Fiera del tartufo bianco d’Alba 2015: istruzioni per l’uso

Diceva Roland Topor: “L’essere umano è pazzo. Ha tutto ciò che gli serve per essere felice: le aragoste, i tartufi, la gastronomia, i grandi vini, la terra che è cosi bella e le donne così carine, ma si ostina a volere i soldi.” Peccato, mio Roland, che spesso il pingue portafogli serva proprio per le aragoste e per i tartufi. Fortuna vuole che l’ingresso all’85esima Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba sia a portata di spiccioli: 3 euro, precisamente, quelli per accedere al Mercato del Tartufo (e 30 euro per mangiarlo nelle migliori trattorie piemontesi).

La rassegna inizia il 10 ottobre e si conclude un mese dopo, il 15 novembre: quest’anno, il tema, chiaro fin dal titolo, “Ci vuole fiuto!”, sarà il tabui, il cane da tartufo senza il quale l’oro bianco di Langhe, Roero e Monferrato resterebbe sepolto nella terra.

IL MERCATO DEL TARTUFO

mercato del tartufo, Alba

Nel film “Sapori e Dissapori”, quello con Catherine Zeta-Chef-Jones, c’è una scena in cui la nipote Zoe, dopo averlo annusato attentamente, butta tra le bucce di patate un intero tartufo. La zia chef, ovviamente, le insegnerà che il posto dei tartufi non è nell’immondizia, ma in cassette che ricordano i forzieri dei pirati e che, a volte, l’apparenza inganna.

Ecco, al Mercato del Tartufo Zoe sarebbe stata l’unica ad arricciare il naso al profumo inconfondibile del Tuber magnatum Pico. Anzi, se sua zia ce l’avesse portata, avrebbe visto gente inalare senza sosta gli aromi di una droga costosissima, ma perfettamente legale.

Così legale che, nel Cortile della Maddalena, ogni tartufo in vendita è controllato da una commissione prima dell’apertura al pubblico: un pool di esperti che resta a disposizione per tutta la durata della fiera e che si può consultare allo Sportello del Consumatore, all’interno dei padiglioni, come se ci si trovasse alla borsa di Tokyo.

Un luogo speciale, il Mercato, dove i tartufi vengono venduti direttamente a chef, ristoratori e gourmet da commercianti e cercatori del territorio. Niente paura, però: sono ammessi anche i comuni mortali, che del tartufo possono permettersi solo il profumo e che, più probabilmente, compreranno una bottiglia di Barolo, qualche pasta di Meliga, le tagliatelle all’uovo e al massimo il salame aromatizzato tra gli stand della “Rassegna Enogastronomica”.

Premio di consolazione per chi il tartufo non lo compra? I piatti dell’area ristorazione all’interno dei Padiglioni, rigorosamente a tema.

ALBA TRUFFLE SHOW

alba truffle show

Che altro succede nel centralissimo Cortile della Maddalena? Bè, c’è la seconda edizione dell’”Alba Truffle Show”: una sorta di festa per foodie i cui protagonisti sono chef del territorio e chef che, pur arrivando da lontano, celebrano il tartufo nei loro piatti.

Se siete ossessionati dal cibo al punto da sognare una notte con Escoffier, non potete proprio perdere i “Foodies Moments”: incontri con grandi chef, momenti in cui assaggiare piatti preparati dalle loro mani sante, in cui fare loro domande, carpire segreti.

Volete qualche nome? Ugo Alciati, ecco. O Massimo Camia, un altro. Oppure ancora Masayuki Kondo. La crème de la crème, insomma (o il tartufo del tartufo, se me lo concedete). Insomma, gente che conta.

Ma non è tutto. Perché dibattiti e showcooking, a ingresso libero, non saranno di quelli che servono solo a riempire il programma. Tra gli appuntamenti, per citarne alcuni, quello con Gualtiero Marchesi, Maestro della cucina italiana che compie 85 anni come la fiera, quello con Chef Rubio, oppure ancora l’incontro con Enrico Bartolini: prima stella Michelin a 29 anni, seconda a 33, ormai consacrato chef di livello internazionale.

