Farinetti risolve l’annoso problema del Sud: facciamone una Sharm El Sheik

La Questione Meridionale è un problema da che l’Italia si accorse di avere due estremità. Una di queste, la testa, era vicina all’Europa continentale, agevolata nelle logistiche e nei commerci del Secolo XIX dal pianeggiare delle sue terre e dalla prossimità dei confini, composta di culture pragmatiche che risentirono del Calvinismo e delle storie di Polo e del Milione.

Un’altra punta era fatta di cuore e piedi, di movimento, di una società forse più pigra ma sconfinatamente ricca perché riposava sugli allori della Magna Grecia, sull’alternanza delle dominazioni che divenne tradizione, sulla nascita della cucina dei monsù e della letteratura d’evasione.

Il Sud Italia era ed è terra di emigranti, povera e maltrattata, malgestita e malconsiderata; corpo, tacco e punta dello scarpone. La Sicilia ne è il pallone preso a calci. La Sardegna, interpretando l’intimo della sua volontà, forse proprio un’altra Nazione.

È stato difficile, già nel 1861, riunire sotto la stessa corona due aree di connotazione tanto diversa: un Meridione rurale e arretrato, abbandonato allo sfascio della casa di Borbone, un Nord protoindustriale agevolato dalla posizione e dalla vicinanza culturale oltre che fisica all’emisfero in cui pulsava il moderno assetto mondiale. Omologare l’efficienza, la performanza economica, il grado d’istruzione; una missione finora fallita.

Il Sud è povertà, terra dei fuochi, è camorra, ignoranza e disorganizzazione: il Sud è perla, è 70% del patrimonio agroalimentare, è turismo e buona parte di tutto ciò che uno straniero, se si parla d’Italia, si finge nell’immaginazione.

La questione è annosa e non vedo alcuna soluzione immediata. La vede Oscar Farinetti, che propone a Reputescion, il programma di Andrea Scanzi su La3 (Sky can 163 – Dtt can 134): “Col Sud facciamoci una grande Sharm El Sheikh”, apriamo dei villaggi vacanze, abbattiamo le tasse per le multinazionali del settore affinché vengano a investire; mettiamoci i turisti di tutto il mondo, vendiamo l’esperienza, vendiamo il Meridione.

Dice Farinetti che il Sud è bellissimo: Vesuvio, sole e mare, una bella cornice, una bella superficie “… e gli alberghi sempre pieni”, avrebbe aggiunto Berlusconi. Poco importa se quel quadro ambientale sia la casa di una società complessa e malata; che chiede risposte su ogni fronte e di essere curata, ed è insanabilmente fratturata in due fazioni (chi s’adegua, e chi dissente).

Poco importa far cambiare idea ai primi: si sono adattati alla situazione presente, s’adatteranno in ogni caso e sempre – quanto ai secondi, ecco a loro l’occasione di cambiare. Chi non è stato al sistema preesistente, ha lavorato per migliorare la sua terra o magari è emigrato per potersi realizzare, avrà occasione finalmente di diventare barista, cameriere, comparsa contadina, maître d’hotel nella più grande messinscena alimentare del pianeta.

Non bisogna risolvere i problemi, quindi, secondo il pensiero di Farinetti; ma obliterarli con una massiccia dose di investimenti eterocondotti. Il turista straniero sarà così in grado di venire nella Penisola e trovare ciò che ancora non ha potuto: la riproduzione fedele delle proprie aspettative, lo stereotipo cinematografico di un’Italì senza sbavature in cui non mancano tovaglie a quadri, un Paese di Cuccagna ove risuona Carosone e che traborda di spaghetti (bolognaise) in ogni dove – in cui dappertutto vigono lo stesso accento, la stessa cucina, la stessa asettica spensieratezza di facciata; da Roma a Porto Palo, da cumpà fino a guaglione.

