di Adriano Aiello 10 Ottobre 2014
Il lavoro da Eataly secondo Eataly

Oscar Farinetti, Eataly, l’Italia, problemi vari atto ennesimo. No non sbadigliate, niente aria fritta, si parla di cose serie (il lavoro, la situazione di Firenze e le risposte dell’azienda) partendo da un documento che domani vedrete su tutti i media del pianeta terra. Sì, da noi arriva 24 ore prima. Chiamatelo scoop o se volete “influenza”.

Finita la fase tarantiniana, in cui spicco ben poco, del farci i pompini a vicenda, tracciamo una premessa.

Sulla creatura di Farinetti e sul personaggio ci sono sostanzialmente 3 posizioni:

1) È un genio, l’unica speranza del capitalismo italiano. Il suo dinamismo è leggendario, se lo criticate siete tristi, noiosi e invidiosi. Una messa che si ripete alle nuove aperture e nella stampa più amica (area Pd renziana e trasversale: amici vari da Sgarbi ai gourmet della prima ora).

2) Facciamolo fare e dimostriamo che in Italia avere successo non è un reato (frase classica), poi in caso lo critichiamo. Questa è l’area accorta e sempre abile a non schierarsi tranne quando ci sono questioni di potere in ballo. Tipo Corriere della sera.

3) È un despota, un finto riformista, uno sfruttatore, il male assoluto, ieri l’ho visto picchiare una bimba di 4 anni. Area destra spiccia e di pancia, ma anche grillismo (dita si sovrappongono?).

Farinetti prende posizione sul lavoro da Eataly

L’idea sarebbe quella di uscire da queste opzioni e inquadrare la cosa laicamente presentando il documento voluto da Farinetti (a quanto pare ferito dall’essere stato dipinto come uno squalo, un bieco capitalista) punto per punto.

Partendo dal titolo strillato “Adesso Basta” che pare un po’ pericolosamente ricordare gli allenatori di calcio che non parlano degli arbitri fino a quando non vengono danneggiati. Infatti il sottotitolo è “In un paese dove in tanti urlano, ci eravamo ripromessi di non farlo, ma ora ci vediamo costretti ad intervenire per ripristinare la verità”.

1) I nostri collaboratori assieme ai nostri fornitori sono la cosa più importante… Con la stragrande maggioranza di loro abbiamo un rapporto splendido

Ok si parte con fare autocelebrativo: sono preoccupato.

2) In tutti gli Eataly, aperti da almeno 3 anni, la percentuale dei lavoratori a tempo indeterminato va dal 70 al 90%…

Entriamo nel vivo. Mi pare un dato significativo, magari parziale ma non sottovalutabile. In un Paese normale la lotta dialettica non dovrebbe essere anche sulle evidenze ma in Italia qualcuno potrebbe rispondere “Non è vero gli assunti sono il 5%”, iniziare una polemica senza argini e impedire agli interessati di sapere lo stato reale delle cose.

3) A Roma è del 50% e arriveremo all’80% entro gennaio. A Bari è già dell’80%. A Milano e Firenze sarà del 50% entro il 2014 e dell’80% entro il 2015.

Ecco, si chiacchiera spesso dell’amicizia e vicinanza politica tra Renzi e Farinetti. Che si stia incrinando (come alcuni sostengono) o no, questa leggerezza dei proclami li accomuna ed è un cancro che si diffonde pericolosamente.

4)… Non è semplice lavorare da Eataly. Occorre imparare un mestiere, metterci impegno, saper accogliere i clienti con gioia e professionalità. Chi non supera questa prova ci resta male.

Ebbene sì, si chiama impresa per quanto la si ammanti di valori sociali e culturali. Chi di retorica ferisce di retorica perisce e si becca più severità sulle scelte aziendali. Personalmente il modello gioia e professionalità mi puzza sempre di marketing motivazionale, ma sarò un uomo antico.

5)… Nessuno a Eataly percepisce, al primo impiego, meno di 1000 euro netti al mese per 40 ore settimanali

Vedi punto 2

6) Quasi tutti i lavoratori di Eataly, occupati da almeno un anno, hanno percepito la 15° mensilità…

“Quasi” e “almeno un anno” sono due paletti che dovrebbero scoraggiare il proclama. Però io in 17 anni e decine di lavori diversi al massimo ho preso la 13°. Teoricamente, quindi, su questo punto pollice in su.

7) Dal 2007 ad oggi Eataly ha creato circa 4000 posti di lavoro

Non sono il milione di Berlusconi ma che Farinetti abbia smosso il mercato del lavoro mi sembra un fatto. La cosa però non gli fornisce un credito inesauribile.

8) Eataly ha ridato via a numerosi luoghi di prestigio chiusi o addirittura dimenticati…

Farinetti cita Roma, Torino, Bari e Milano e non Firenze forse perché si è parlato a non finire dell’aver aperto dove c’era una libreria storica. Ma in negativo o in positivo, le sedi sono un argomento collaterale. Personalmente la polemica sulla gastronomia che invade la cultura mi appassiona come il campionato italiano di calcio.

Piuttosto mi pare che Farinetti viva e muoia dell’esigenza di convincere e piacere a tutti e il desiderio di plebiscito genera corto circuiti dannosi. E se chi lo attacca con violenza ha un’agenda politica da rispettare anche qui non c’è niente di nuovo.

Staremo a vedere. Intanto a voi le sentenze definitive.

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