E, se ancora non foste soddisfatti, perché non ascoltare cosa ha da dire Joan Roca del ristorante spagnolo “El Celler de Can Roca”? “The World’s 50 Best Restaurant” ha decretato il suo ristorante il numero uno al mondo. Non possiamo certo perderlo.

Tutto questo degustando Barolo e Barbaresco durante le “Wine Tasting Experience”. E, se ne avrete ancora le forze, ma soprattutto se non avrete perso i sensi dopo l’incontro con Marchesi, non dimenticate gli appuntamenti di “Analisi Sensoriale del Tartufo”, perché non sempre stare tra i banchi è sinonimo di formule e sbadigli.

NON C’È GLAMOUR SENZA ASINI

tartufi di Alba

Raccontata così, è una fiera che ha più glamour della mostra del Cinema di Venezia, solo che le star indossano il grembiule. Vero, ma non del tutto. Perché ci saranno anche momenti legati alle tradizioni, a quello che resta il nostro legame con il passato.

Per esempio il “Palio degli Asini”, che anticipa l’inizio della fiera questo weekend, il 4 ottobre: nato quasi per scherzo, è diventato negli anni il momento di sfida per eccellenza tra i borghi albesi, ancora oggi così sentito da meritare tribune per assistere alla corsa degli asini e tanto di sfilata medioevale in costume con oltre mille figuranti. Certo, sicuramente Chef Rubio conta più fan, ma ci sembra che il “Palio degli Asini” possa essere un buon momento per divertirsi, semplicemente.

Oppure ancora, il weekend del 17 e del 18 ottobre, per chi il medioevo lo vuole vivere sulla pelle, non dimenticate che Alba si immergerà nel suo passato con “Il borgo si rievoca”.

C’è così tanto da fare che ci eviteremmo tranquillamente l’elezione de “La bela trifulera”, il “Trofeo eleganza alle auto storiche” e, lo ammettiamo, forse anche la gara per cani da tartufo all’americana, su ring ad eliminazione, che ci sembra porti un po’ lontano dal tanto celebrato sabaudo contegno.

Ma, lo sappiamo, il glamour non è mai glamour senza qualche punta di trash, dunque prendiamola con sabauda filosofia.

PRIMA DI PARTIRE PER ALBA: TUTTO QUEL CHE C’È DA SAPERE

fiera del tartufo, Alba

Il Mercato del tartufo è aperto ogni sabato e domenica, dal 10 ottobre al 15 novembre, dalle 9 del mattino alle 8 di sera. L’ingresso è a pagamento, 3 euro per i singoli, 2.50 per le comitive (numerose, oltre le 30 persone). Lo Sportello del Consumatore, però, lo trovate aperto solo in settimana, dal lunedì al venerdì: peccato.

I “Foodies Moments” si pagano e si prenotano scrivendo una mail a fiera@fieradeltartufo.org. Da prenotare, anche, le “Wine Tasting Experience” e le analisi sensoriali del tartufo (a pagamento): per saperne di più sulle ultime potete scrivere a info@tuber.it.

Buone notizie per quanto riguarda dibattiti e show cooking: a ingresso libero, senza prenotazione, purché ci sia lo spazio.

A CENA DA ENRICO

Enrico Crippa, tartufo

Scommettiamo che ci saranno così tanti chef da stalkerare, così tanti tartufi da annusare, così tanti vini da degustare, che alla fine non vorrete più andarvene da Alba. Bè, per chi volesse prolungare la fuga “via dalla pazza folla” delle città, non resta che cenare da Enrico.

Proprio lui, Enrico Crippa, lo chef del ristorante “Piazza Duomo”, quello che il menù degustazione costa minimo 180 euro e che prevede l’ormai famosa “Insalata 21…31…41”. Quello che vanta tre stelle Michelin e che sta al 27esimo posto nei migliori ristoranti al mondo.

Forse la gita ad Alba non si rivelerà tra le più economiche dell’anno, né sarà ricordata dai posteri come la perfetta manovra anticrisi. Non importa. Sono certa che, se fosse qui, il nostro Roland direbbe che, in certi casi, i soldi vanno spesi.