Favoriamo quindi l’afflusso delle multinazionali del turismo, dice Farinetti, nella parte dello Stivale più vicina al suolo: anziché lavorare con la gente, incentivare chi in loco ha idee e imprende, rendiamo il Sud teatro dell’ennesima colonizzazione economica e culturale. Tagliamo le tasse, agevoliamo le grandi aziende: non le piccole e medie o i giovani sul territorio, ma i big spender che possano arrivare a sovrascrivere tutta la corrotta civiltà meridionale con un nuovo, perfetto modello; che sappia dare agli utenti internazionali (ben paganti) esattamente ciò che vogliono, rigenerando in tempi brevi il capitale.

— E se queste ipotetiche grandi strutture, divenute reali, non dovessero lasciare spazio ad alberghi, ristoranti, bar di proprietari residenti?

— Se s’impadronissero del mercato del turismo, spazzando definitivamente ogni altra velleità imprenditoriale, prosciugando il territorio e le risorse?

— E se per ogni posto di lavoro creato in un mall già oggi ne scomparissero sei legati al piccolo commercio e all’artigianato?

— E se il miraggio di impiegarsi presso una grande struttura dovesse fomentare nei ragazzi diminuzioni ulteriori del tasso d’istruzione?

— E se la mafia s’insinuasse nelle trame del circuito e la cementificazione selvaggia non facesse che peggiorare, deturpando gli ultimi angoli segreti di queste terre?

Non importa: i nuovi uomini del Sud-Sharm el Sheikh o New Las Vegas ringrazierebbero il cielo per lo stipendio mensile, e senza chiedersi se sarebbe potuta esistere un’altra via continuerebbero a travestirsi con coppole e lupare, a zappare orti-campione, a fingere la pastorizia, a parlare coi tedeschi come Vito Corleone.

Anziché riscoprire l’orgoglio e rimboccarsi le maniche, restando appesi alla speranza di cambiare le cose che in alcuni di loro – di Noi – resta, agli uomini del Sud per tirare a campare basterebbe mettersi in posa per le foto, dimenticarsi le opportunità ormai passate sotto un altro padrone e sorridere, in un processo di disneyficazione totale a cui non basta più emulare la realtà – perché è potente abbastanza da rimpiazzarla.

[Crediti | Link: RepubblicaTV]

Avatar Giovanni Puglisi

31 Marzo 2014

commenti (23)

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  1. Non e’ che ha detto nulla di nuovo,sembra che si sia risvegliato da un coma profondo del tipo di un famoso film di Woody Allen.Se ne esce con questa perla di saggezza. Ovviamente ha nella sua testa l’idea di Sharm el Sud: Tutti ad investire!. Passando dalle parole ai fatti non c’e un metro libero nelle zone turistiche salvo che nelle aree protette.Cosi’ dopo rumorosi proclami si accontenterebbe di riqualificare qualche Club Mediterranee ovviamente con robusti sgravi fiscali questo per rimanere nel piccolo,pensando in grande l’acquisizione della zona dei Trulli di Alberobello sistemarla come un Villaggio Nubiano con tanto di Suoni e Luci a Karnak per poi sfornare Orecchiette Pugliesi. C’e’ gia’ tutto li, necessita solo un bel repulisti ecologico,la riqualificazione delle spiagge,l’intervento del WWF,Italia Nostra,Fai, e una robusta lotta alla criminalita’ organizzata politica compresa.

    1. Chi dice di non fare niente? È possibile togliere il gettito fiscale dalle imprese per 10 anni? Bene: facciamolo per le piccole e medie imprese del territorio, controllandone la trasparenza e l’operato, anziché “fare arrivare le multinazionali”. No?

  2. Avatar Msimone ha detto:

    Non sono del sud ma sentire Farinetti che vede il mondo con gli occhi di chi gestisce supermercati mi da fastidio.
    Nulla di male, ma già adesso ci sono realtà industriali ed economiche che non c’ entrano niente con il turismo. Quindi voler stabilire un pò come facevano i regimi sovietici quale dovrebbe essere il tipo di economia lo trovo poco produttivo.
    Liberiamo il sud da quel vincolo mortale con la politica e la criminalità organizzata e poi vediamo se il modello di sviluppo non sia più la Florida dell’ Egitto.

