6 machiavellici gelati confezionati come metafora del declino politico

I trend momentanei legati al gelato confezionato sono e restano un mistero assoluto. Immagino le menti diaboliche che, durante l’ultimo trentennio hanno scaldato sedie in uffici creativi partorendo esemplari apocalittici di gelati al limite del disgusto (almeno visivo). Ripercorrendo questo filo rosso, la memoria torna ai miei primi traumi sensoriali davanti ai cartelloni del gelato […]

Squalo e altri gelati Eldorado

I trend momentanei legati al gelato confezionato sono e restano un mistero assoluto. Immagino le menti diaboliche che, durante l’ultimo trentennio hanno scaldato sedie in uffici creativi partorendo esemplari apocalittici di gelati al limite del disgusto (almeno visivo).

Ripercorrendo questo filo rosso, la memoria torna ai miei primi traumi sensoriali davanti ai cartelloni del gelato al bar.

Piedone, Eldorado

Era il 1983, il primo governo Craxi inaugurava la Milano da bere diventandone simbolo. Tramontava l’era di quell’impresentabile orrore chiamato Piedone, un gelato a forma di piede umano che prometteva il punto G del palato con l’ausilio dell’alluce a 4°C gusto cioccolato (ma fuori era rosa, come e peggio di un prosciutto cotto).

In quel lontano ’83 arrivava una rivisitazione dell’originale in versione “Piedone l’Africano”, tutto cioccolatoso e, se possibile, ancora meno invitante.

Magic Cola Eldorado

Dicevamo, era il 1983 e i socialisti salivano al potere ossessionandoci coi garofani rossi. Al bar, intanto, ecco impazzare il marchio Eldorado, promessa non mantenuta a causa di una contraddizione in termini, il ghiacciolo ripieno: gusti limone, coca cola, fragola e nonmiricordo.

Le 150 lire del costo dell’Eldorado Magic Cola, che mangiato anche ripetutamente non ha portato ad alcuna città dell’oro, lo sappiamo tutti dove sono finite una decina di anni dopo. Lanciate con “fame atavica” sulla pelata di Craxi all’uscita dell’Hotel Raphael. “Bettino vuoi pure questo”, mi pare gridassero riferendosi evidentemente al Magic Cola.

Squalo e altri gelati Eldorado

Per finire, l’83 era anche l’anno in cui i bambini si trasformavano in cianotici fantasmini grazie a Squalo, un gelato che riusciva a tingere labbra e lingua di blu, roba che le madri di oggi non accetterebbero.

Bomboniera, gelati Algida

Passa qualche anno, arriviamo dritti al 1987, ventisettesimo (se non erro, ma dubito) governo Andreotti. Il popolo italiano si divide tra classici sostenitori del Calippo e audaci adepti di Bomboniera, un virtuosismo democristiano per non abbuffarsi e, al contempo, per vendere meglio un classico cremino travestito da qualcosa di diverso. Un colpo al cerchio e una alla botte, per il piú andreottiano gelato di sempre.

Pensate che il nostro eroe tornerà nel 1989 a capo del governo, nella stessa estate in cui Algida lancerà il suo pupillo, il mitico Magnum, che altro non è che una scatola di Bomboniera fusa insieme e che all’inizio piace a tutti, ma che quando resta solo lo stecco in mano ci si rende conto della nausea latente che ci ha lasciato.

Passiamo al 1994, quando Berlusconi trasferisce a Roma il suo core-business e, contemporaneamente, lo spot di Maxibon, quello di “Du gusti is megl che uan”, spopola in tv lanciando un imberbe Accorsi. Insomma, lo strascico dell’Italia che aveva ancora qualcosa di cui bearsi finisce esattamente in quell’istante, quando inizia la seconda Repubblica.

Rolling Bon, Sammontana

Facili le ironie tra l’ammiccante Calippo Fizz e la fama berlusconiana degli anni a seguire, e noi non siamo tipi da ironia facile. Piuttosto, la moda estiva del ’94 detta la vittoria elettorale del Rolling Bon, fagottone sostitutivo di tre pasti completi, facile da digerire esattamente come l’inno di Forza Italia.

5 stelle sammontana

Intanto, nel 1995, Sammontana ci vede lungo e cambia nome al mitico barattolino del gelato, con un avveniristico “5 Stelle” che qualcuno, più in là, trasformerà in un movimento decisamente meno dolce della vaniglia.

Spongebob, motta

Arriviamo, valanga dopo valanga gelata, ai giorni nostri. Il governo Renzi e il tenero gelato Motta con l’espressione ebete di Spongebob, per di più “Gluten Free”. Un misto tra un gelato finto-fanciullesco e un imperativo del nuovo radical-chic con idiosincrasia al grano.

I cartelloni dei gelati fuori dai bar italiani, a parte qualche orrore dedicato ai più piccoli, conta gusti e forme dal rigore assoluto, dalla personalità inesistente, cavalcando l’onda del vintage e guardando indietro nel tempo in cerca di ispirazioni già viste e già assaggiate.

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Esattamente come, politici e comuni mortali mangiatori di gelati, lamentano un “si stava meglio quando si stava peggio”, “potessimo tornare all’epoca di Piedone”.

Siamo allo sfascio, nulla di nuovo, ma la parabola in discesa della politica italiana sembra legata a doppio filo con quella del mercato dei gelati confezionati. Che può pure far sorridere, ma lascia anche l’amaro come lo stecco di liquirizia del mitico Liuk.

[Crediti | Immagini: Noi nati negli anni 60, Tutto anni 80, Impero dei cartoni]

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