di Sara Mariani 4 Ottobre 2012
zuppa

Facciamocene una ragione: non c’è più spazio nel gotha dei gastrofanatici per chi pensa che la minestra sia triste.
— Era triste quella con l’idrolitina, le stelline e il formaggino Mio.
— Era triste il passato di verdura di quando volevamo fare i salutisti e avevamo bandito il soffritto dalle pignatte.
— Era triste  il brodo coagulato della sera di Natale. Quello sgrassato, limpido come acqua di sorgente e senza più tortellini.

Ora la zuppa è di gran moda, nella sua versione golosa e mondana – adatta anche ai consumatori occasionali, quelli più glamour, che sembra abbiano imparato ad apprezzare le minestre da quando hanno inserito nel loro vocabolario il binomio “comfort food”. Da quando insomma, piaccia o no, la minestra non è più “la solita”, e magari non disdegna di farsi chiamare soup.

Oggi facciamo di più, a questi convertiti dell’ultima ora diamo anche i giusti appigli logici. Perché queste per noi sono, di diritto, le zuppe più goderecce, laboriose e confortanti della gastronomia mondiale. Chi ne ha altre nella dispensa della propria zona-comfort, aggiunga pure del suo.

cullen sink

(1) Quelle a base di pesce, come il cullen skink scozzese, sono la svolta della zuppa di pesce – che da noi, alla mediterranea, non si stacca mai troppo dalla base con gli odori, il fondo di pesce e il pane abbrustolito. Sapori ottimi sì, ma ormai iperesplorati e francamente sovraesposti dai nutrizionisti di Uno Mattina. Gli scozzesi aggiungono ai filetti di pesce bianco cipolle, crema di latte e patate. Un pizzico di sesamo nero –cari fighi– non guasta.

locro de papas

(2) Locro de papas, la chiamano gli andini. Ma le patate tradirebbero il loro carattere ruvido se non fosse per l’avocado e il formaggio cremoso e dolce che da quelle parti abbinano ai tuberi nella zuppa forse più archetipica del Sudamerica.

okroshka

(3) Le pubblicità romantiche delle zuppe That’s Amore azzerano il loro potere di marketing davanti alla poderosa, positivista okroshka, zuppa russa a base di TUTTO, cioè: patate, verdure crude, cipolla, uova, manzo e salsicce. Più panna acida. Per rivedere tutto il dottor Zivago in una cucchiaiata. Preparate il samovar per la digestione, o, in alternativa, programmatela spuntando sul calendario il giorno previsto come più freddo dell’anno.

zurek

(4) I polacchi ci sanno fare, e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di nutrire con una zuppa. La zurek è un gustoso e diabolico inno alla colesterolemia: wurstel cotti in un brodo speziato con alloro, speck a cubetti, patate, carote. Sarebbe già bastante ad accumulare riserve adipose per tutto l’inverno, ma la ciliegina sulla torta, che fa della zurek una mamma coccolona e chioccia, è l’uovo sodo, dischiuso come un boccio al centro della scodella fumante.

Mulligatawny

(5) Carne di pollo, manzo o agnello, riso e curry sono la base della mulligatawny, impegnativo piatto amerindo dalle molteplici varianti. C’è chi aggiunge patate dolci al posto del riso, chi rifinisce il piatto con un baffo di crème fraîche.

ärtsoppa

(6) Direttamente dalle cucine vichinghe arriva la ärtsoppa, una zuppa di piselli tuttora diffusa in Svezia. È un piatto povero, semplice, grezzo: gli ingredienti cuociono tutti insieme in una specie di calderone, su fuoco vivo: ai piselli spezzati, base inderogabile, si aggiungono carne affumicata, senape scura e pane croccante – o perfino pancakes con frutti di bosco.

gumbo

(7) Il gumbo è uno stufato di terra e di mare, diffuso fra gli Stati Uniti e il Messico. Miscela con cuore impavido: riso, frutti di mare come granchi e gamberi, pollo (o anatra o selvaggina), oppure salumi della cucina cajun. La crisi d’identità è stemperata dall’aggiunta dell’ocra, passe-partout che di fatto trasforma il gumbo, finora un insieme di ingredienti, in un piatto vero.

Zuppa, cozze, thai

(8) Latte di cocco e cozze fresche sono gli elementi primordiali di una zuppa thailandese, senza nome, ma comunque impossibile da dimenticare. Sedano, zafferano ed erbe aromatiche completano e raffinano l’azzardo dei molluschi cotti nel latte.

Ora, chiudete un occhio sulle vostre (nostre!) saltuarie frequentazioni di minestre in busta, dadi, ecc., e diteci quali zuppe confortevoli aggiungere a questa classifica. Come le fate, perché le fate, come vi sentite quando le fate. Se viene fuori la sora Lella che c’è in voi.

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