnola …

  7. Comunque veramente il mondo va al rovescio 😀

    Se questo articolo parlasse di una denuncia di anonimi clienti che, magari su Tripadvisor, denunciavano l’imbroglio subito da parte di un ristoratore, tutti sarebbero accorsi a insultare il ristoratore imbroglione e truffatore (e ladro, perché no).
    Ma siccome la denuncia viene fatta da un giornalista, e per giunta della carta stampata (unica categoria più odiata dei ristoratori), allora tutti a dire che è un rompiballe che ha molestato il povero ristoratore 😀

    Che fenomeni!!