  3. Avatar Lx65 ha detto:

    Ho smesso di leggere a “[…] un Meridione rurale e arretrato, abbandonato allo sfascio della casa di Borbone, un Nord protoindustriale […]”.

    1. Lx hai fatto male, io sono del Sud e me ne vanto. Anzi, di più. L’impostazione retorica dell’introduzione serve solo a gettare le basi per una conclusione molto distante dalle premesse.

  4. Avatar Lx65 ha detto:

    Ex falso sequitur quodlibet.
    E il punto dove ho smesso di leggere è un luogo comune, quindi falso, per giunta insegnato in tutte le scuole di questo paese.

    1. Avatar Mau ha detto:

      Concordo; per fortuna da questo punto di vista, da una decina di anni circa cominciano a venire fuori documentazioni serie che smentiscono questi luoghi comuni.

  5. Avatar Rob ha detto:

    Quante cavolate scrive costui. In primis Farei leggere al personaggio Che ha messo insieme queste parole I tanti Libri Che narrano la VERA storia del sud Italia prima Dell’ unificazione. Rimarra deluso dall apprendere Che il sud era una terra ricchissima e per nulla pigra, prima Che veinsse spogliata di Tutte le sue ricchezze, portate poi al nord. In secondo prima di fare del sud una sharm el sheik bisogna Che lo stato facciamo qualcosa per risolvere il problema Della criminalita organizzata…. Ma aspettate…. Lo stato, fino a quando non ci Sara’ un radicale rinnovamento, non puo fare qualcosa contro se stesso …. A buon intenditore poche parole ….. Informatevi prima di abbocare e dire .. Wow Che bello, si facciamo, … Scusate Gli errori ma non funziona bene il cellulare

    1. Avatar Giulio ha detto:

      Insomma…
      In Calabria, ai tempi di Franceschiello c’era ancora la servitù della gleba. Vero che i piemontesi si sono comportati da colonizzatori e – tanto per dire – hanno ripagato coi soldi del Banco di napoli i propri debiti di guerra, ma non è che il Regno delle Due Sicilie fosse ‘sto colosso economico, altrimenti cosa gli ci sarebbe voluto a spazzare via Garibaldi e i sabaudi? Invece i generali napoletani preferivano farsi corrompere per arrendersi senza combattere (con le notevoli eccezioni di Gaeta e Civitella del Tronto).
      Il fatto che al Sud esistessero alcune strutture di eccellenza non significa di certo che tutta la popolazione fosse “ricchissima”. Le zone industriali erano concentrate nei dintorni di Napoli (città più popolosa d’Italia all’epoca) e in qualche area della Sicilia occidentale. Non che il Nord fosse messo meglio, ma aveva dalla sua una migliore posizione geografica e, sopratutto, erano loro quelli che avevano fatto l’Unità d’Italia e si comportati come padroni. Se fossero stati più democratici, forse, la mafia non sarebbe mai nata, ma è un fatto che – come denunciava un grande economista meridionale come Paolo Sylos Labini – la corruzione è endemica e l’assistenzialismo è il principale ostacolo allo sviluppo…

      Ecco come Francesco Saverio Nitti (nato a Melfi, e più volte primo ministro
      e ministro) descriveva la situazione nel 1871:

      « Prima del 1860 non era quasi traccia di grande industria in tutta la penisola. La Lombardia, ora così fiera delle sue industrie, non avea quasi che l’agricoltura; il Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso, almeno nelle abitudini dei suoi cittadini. L’Italia centrale, l’Italia meridionale e la Sicilia erano in condizioni di sviluppo economico assai modesto. Intere provincie, intere regioni eran quasi chiuse ad ogni civiltà. »

    2. Avatar Lx65 ha detto:

      Ancora luoghi comuni.
      La prima ferrovia nella penisola italiana è stata la Napoli-Portici, la quale si fondava (eccezion fatta per le locomotive) sulle officine del polo siderurgico di Mongiana e Pietrarsa, in Calabria; dopo l’unità vennero letteralmente smantellate entrambe. La Marina Borbonica per grandezza era seconda solo a quella inglese che infatti prese posizione come alleta dei Savoia contribuendo in maniera decisiva alla vittoria di questi ultimi.
      Parlare di diritti civili della seconda metà dell’800 non è che abbia molto senso, soprattutto se si paragonano due stati che non erano molto lontani fra di loro in questo senso (lo Statuto Albertino garantiva il diritto di voto per censo e comunque con l’esclusione delle donne).

