di Adriano Aiello 1 Settembre 2014
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Non mi giudicate male ma non sono tipo da mancia. Tanto che a furia di non darle ho smesso di chiedermi se sia giusto, sbagliato e come sono le persone che le danno. Non è una questione di taccagneria, non fanno parte della mia forma mentis e ho anche la sensazione che l’atto (in Italia ovviamente) sia molto meno doveroso che in passato.

Poi arriva Steven Spielberg a fare le vacanze a Porto Venere, scende dalla barca e sale sul tender della Locanda Lorena per mangiare un gustoso piatto di scampi in guazzetto con spaghetti e un’orata cotta al forno, nell’ottimo ristorante di Giuseppe Basso (conosciuto da tutti come Iseo), sull’Isola Palmaria, lascia 300 euro di mancia e ci scombina le categorie.

Steven Spielberg alla Locanda Lorena

Parliamo di uno che ama fare le cose in grande, come si può notare dai suoi film, ma la sua lauta mancia mi ha riattivato le sinapsi  su quando da ragazzo mangiavo con i miei genitori e sulla questione si configuravano vari comportamenti socio-culturali.

Nel mio immaginario esistevano ed esistono ancora delle macro categorie; studiarle mentre danno la mancia ci dice qualcosa di rilevante di loro.

Mancia, l'americano

L’americano
La mancia negli Usa, si sa, è un’assioma. Se non la dai passi qualche brutto momento ma la cosa ha un senso profondo, tanto che fino al mirabolante monologo di Mr. Pink in Le Iene nessuno che io sappia l’aveva messa “politicamente” in discussione. Quello di Steve Buscemi pare solo cazzeggio tarantiniano (il dialogo poi fu scritto da Roger Avary…) ma quel parallelo con Mc Donald’s non è affatto banale.

L’americano in Italia lo scopri subito al ristorante enfatizzare in modo teatrale il suo stupore se non lasci il famoso 15%. Se vuoi evitare che, anche se tuo ospite, ci pensi da solo meglio adeguarsi; il relativismo culturale rimane un concetto astratto per chi è nato in America.

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Lo zampetti
Non esiste più probabilmente questo modello di borghese meneghino tutto chiacchiere e lusso materiale pre-berlusconiano. Per fortuna direte, anche se almeno ti strappava qualche risata, mentre oggi quella stirpe lì è rigorosamente montiana e invece di farsi da sola si è fatta (in tutti i sensi) alla Bocconi.

Il suo rito è entrare in cucina, mostrare empatia con la working class, chiedere consigli sul menù del giorno, prendere lo Champagne e lasciare ricche mance scegliendo il momento perfetto per la massima esposizione.

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Il coatto
Lo conosciamo tutti: è quel tipo di italiano là, spesso romano, raccontanto in modo esemplare nei primi film di Verdone, prima della maniera e della melanconia involontaria. Ha il negozio sull’Appia a gestione familiare, un figlio destrorso e fissato con il calcio; forte sostenitore de il voto di scambio, ora è incazzato e grillino e ha perso in candore e genuinità.

Spesso va in vacanza con il contante (evasione?) e usa dare laute e plateali mance prima del servizio per assicurarsi un buon trattamento. Se lo vedi mettere la banconota nel taschino del cameriere e poi battergli sul petto con aria da uomo di mondo hai diritto a sdegnarti.

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Lo spilorcio
Un po’ meschino, un po’ poveraccio dentro, spesso è abile in matematica e nella pizzata collettiva dà il suo massimo. Sceglie la pizza più costosa e quando si tratta di pagare non solo è contrario alla mancia ma a volte fa anche la cresta.

La variante peggiore conta l’abitudine di andarsene prima dal locale, lasciando la sua quota, che non contempla MAI le bibite, il coperto e una minima dose di buona educazione.

Mi tocca rilanciarvi la palla: siete tipi da mancia? La trovate giusta o sbagliata; e in che occasioni? Ma soprattutto, gli hipster le danno le mance?

[Crediti | Link e immagini: La Nazione]