di Carlotta Girola 4 Giugno 2014
food art

Gattini di pane in cassetta, dolcissimi panda di sushi, paesaggi marini fatti con piselli e bacon. Diciamocelo: se avessimo ancora tra i 6 e 9 anni, forse non parleremmo così, ma questa dilagante tendenza della “food art” ha raggiunto livelli a tratti imbarazzanti.

Propinati a cadenza piuttosto regolare sui social network, siamo letteralmente invasi da varie tipologie umane convinte di far bene nell’usare il cibo per comporre quadri che non hanno nulla a che fare con la cucina e nemmeno con l’arte.

Sul web spopolano riuscendo a strappare sorrisi ai bambini, e anche qualche imprecazione alle mamme costrette a replicare a casa senza avere lo stesso successo di like.

Ecco i 10 scatti di food-art più fastidiosi raccolti nel web.

Cibo darkcibo horror

10. Dark e horror, perché?
Piccoli food-artist in adorazione di Tim Burton crescono. Svezzati a tartare e “Sposa Cadavere” riescono a creare delle immagini spaventevoli usando ciò che dovrebbe solo scatenare acquolina.

Invece di salivazione, tentano disperatamente di suscitare quel virtuoso mix tra orrore e In effetti ci riescono: fanno orrore.

lisergici del cibo

9 Papille lisergiche.
Altro che farvi venire fame o toccare le corde delle vostre emozioni. I nostalgici dell’LSD che fotografano dessert arcobaleni, dai colori non propriamente naturali e commestibili, provocano un corto circuito cognitivo tra salivazione pavloviana e reminiscenze del “Mio mini pony”.

Nemmeno al mio cane piacerebbero le torte di Iridella.

Dadaisti del cibodadaismo del cibo

8. La corrente Dada-food.
Geni incompresi con evidenti deficit di accudimento, in cerca di gastro-consensi che non mi spiego come possano arrivare, la categoria dada è puro nonsense.

Se gli altri tentativi di food art nascono con lo scopo puro di piacere, questi rivoluzionari credo (spero) vogliano lasciare senza fiato. O con un solo filo di voce, per chiedersi “ma perché mai?”

surrealisti del cibosurrealisti del cibo

7. L’avanguardia dei surrealisti.
Il surreale è tra noi, che ci piaccia o no. E l’attualità daliniana impera anche nel food.

Come può la mente umana prendere spunto dalla realtà gastronomica per trasformrla in sogno molesto ad occhi aperti (o a schermo acceso)? Misteri dell’arte.

cupcackeristi

6. I Cupcakeristi seriali.
Li sognano, li bramano, li cucinano e li fotografano.

I food-artist del cupcake sono degli inarrivabili maestri nel trasformare un dolcetto forse non eccellente ma almeno carino, in un soggetto che resce a far rabbrividire al solo pensiero di infilarlo in bocca.

pizza art

5. Pizzartisti si nasce.
La pizza è santa, ma non tutti se lo ricordano. Soprattutto quelli che si lasciano tentare dalla sua forma piatta e spaziosa che invita i blasfemi ad usarla come una tela, per poi comporre ritratti chiaroscuri, che sarebbe più corretto definire pomomozzarellari, simil Banksy.

Mica pizza e fichi.

Teneroni del ciboCibo per teneroni

4. Mielosi coccolo-amorosi.
Campioni mondiali di ruffianeria, i food artist spesso giocano facile coi sentimenti. Ecco una indicile e incalcolabile (sono tantissimi) schiera di cagnolini tenerini, micetti da mangiare, dolcezze dolciose.

Sì, sì, carini. Mò basta però.

cubisti del cibo

3. Snaturatori cubisti.
La geometria gastronomica è la loro più grande perversione. Questione di tagli maniacali e prospettive scientifiche, et voilà il cibo diventa simmetria e matematica.

Pasticceria e misurazioni esatte a parte, ecco che un food artist riesce nel compito di trasformare qualcosa di buono e “spontaneo” nel suo esatto contrario.

Cibo fuori misura

2. More is more: i fuori-scala.
Arte è portare all’estremo, andare oltre i limiti, parlare una lingua che non tutti comprendono. E loro ci riescono: con le loro installazioni riescono a toccare vertici che nemmeno Botero nelle sue più giganti creazioni.

Ecco a voi stadi di prosciutto e pan carrè, ma anche modellini di Stone Edge Stonehenge per manti dei latticini.

neuro cibocibo neuro

Arte neurologica da manicomio.
C’è chi si spinge oltre la semplice fruizione visiva della food art, e si lancia in messaggi subliminali per i cuochi creativi che sono in ognuno di noi.

Su tutti vince l’artista da neuro che è riuscito a diffondere questa meraviglia d’ingegneria culinaria.

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