Soprattutto se si tratta di tartufi.

[Crediti | Link: Dissapore, Fiera del tartufo bianco d’Alba]

Lucia Gaiotto Lucia Gaiotto

30 Settembre 2015

commenti (16)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar vannidue ha detto:

    Cara Lucia, non ci hai detto la cosa piu importante …..
    Ma quest’anno, il tartufo bianco, a quanti euro all’etto te lo tirano dietro ??

  2. Avatar gianlù63 ha detto:

    …comuni mortali, che del tartufo possono permettersi solo il profumo, ma meno male che c’è chef rubio gratis…
    complimenti!

    1. Avatar Nome ha detto:

      Io che sono un comunissimo mortale, potevo permettermi ricche grattugiate ad un costo abbordabile: poi, anche lì sono arrivati gli ammerrecani a rompere…gli equilibri e ora le grattugiate sono più modeste.
      Sperando che il tartufo sia almeno nostrano, e non d’ Alba…..nia

    2. Avatar luca63 ha detto:

      Negli anni 80 anche in Toscana non ti svenavi.Mi ricordo con nostalgia di una trattoria a Certaldo dove mangiavi filetti,porcini,tartufo a pranzo con il mio rimborso spese.Oggi pizzeria con l’equivalente.La riflessione e’ che prima in Italia mangiare e bere bene costava veramente poco.Oggi e’ diventato un lusso.

    3. Avatar Nome ha detto:

      In quegli anni, a Gubbio, alla Taverna del Lupo, dopo aver degustato in loco coprenti grattugiate di tartufo bianco di Acqualagna, ne acquistavo un paio al prezzo di 10.000 lire (5 €) all’ etto.

    4. Lucia Lucia ha detto:

      Bè, dai: già che ci siamo magari un tartufino ce lo compriamo anche noi comuni mortali. E poi, magari, andiamo a sentirci Chef Rubio.

  3. Avatar gianlù63 ha detto:

    io comunissimo mortale, gratto con sommo gusto San Miniato dello spaccino di fiducia

  4. Avatar claudio ha detto:

    ma soprattutto il comunissimo mortale pare pure p(e)rla, si fa il viaggio fino ad Alba per farela spesa di tagliatelle e biscotti. Forse sono gli inconsapevoli partecipanti del palio degli asini

    1. Lucia Lucia ha detto:

      Dai, magari anche noi comunissimi mortali già che siamo lì un mezzo tartufo ce lo compriamo, oltre alle paste di meliga. Oppure ci sbafiamo un risotto al tartufo preparato in loco. In ogni caso, il viaggio vale anche solo per Alba (e per il profumo).

  5. Avatar Hamburgese ha detto:

    Vado ogni anno da quelle parti e qualche volta mi posso permettere una grattata di tartufo o un piccolo tartufino bianco da portare a casa. Tuttavia, ogni volta che parlo con un piemontese, questi mi dice che il 90% dei tartufi che girano da quelle parti arrivano dall’Europa dell’Est e solo il restante è trovato in loco. Sarà vero? Perchè i piemontesi dovrebbero mettere in giro leggende metropolitane a proprio discapito?

    1. Avatar Nome ha detto:

      Non so se sia il 90%, ma una buona percentuale sì. I trifolau albesi hanno sempre avuto un territorio di ricerca molto, molto vasto…come i fungaioli, di cui sono strettissimi parenti 🙂

    2. Avatar gianlù63 ha detto:

      molti vengono anche dal Molise, dove costa un terzo

    3. Avatar Nome ha detto:

      E in Molise lo comprano in Albania, dove costa un ventesimo 🙂

  6. Avatar Daniele ha detto:

    Una domanda, forse banale, ma utile per me che non sono mai stato. Ci saranno anche degli stand dove mangiarlo, il tartufo?

    1. Lucia Lucia ha detto:

      Ciao Daniele: certo che sì, tartufo ovunque (anche da mangiare e assaggiare in loco).