Leggete questa cosmica guida ai 25 locali hipster di Milano. Fatelo adesso

Ci voleva un freddo lunedì di dicembre per scoprire che non solo noi, persino La Stampa si è messa a fare l’identikit del “perfetto hipster”, anzi neo-hipster, inevitabilmente milanese. Stilando pure la lista dei nuovi locali frequentati dalla massa di ragazzotti tutti barba, pace e amore. E che hanno come rappresentante “potenziale” –quelle horreur, that’s terrible– Fabio Volo…

Di cosa parliamo? Di questo articolo diversamente tempista che si muove maldestramente in territori leggeri, quindi scivolosi. Va assolutamente letto: sembra scritto per far dire al popolo del Web: “Ma come sono inopportuni, sciatti e semplicisti quelli della carta stampata, o della loro declinazione Internet, quando si addentrano in cose che conoscono poco e male”.

Kit del sociologo fai date alla mano, l’articolo racconta di una generazione che si muove tra il quartiere dei Navigli e quello di Isola, rifacendosi “alla moda americana di vestirsi e comportarsi come prima della guerra“. Mmmmm, ehmmmm, no. Non ci siamo molto. Poi si aggiunge “E c’è paura del futuro, ma anche ritorno alla semplicità tra le motivazioni: meno tv, droga, moda e più bici, benessere, consumo critico”.

— Passi il quadro schematico. E il “meno tv”, visto che c’è lo streaming sul proprio MacBook Pro, che consente di vedere con calma e tranquillità tutto Breaking Bad.

— Passi anche “più bici”, che fa bene a tutti, compreso l’ambiente e la popolarità di Pisapia.

— Passi ancora ancora “meno moda”, intesa nel senso più stretto: firme costose e abiti eleganti.

— Ma le droghe? Meno droghe? Posso dire una cosa? Io che sarei una giovane milanese nel 2013, temo di dover dare torto a La Stampa.

Insomma, non spariamone tanto per spararne. Non basta vedere un Fabio Volo vestito a caso per poter dire “Oh, pure lui è un hipster”. Fabio Volo non è hipster, è solo barbuto e ogni tanto passa per New York.

Ma ciò che più interessa noi spocchiosi fissati con il cibo è la lista dei “nuovi locali hipster” di Milano. Non sarò troppo severa, dico che alcuni sono anche azzeccati. Pochi però.

Ma insomma, manifestavi, palesatevi, rivelatevi. Vi chiedo: trovate utili questi consigli per una guida hipster di Milano o il modaiolo non è il vostro genere?

Little italy, milano

1. Little Italy, Via Tadino 41.

Ristorante-pizzeria di via Borsieri, l’ultimo prima dei nuovi grattacieli.

E... brezza, milano

2. E…Brezza, Via Garigliano 5.

Wine bar con ampia carta dei vini.

Ditirambo

3. Ditirambo, Via Garigliano 12.

Ristorante, ambiente moderno e colorato, concertini di musica jazz.

Anima soul food

4. L’Anima Soul food cafè, Via Garigliano 6.

Bistrot con aspirazioni salutiste, parole d’ordine: “passione, gusto e qualità”.

Frida bar e shop

5. Frida bar e shop, Via Pollaiuolo 3.

Cortile con pergolato, prezzi contenuti, atmosfera rilassata e cosmetici vegani alla spina.

Omelette e baguette

6. Omelette e Baguette, Via Pollaiuolo 9.

Da colazione a cena un locale a metà strada tra bistrot e latteria.

Malù wine bar

7. Malù Wine Bar, Via Pollaiuolo 9 angolo via Ugo Bassi.

Bella carta dei vino e piatti semplici in abbinamento.

Deus Cafè

8. Deus Café, Via Thaon di Revel 3.

Da un negozio specializzato in moto, tavole da surf e abbigliamento è nato un bar e ristorante con dehors nel cortile interno.

Teatro 7 scuola di cucina

9. Teatro 7 Lab, Via Thaon di Revel 7.

Scuola di cucina con vista e zona teatro dall’ambientazione hitech.

Ajo Blanco

10. Ajoblanco tapas bar, Via Thaon di Revel 9/a.

Cucina spagnola con tapa e paellas a prezzi milanesi.

Les Pommes Bistrot

11. Les Pommes bistrot, Via Pastrengo 7.

Brioche, caffè, cappuccini e colazioni salate di cui tutti sembrano entusiasti.

Brigitte sushi corner

12. Brigitte Sushi Corner, Via Borsieri 29.

Minimal, raffinato, e creativo. In tre parole: sushi a Milano.

Noodles

13. Italian Noodles, Via Vigevano 33.

Cucina giapponese con possibilità di costruire da sé il piatto di noodles o riso, carne o pesce.

Basara sushi pasticceria

14. Basara sushi pasticceria, Via Tortona 12.

Ristorante giapponese che ha esteso l’orario di apertura alla colazione.

Temakinho

15. Temakinho, Ripa di Porta Ticinese 37.

Giappone e Brasile convivono nel nome del sushi.

Mammy coffe burger

16. Mammy Coffeeburger, Via Vigevano 9.

L’hamburger è di moda. Mammy coffeburger è molto moda e poco hamburger.

The meatball family

17. The meatball family, Via Vigevano 20.

La polpetteria aperta da Diego Abatantuono.

