di Riccardo Campaci 10 Aprile 2015
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Galateo fu il libro e chi lo scrisse, mi verrebbe da dire in questo caso. E a scriverlo fu Messer Giovanni Della Casa, il primo a redigere un trattato di successo sulle buone maniere (l’uso dello smartphone a tavola non poteva prevederlo).

Tzè, il galateo. Non c’è dottrina che ritenga meno adeguata alla proprio definizione del galateo, ovvero l’insieme delle regole del bon ton, delle buona condotta che spesso ci fa perdere il meglio; come se le buone maniere, il bon ton e il concetto stesso di “buono” potessero essere messi nero su bianco a insindacabile giudizio di qualcuno.

Peccato, perché l’opera di Della Casa è comunque un testo interessante da leggere, non un mero trattato di bon ton come i “Galatei” odierni, ma un’illustrazione anche morale del buon costume sociale. 

Sta di fatto che volenti o nolenti, il galateo ce lo dobbiamo sorbire, soprattutto se capitiamo in Cenoni di Gala, cerimonie, occasioni di alta società come un’improbabile cena a casa della Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare e non sappiamo come mangiare i cibi difficili.

Oppure per stupire gli amici? Mah… il rischio è forse quello di passare inosservati.

Non è passata inosservata la sezione del sito ufficiale di Pril, brand di Casa Henkel che a quanto pare oltre a pulire la vostra cucina vuole aiutarvi a non sporcarla, così come non dovreste sporcare la vostra reputazione al prossimo ricevimento dei Conti Uguccione, sfoderando un’irreprensibile etiquette appresa mentre ramazzate fra le sedie e i tavoli di casa vostra che via aiuterà e districarvi su come mangiare i cibi difficili.

Rileggendo le tavole della legge di Pril, un brivido ha attraversato la mia spina dorsale, rammentandomi immediatamente svariati tentativi falliti di seguire le orme degli epigoni di Messer Della Casa.

Falliti di proposito, s’intende.

Vediamo dunque i consigli di Messer Pril.

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1. SI MANGIANO CON LE MANI

Messer Adelmo Fornaciari vi suggerirebbe di usarle per sbucciare le cipolle, ma in realtà le mani non si usano (quasi) mai, il bon ton prevede che la nutrizione sia sempre mediata da qualche utensile, così, tanto per distinguersi dalla maggior parte degli altri primati. Nemmeno il pollo arrosto si mangia con le mani, è una leggenda metropolita avicola diffusa dagli sporcaccioni trogloditi.

Ci son però alcune limitatissime eccezione in cui possiamo dare sfogo alla nostra manualità, con pacato ritegno:
per i pezzetti (quanto grandi?) di grana;
per il pane ma non prima di averlo fatto a pezzettini senza sbriciolare (pena la decapitazione eseguita con un raccogli briciole);
i pasticcini;
infine i piccoli (quanto piccoli?) grappoli d’uva, che vanno rigorosamente impugnati con la mano sinistra, mentre la destra strappa gli acini e li porta alla bocca. Questo sì che è gioco di squadra e spirito di coordinazione.

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SI MANGIANO CON LE POSATE

Qui inizia il difficile, non solo perché vi ritroverete davanti ad uno stuolo pressoché infinito di strumenti, ma soprattutto perché davanti alla metà di questi reagirete come gli ominidi davanti al monolite nero di 2001 Odissea nello spazio, incluso l’irresistibile desiderio di percuotere qualunque cosa con lo strumento appena scoperto.

Scoperta la natura di parte della ferraglia disposta sul tavolo, il livello di difficoltà aumenta quando si presentano specifici cibi nel piatto. Innanzitutto per gli antipasti è vietato usare il coltello; dovete fare affidamento solo sulla forchetta e usare il coltello solo come appoggio. Dovete simulare, insomma.

Poi arrivano i “power down”, ovvero nuove posate che dovrebbero aiutarvi a completare il livello ma che renderanno l’impresa più difficile:
c’è il coltello per il pesce, ma solo per il pesce con lisca;
l’aragosta non si mangia mai così; servono le pinze (o gli schiaccianoci) e le forchettine a due rebbi o rebbi ricurvi per i crostacei con il carapace che non vuole collaborare: vi aprite la strada con le pinze e poi godete con le forchettine;
l’apposita forchetta per i molluschi;
le storiche pinze per le lumache alla parigina, con cui io litigo regolarmente, accompagnate anche in questo caso da una forchettina per convincerle a farle uscire di casa;
infine le pinze apposite per gli asparagi, le cui natura reale è a me ancora abbastanza oscura.

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FORMAGGI

Il formaggio, nel Galateo Secondo Pril, si divide in due categorie: pasta molle o pasta dura. Se molle, si usa la sola forchetta, staccando brani di formaggio a adagiandoli sul pane, per poi portarlo alla bocca. In questo caso è un bon ton associato.

Se a pasta dura, il bon ton è dissociato: si taglia un pezzo con forchetta e coltello, e lo si porta alla bocca, seguito solo dopo da un pezzo di pane.

In tutto ciò mi chiedo per quale ragione io sia obbligato a dover accompagnare il formaggio con il pane. Io lo faccio volentieri, non c’è problema, ma un celiaco potrebbe trovarsi di fronte al dilemma se prepararsi a dolori intestinali o violare il sacro bon ton.

Scelta ardua.

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DOLCI

L’etichetta “dolce a cucchiaio” ha qui un senso evidente e possiamo riassumere i sacri insegnamenti del galateo in questo modo: i dolci che si prestano ad essere mangiati più agevolmente con un cucchiaio, vanno mangiati con il cucchiaio (quello che trovate lì, davanti al piatto).

I dolci che si prestano ad essere mangiati più agevolmente con una forchetta, vanno mangiati… indovinate un po’? con la forchetta, quella a tre punte.

Sorpresi eh? Questo bon ton ci stupisce ad ogni portata.

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FRUTTA

Il meglio si lascia sempre alla fine. Mangiare la frutta con le posate è una punizione per me eccessiva, meglio andare a letto senza cena prima di Carosello. Alcuni frutti sono più difficili di altri: pere, mele e pesche vanno tagliati in quattro, si tenta poi di togliere la buccia e il torsolo con il coltello tenendo fermo il quarto con la forchetta e quello che resta dopo il martirio va tagliato a pezzettini e mangiato con la forchetta.

Arancia, banana e fichi si possono tenere con la mano sinistra e sbucciare/incidere con il coltello, per poi ultimare lo spoglio direttamente nel piatto per banana e fichi, o con le mani per l’arancia.

Io comunque per non sbagliare, vi suggerisco di tenere sempre un pezzo di pane in tasca di scorta, tanto per essere pronti a fare la scarpetta, ovunque possa servire.

[Crediti | Link: Dissapore, Letteratura Italiana, YouTube, Pril. Immagini: Valentina Campus]