di Martina Liverani 30 Ottobre 2013
Dispensa

E così anche voi volete una foodzine. Benissimo, un weekend lungo è alle porte, avrete più tempo, dunque potrebbe essere il momento giusto. Ecco passo passo una guida per creare la vostra rivista indipendente dedicata al cibo. Proprio come abbiamo fatto noi con Dispensa, la prima foodzine italiana che potete comprare qui e ora!

Innanzi tutto, vi servono persone con appetito. Nel mio programma di posta elettronica ho trovato una email del 29 ottobre 2012 indirizzata a Massimo Bernardi, l’editore di Dissapore, che dice: e se facessimo una foodzine di carta? Meno di un mese dopo ne parlavamo al tavolo di un locale riminese durante una cena in cui, oltre alla conversazione, ricordo di aver mangiato l’amaranto (il cereale) per la prima volta in vita mia.

Stessa conversazione che ebbi poche settimane dopo con Simone Sbarbati di Frizzi Frizzi davanti a un caffè a Bologna (poi con Massimiliano Tonelli, con Lorenza Fumelli, con Lea Anouchinsky, con Stefano Scatà, con Simona Gavioli e con Simona Pisanello). Con Enrico Vignoli dell’Osteria Francescana di Modena, invece, ne parlavamo a pranzo. Si, era per pranzo. Più o meno con tutti quelli che sono stati coinvolti nel numero zero di Dispensa, qualcosa insieme lo abbiamo mangiato, compreso appunto l’amaranto.

Persone con appetito e brave.
Se far fare cose folli a persone sagge è una vostra peculiarità siete a buon punto, ma conviene più che altro vi circondiate di persone che sappiano scrivere e fotografare; poi, qualcuno che si occupi della correzione delle bozze, del rispetto dei tempi, della distribuzione; vi serve l’editore, lo stampatore, il photo editor, lo stylist, l’home economist, il food consultant, il food writer, il visual food director… Stavo scherzando: non vi serve nulla di tutto ciò, basta un’agenzia brava e che si sappia occupare del coordinamento editoriale, come è stata Itaca Comunicazione per Dispensa e uno studio grafico paziente, come Luca e Marco di Unknown Studio.

Persone brave ma anche un po’ seccanti.
Sceglietevi un gruppo di persone che sappiano dire di sì a ogni scelleratezza che vi passi per la testa, e la vostra foodzine sarà un fallimento. Credere in se stessi e nelle proprie idee non basta (probabilmente credeva nelle proprie idee anche l’inventore del conopizza). Meglio allora circondarsi di persone che vi guardino con aria circospetta, che sappiano maneggiare un file excel, e non abbiano remore a dirvi in faccia: stai dicendo una grossa cavolata!

Una volta formato il team di lavoro, possibilmente sparpagliato per tutt’Italia con qualche presenza in Europa, vi sarà praticamente impossibile riunire tutti insieme allo stesso tavolo. E potrebbe essere un ottimo modo di operare, lo capirete in seguito. A questo punto vi serve un nome. Quindi un posizionamento e un modello di business.

No, chiamare la foodzine “Il sale24Ore” non è un’ideona.
Non vanno bene nomi troppi complicati, inglesismi, strani riferimenti a chissà cosa: basta una parola. Il nome “Dispensa” gliel’ha dato Paolo Pedrazzini, copywriter e direttore creativo. Uno che con le parole ci sa fare. Mica facile. In ogni caso, diffidate da chi voglia farvi chiamare la foodzine con nomi tipo:  “Quattro Roner”, “Cosmopolitan ( il cocktail)”, “La cugina italiana”, “amaranto, questo sconosciuto” o altre oscenità.

Dispensa

Il cibo e l’algebra nel primo dopoguerra, per esempio, è un tema abbastanza originale. Ma ce ne sono tanti altri.
Date ai lettori quello che non possono trovare da altre parti. Esplorate temi inconsueti e inusitati (come le parole stesse inconsueto e inusitato), e soprattutto assicuratevi di avere un prodotto con una sua logica (che almeno altre 6 persone sue 10 oltre voi possano condividere) e un suo mercato. Per quest’ultima peculiarità, le persone brave e seccanti di cui sopra sapranno sicuramente aiutarvi.

Ora avete: una squadra, un nome e un posizionamento. Il bello deve ancora venire. La carta non è il web. Nel bene e nel male. La carta ha tempi, spazi, modi, che se li conosci non puoi non amarli; ma come i migliori amanti, riescono a tirar fuori il peggio di te.

Imprevisti e opportunità (lo avevo detto che era un bene stare lontanissimi dai vostri autori).
Avere un fidanzato che pensa di essere molto bravo a fare le foto può essere un problema. Quando la foodzine sarà uscita, avrete un ex fidanzato che si crede molto bravo a fare le foto. Come può essere un problema avere l’amica che sogna da quando era bambina di vedere pubblicata una delle sue ricette: proponetele un bel pezzo di approfondimento sull’amaranto, ve ne libererete per sempre. Sappiate comunque che se qualcosa potrebbe andare storto, sicuramente lo farà. Soprattutto a pochi giorni dalla consegna dei pezzi o prima del visto si stampi. Scegliete un luogo isolato e buoni farmaci.

Ma poi, a un certo punto e nonostante tutto, la vostra foodzine sarà pronta e confezionata, e voi avrete il timore che possa non piacere, ma poi arriveranno messaggi e complimenti che neanche vi immaginavate, e un bel giorno un quotidiano pubblicherà un pezzo su di voi che esordirà dicendo: “ci vuole una bella dose di coraggio e un pizzico di incoscienza…” e, dopo l’euforia del primo attimo, trascorrerete l’intera mattina cercando di capire se si sia trattato di un complimento oppure no (li avete ancora quei farmaci?).

E dunque allora, e solo allora, potrete davvero dire di essere riusciti a creare qualcosa di bello e di nuovo. Insomma, provateci, c’è sempre una prima volta. Come per l’amaranto.

[Crediti | Link: Dispensa, immagini: Alessandro Castiglioni]