      Il dato di fatto è che come sempre accade in tutti i conflitti dell’umanità le menzogne dei vinti vengono smascherate, quelle dei vincitori diventano Storia.

    3. Avatar Pix ha detto:

      E questi mi sembrano dato obiettivi, se poi uno la storia se la legge sui testi propagandistici di Pino Aprile, allora meglio chiudere ogni trattativa.

  6. Avatar noname ha detto:

    Farinetti vuole trasformare tutto il mondo in un supermercato

    1. Avatar PAOLO PARMA ha detto:

      Vorrei evitare di ergermi a difensore di Farinetti, anche perchè non credo che ne abbia bisogno,sicuramente dire che farebbe “una grande Sharm El Sheikh” è stata una semplificazione,contestabile. Ma io non vedo nelle multinazionali del turismo l’incarnazione del male, sicuramente la prima e quasi impossibile,cosa da fare, è riportare la legalità; ma poi se si vuole investire bisogna attirare chi i soldi li ha, basarci “solo sulla capacità del piccolo imprenditore”, ci porterebbe ad essere ancora in condizioni simili alle attuali. Lo stato oltre a detrazioni fiscali(in cambio di contropartite certe ed utili al paese), dovrebbe offrire servizi quali trasporti ed infrastrutture, sicuramente non è stando fermi che il turismo in Italia tornerà a crescere come nel resto del mondo.
      Comunque le parole di Farinetti erano queste:

      “Il Sud Italia è in una condizione terrificante molto piu’ grave i quello che si immagina. È strato fatto troppo welfare nelle istituzioni. Nel sud c’è da fare un unico grande Sharm El Sheikh dove ci va tutto il mondo in vacanza”.
      “E’ uno dei posti più belli del mondo. Qual’e’ il problema? Aprirei alle multinazionali che vengano a farlo con enormi agevolazioni fiscali, non gli farei pagare le tasse per dieci anni. L’importante e’ che assumano tutti italiani,che usino tutti prodotti italiani. Il problema per cui non vengono ha un nome solo: la mafia”.

    2. Avatar viola ha detto:

      come al solito le sue parole vengono travisate per scadere in una sequela di luoghi comuni…..
      mi sembrava strano che puglisi lasciasse stare farinetti per un giorno intero!

  7. Avatar Gastrone ha detto:

    Che meraviglia, finalmente anche su Dissapore la carrellata di luoghi comuni bolliti misti sul mezzogiorno. E dove non bastano i pregiudizi, arrivano le “interprezioni dell’intimo della volontà” ovvero considerazioni basate sul nulla, sull’aria che annusa uno la mattina alzandosi dal letto.

    Ma perché ogni singola crisi economica ci tocca la ventata di piccole patrie in tutte le salse?

