di Cristina Scateni 17 Luglio 2012
mangiare pasta, bocca, tagliatelle

È una domenica calda di fine luglio, sono le 11.30 e tu con determinazione, consapevole di andare incontro al suicidio, alla inesorabile fila di vacanzieri e uomini da spiaggia, ti butti nella prevedibile coda estiva della costiera amalfitana. I più ti guardano con gli occhi sgranati quando affermi che sì, hai intenzione da Ravello di andare a Vico Equense per pranzo.

Tutti si affrettano a consigliarti buonissimi ristoranti panoramici o colature d’alici da gustare nelle trattorie circostanti. Tu non guardi in faccia a niente e nessuno. Fino alla fine speri che il destino abbia riservato proprio a te un trattamento speciale, invano speri nella grazia, nel fato. Invece no. In fila. Non per il mare. A passo d’uomo sotto il sole vai a 20 Km/h con una foto di Gennaro Esposito poggiata sul cruscotto della macchina verso la Torre del Saracino. Il tuo compagno di viaggi sprigiona all’interno dell’abitacolo ondate di odio profondo.

Ognuno di noi in fondo ha una lista dei desiderata gastronomici da perseguire e avverare, costruita nel tempo spulciando i commenti di un blog, la recensione di un giornale, il racconto di un amico. Ma cosa siamo disposti a fare per aggiornare la lista e depennare con felicità uno dei desideri, per raggiungere la mecca? Soprattutto come si riconosce il gastrofanatico che nasconde la sua lista sotto il cuscino o sotto il piatto?

10 punti per individuarlo e amarlo per sempre o decidere di andare in vacanza da soli:

1. Ha un’agenda, un file, un foglio scritto a penna, un elenco mentale che deve soddisfare. Chiunque o qualunque cosa si frapponga tra lui e l’elenco, sarà eliminata.
2. Nel decidere weekend, vacanze invernali/estive, gite fuori porta, vi porterà fuori tema mascherando la scelta del luogo con descrizioni accurate e ammalianti di musei, passeggiate, beni archeologici vari, leggende, monumenti, storie. L’unico suo pensiero è invece il ristorante dove si andrà per cena, che sarà presentato all’interno dell’itinerario come fortunata casualità.
3. Se non ha studiato i diversivi, organizzerà cene ed eventi mondani nei quali qualcuno vi parlerà benissimo della meta che lui stesso vi ha proposto qualche giorno prima.
4. Se anche quello non funziona, vi dirà che Bob Dylan, Madonna, Alain Delon (dipende dall’ascoltatore) sono stati lì qualche giorno prima, lascerà riviste aperte sopra al tavolo, giornali in bagno e altre prove a testimoniare la realtà. Se particolarmente ispirato potrà giocarsi la componente romantica per distrarvi: panorama, atmosfera, luogo.
5. Se una zona è particolarmente densa di ristoranti, trattorie, negozi, venditori ambulanti, caseifici, produttori, aziende da visitare, mercati e sarà imbarazzato nel sottoporvi il suo lungo elenco, sbaglierà di proposito strada tanto da ritrovarsi di fronte a uno dei luoghi suddetti. Tutto sarà per caso.
6. Nella sua valigia, a rovistare bene, non ci saranno pantaloni e camicie, ma tomi, guide, giornali, ritagli. Nel suo iPad note, appunti e itinerari studiati da mesi, anni forse.
7. In gita ad un certo punto lui scomparirà e voi non saprete dov’è. Se a far la spesa con il cuoco, in cucina ad aiutare la brigata, in cantina ad ammirare le bottiglie impolverate.
8. Non mangerete mai e poi mai un panino dove capita e non entrerete in un bar per caso.
9. Avrete album fotografici delle vacanze monotematici: ingredienti, piatti, etichette, lui che abbraccia sconosciuti e guarda sorridente l’obiettivo. Di voi nessuna foto.
10. Prenderà appunti, farà domande continue, ma sarà felice. Se per caso, nei suoi calcoli non avrà considerato l’eventuale turno di riposo o chiusura del luogo del desiderio e la scomoda circostanza dovesse avverarsi, la vacanza sarà seriamente compromessa.

Voi cosa siete disposti a fare per esaudire i vostri desideri food? E come ingannate, se ce n’è bisogno, il vostro compagno di viaggi?