Questo non é un post anti-OGM, non é mia intenzione dire che si stava meglio quando si stava peggio, e neanche che quello che è sempre stato in un dato modo non debba cambiare mai. Qui si parla di quelle stranezze operate dal mercato solo in virtù di ammiccanti strizzate d’occhio alle nostre elucubrazioni estetiche a tutti i costi.
Il reparto della frutta e verdura oggi si lancia in due filoni estetici opposti e contrastanti.
Da una parte i mercati dei contadini che presentano frutta e verdura un po’ bitorzoluta e a volte anomala, sfruttando le imperfezioni di natura: ci sono le pere brutte, le arance coi “figli”, i peperoni in stato interessante e altri ortaggi che sembrano usciti male.
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Dall’altra ci sono i reparti ortofrutta quasi glamour dei supermercati e delle gioielerie per food lovers, dove si possono comprare verdure volutamente nane, con colori anomali e (in qualche caso) che sembrano provenire dal futuro. Non ci avete fatto caso? Eccole, divise per categorie.
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Le nane.
Vince su tutte la carota baby, che fa tenerezza al solo sguardo, roba che ti vengono i rimorsi di coscienza al solo pensiero che possa essere masticata. Ma ci sono anche i finocchi mignon (incontrati in un negozietto in Liechtenstein), il cavolo cappuccio in miniatura e le melanzane bonsai, quelle per cui bisogna stare attenti se no si va in galera.
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Le colorate.
Vince il cavolfiore a mani basse: il bianco quest’estate non tira, quindi perché non puntare sull’arancione, sul viola e sul verde acido? Esiste anche il kiwi gold che ha la stessa buccia di sempre, ma al suo interno ha un cuore giallo giallo. E che dire del pomodoro nero? Black tomato is the new black!
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Le mescolate.
C’erano una volta i mapi, mix acidissimo tra pompelmo e mandarino. Oggi, le cose ci sono un pochino sfuggite di mano: si chiama frutta ibrida e non temete, non c’entra nulla col pesce a tre occhi dei Simpson. C’é il tayberry che mescola lampone e mora, il pluerry (tenetevi forte e immaginate sotto i denti nello stesso momento ciliegia e prugna), e poi il grapple, una specie di mela aromatizzata all’uva.
“Ciao, fai merenda con me con un orangelo?”