  8. Avatar Paolo ha detto:

    LE riflessioni sono tante, alcune onesatamente sarebbero severe, ma preferisco sopravvolare. Mi limito alla scoperta dell’acqua calda, e al tema specifico così acriticamente esalta le magnifiche sorti progressive, senza porre/porsi alcuna domanda. Copio e incollo, così non interpreto nulla:
    ” Aprirei alle multinazionali che vengano a farlo con enormi agevolazioni fiscali, non gli farei pagare le tasse per dieci anni. ”
    Ehi, amico: dove vivi, tu, creatore di ottime aziende? E tu, giornalista che lo ascolti rapito come davanti alla madonna di Lourdes, leggi solo i bolletitni di Equitalia?
    Guarda che le multinazionali non hanno bisogno alcuno di esenzioni fiscali decennali per essere incentivate: le fanno da una vita, si chiama “ottimizzazione fiscale”; si fa da sempre, e ha una durata ultra decennale. Lo fa qualunque azienda “italiana”, che si va a quotare in Olanda (se produce auto) o ha la capogruppo domiciliata in Lussemburgo (se fa scarpe a pallini).
    Di quali esenzioni fiscali si sta cianciando, per una multinazionale, se già una multinazionale paga aliquote fiscali prossime allo zero?
    Davvero sorprende, oltre ai luoghi comuni sottolineati da LX e da Rob, vedere che ancora c’e’ chi ci casca.
    ” Il problema per cui non vengono ha un nome solo: la mafia”. Unico commento possibile:
    YAWN. Farine’, corri a dare interviste a Der Spiegel, saranno contentissimi di ascoltarti e pubblicarti.

    1. Avatar elio ha detto:

      ” Il problema per cui non vengono ha un nome solo: la mafia”. Unico commento possibile…..”
      Si,si, potrebbe anche stare zitto, (così risparmierebbe a puglisi l’ennesimo scritto), ma il problema è proprio quello.

    2. Avatar Luca ha detto:

      Il problema non è la mafia(o almeno non solo),la mafia fa affari enormi da anni al nord senza alcun problema,uno dei problemi maggiori risiede nel fatto che lo stato italiano non ha investito nulla nelle infrastrutture del sud…i giovani imprenditori meridionali devono scappare al nord perchè mancano le condizioni,non la voglia,nè le capacità e neanche le idee…
      la sciarmalscek come la pronuncia farinetti se la facesse in Piemonte..e al sud lo stato facesse quello che deve..ma son 150 anni che che non la fa,quindi non corriamo di certo questo rischio
      assicurazioni auto in linea col resto d’italia,prestiti bancari concessi con le medesime condizioni del resto d’italia,treni,strade…sono solo alcune delle cose che andrebbero fatte..ma non conviene a qualcuno,e sappiamo a tutti chi.
      D’altronde è risaputo che siamo una colonia da 150 anni,facendone una “Sciarmalscek” completerebbero l’opera..magari ci sarebbe un’altra grande idea:
      noi laureati emigrati potremmo tornare giù per lavorare accogliendo i turisti stranieri, sventolando collane di cipolle e peperoncini alla maniera hawaiana

  9. Avatar antonio ha detto:

    Ad allargare un po di più il proprio punto di vista si rimarrebbe delusi a paragonare due fasi della storia molto lontane. La Magna Grecia ha avuto una lunga e gloriosa durata: all’incirca duemila anni. Non erano assoggettati a logiche consumistiche ed industriali, praticavano il sesso libero e non esistevano circoli cattolici.
    L’Italia unita , ipocritamente cristiana e cattolica , parzialmente industrializzata,appena centocinquanta.
    I paragoni non si dovrebbero fare, questo men che mai. Ci sono tantissime aree depresse e tristissime anche al nord. Quanti veneti , friulani, liguri sono emigrati dopo l’unità d’Italia ?
    Tanti quanti i meridionali. Diteglielo a Farinetti.
    .

    1. Rispondo ad Antonio,indipendentemente dalla Magna Grecia delle cui vestigia e’ rimasto solo qualche nobile “sasso” e visto che il “sesso” anche quando e’ estetico tira ancora come mercato si potrebbe nelle regioni meridionali sistemare un po’ di situazioni Naturistiche anche se obiettivamente centrano poco con il sesso e la Magna grecia. Mancano buone strutture dove fare convergere l’Europa.La montagna lo sci sopravvive perche’ l’apporto turistico e’ in mano straniere: tutti est europeo. Questi sino a dieci anni nemmeno pensavano di arrivare sulle Dolomiti,c’e’ stato un buon marketing da parte dei valligiani,cosi’ hanno riempito gli hotel con questi (l’Italiano e’ raro!!!). Potrebbe essere una buona occasione investire in naturismo, in Italia e’ poca cosa. Ci potrebbere essere mercato, poi questi mangiano e dormono pure.