di Giulia Caligiuri 7 Ottobre 2013
eataly milano

Sì, Farinetti again! Non è colpa nostra se è uomo copertina, uomo televisivo, uomo scrittore, uomo apritore di Eataly a valanga. E come una valanga arriva la notizia dell’apertura milanese bloccata dalla burocrazia.

Urge un passo indietro.

Il weekend di Oscar Farinetti, è stato sicuramente un piacevole sodalizio d’amore con la stampa: presentato il suo libro sul vino (Storie di coraggio), è partita la campagna promozionale condita da una pioggia di opinioni e recensioni favorevoli (inginocchiate?).

Il climax prevedibile da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, in una domenica sera uggiosa, sicuramente seguita da milioni di italiani.

Farinetti si è portato anche “il miglior sommelier del mondo; l’uomo con palato e naso assoluto”, sua maestà, il giapponese, Shigeru Hayashi. Il genio ha indovinato un vino indovinabile alla cieca: il Barbera…

Ma oggi, il disastro. Sul sito di Corriere Milano è apparso un titolo catastrofico: “Eataly bloccato dalla burocrazia: slitta l’apertura del nuovo negozio. Forse nel 2014”. E il negozio di cui si parla è chiaramente il meneghino.

Ma vediamo la situazione nel dettaglio: Eataly, dopo aver conquistato il mondo e mezza Italia, era pronta a guadagnare anche il capoluogo Lombardo. Perciò, la malefica burocrazia italiana nordista è intervenuta come un Don Rodrigo de Noantri: “Questo matrimonio non s’ha da fare”.

Impicci piccoli, ma assolutamente obbligati e limitanti, che vanno ora a bloccare un’apertura prevista per il prossimo Novembre. O al massimo Dicembre.

E che ora è prevista per data da stabilirsi (mah…).

Cito Farinetti e Corriere:
F: “Io ho preso il posto dell’ex teatro Smeraldo, ok? Bene. Per restaurare il vecchio teatro ho speso un milione e 240 mila euro per oneri di urbanizzazione”.
C: Obiezione: di che si lamenta, è il prezzo da pagare, gli imprenditori prima sborsano e tanto poi guadagneranno…
F: “Quella cifra per gli oneri di urbanizzazione è spropositata… E comunque, andiamo avanti: l’attività è mia personale, d’accordo. Però…”
C: Però dall’entourage di Farinetti (il diretto interessato, giurano, non ama tessere le proprie lodi) tengono a ricordare giusto un paio di cifre: le assunzioni saranno non meno di duecento e potrebbero arrivare a cinquecento; tre mesi di prova e di colloqui, ogni candidato, giurano di nuovo, se la giocherà alla pari.

Quindi, perché impicciarsi in un affare che porterebbe a Milano più benefici che svantaggi? È allora vero che la moderna (o decadente?) Milano non riesce a stare al passo con innovazioni e cambiamenti? Eppure, EXPO 2015 si avvicina…

“Guardate, le leggi di quest’Italia”, dice Farinetti, “hanno la capacità di stroncare chi produce lavoro. Mi pare evidente che vadano cambiate nella misura in cui allungano a dismisura l’iter di un progetto”.

Retorica da imprenditore? Non direi. Questa volta temo che Farinetti abbia proprio ragione…

[Crediti | Link: InMondadori, Corriere Milano]