di Massimo Bernardi 2 Marzo 2013

Dal giornalista toscano Aldo Fiordelli, “guidarolo” dell’Espresso, è partito un indignato, sarcastico, sibillino “Ah…”. Gli era capitato di chiedere al cameriere di una nota trattoria fiorentina, Il Fagioli di Corso Tintori, da dove provenisse la “bistecca di fiorentina alla chianina” appena ordinata dal menu. Risposta: “è una chianina certificata della zona di Stia e Pratovecchio”.

Certe risposte sembrano srotolarsi da una bocca annoiata, o che ignora ogni cosa. Risposte che fanno sentire indesiderati, intrusi ospiti… paganti. Il giornalista ha impiegato un istante a controllare:

“Trattandosi di carne certificata chiunque abbia uno smartphone può andare su internet e verificarne la tracciabilità, obbligatoria per esempio dal vostro macellaio. Significa che dal produttore al venditore, ogni anello della filiera garantisce il certificato. Operatori certificati a Stia o Pratovecchio non esistono”.

Ogni tentativo di bonificare l’aria cade nel vuoto, anzi, il cameriere rifiuta di mostrare il certificato e si discolpa: “non vi dico da chi la compro perché commercialmente non mi conviene”.

Il discorso è anche un altro, il prezzo: 38 euro al kg. Per un esperto macellaio fiorentino non è possibile che sia chianina, “quella costa 26-28 euro al kg a noi fornitori”.

Per eccesso di reazione, quando la fiorentina è arrivata cruda a tavola per la verifica del peso, e il giornalista ha chiesto dubbioso se quelli fossero 1,8 kg, è stato brutalmente cacciato:

“Ascolti, io sto qui dalla mattina alla sera, se si fida bene, sennò l’acqua gliela offro io, vada a cercarsi un altro ristorante”

“Non è possibile rifiutare le prestazioni del proprio servizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”, dice le legge.

[Crediti | Link: corrierenazionale. Immagine: scattidigusto]