Roasteat

18. Rost Eat, Via Vigevano 14.

Il fomat degli arrosticini, piatto tipico abruzzese.

Lattughino

19. Lattughino, Via Vigevano 10.

Bio, di ispirazione vegetariane, modaiolo e molto chic.

Tong's bar

20. Tongs Bar, Via Vigevano 19.

Due librerie di cui una “volante” con grande banco bar e selezione di birre artigianali.

Elita

21. Elita Bar, Via Corsico 5.

Ristorante e cocktail bar con spettacoli e brunch domenicale.

Rebelot

22. Rebelot, Ripa di Porta Ticinese 55.

Bar e tapas bar fratello fratello minore del Pont de Ferr, il ristorante con lo chef Matias Perdomo in cucina.

MAG Cafe

23. Mag Café, Ripa di Porta Ticinese 43.

Ambiente da caffè letterario, buoni cocktail e apprezzato brunch domenicale.

1930

24. 1930 Bar, Via ?

Club ispirato all’epoca del proibizionismo con arredi ultra raffinati nascosto sotto le mentite spoglie del bar più innocuo.

Al Fresco

25. Al Fresco, Via Savona 50.

Luogo d’incontro con cucina, bello e molto milanese. Cucina curata.

Insomma, ci pensate voi a emettere la sentenza definitiva? Dobbiamo dare un voto a questa guida hipster di Milano.

[Crediti | Link: La Stampa | Immagini: S’Notes]

Giulia Caligiuri

2 Dicembre 2013

commenti (27)

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  1. Colon Irritato ha detto:

    Una lista ridicola. A Milano ci sono locali in cui le varie tribù urbane si mescolano senza problemi e altri in cui proprio non ci si può nemmeno passare di fronte se si odia questa o quella moda. Alcuni dei locali riportati sulla lista poi esistono da molto prima dell’avvento della moda “hipster” e altri in cui i “veri hipster” non entrerebbero mai. Ma poi cos’è un hipster? Io sono grassoccio, mi faccio raramente la barba e ci sono persone che mi hanno definito “hipster” solo perché da qualche anno ho degli occhiali dalla montatura spessa: meglio di quando mi davano del trasandato allora. Ormai si vedono hipster in ogni posto ma, ripeto, che cosa significa? Se si guarda alla definizione gli hipster dovrebbero essere vegetariani o addirittura vegani e allora metà dei locali segnalati andrebbero cancellati. Milano è spesso ridicola per come importa mode dall’estero, a volte senza nessun tipo di critica o di studio alla base di queste, anche in senso gastronomico. Però se non ci fosse Milano a coprirsi spesso di ridicolo nel tentativo di internazionalizzarsi quale altra città potrebbe farlo? Vi serviamo noi milanesi, hipster o no, almeno per farvi due risate. Se poi qualcuno mi trovasse una vero Milanese… io lo sono solo da metà ottocento ma da parte di padre perché mamma è di Rimini, perciò.

    1. alterx ha detto:

      Giusta osservazione (non solo perchè anche mia mamma è di Rimini…).
      Quoto in pieno la frase: “Milano è spesso ridicola per come importa mode dall’estero, a volte senza nessun tipo di critica o di studio alla base di queste, anche in senso gastronomico”.

    2. TheSopranos ha detto:

      “…Vi serviamo noi milanesi, hipster o no, almeno per farvi due risate. Se poi qualcuno mi trovasse una vero Milanese…”.
      Giustissimo. Chi non vive a Milano e non è milanese, non sa che la città è un mix molto ampio di persone di ogni dove. Molti pensano che chi vive a Milano non essendo milanese non contribuisca a rendere la città per come è. Niente di più sbagliato.
      Ho letto il pezzo de La Stampa. Ci sarebbero mille obiezioni da fare. Vorrei tanto conoscere almeno un neo hipster milanese che gira in bici dopo essersi fato una pera o una tirata (o magari entrambe le cose fatte sulla bici) che non ha la tv, mangia sano in uno dei posti indicati nell’articolo. Io sono stati in alcuni dell’Isola. Non ricordo di essere uscito leggiadro come una libellula. Ma forse perchè di solito ci vado in auto o in metro, non ho gli occhiali ma ho la barba quindi sono più un barbone che un hipster. Però guardandomi intorno, in quei locali, non mi sembra di aver visto tanti tipi descritti nell’articolo.
      Tornando ai locali: belli il Frida e Ajoblanco. Non male Omelette e baguette e Malu.

    1. EVK ha detto:

      “Ma si dai, quello con la barba lunga!”
      :-p

    2. EVK ha detto:

      Eh, simile! Forse un po’ più indipendente, insomma più da cinema d’essay, credo legga baudelaire.

  2. noname ha detto:

    Credo che Fabio Volo sia l’anti-hipsterismo per eccellenza. Cioè un paragone peggiore non potevano farlo.

    1. gumbo chicken ha detto:

      E’ vero, Fabio Volo è una della quintessenza dell’italiano medio (berlusconidi e tamarri esclusi). Come Fazio. Certo poi vedi chi ha scritto l’articolo che pure lui sembra una versione leggermente diversa di tutto-meno-che-hipster e un po’ capisci che non capisce. Però all’estero di solito chi scrive su un argomento -anche se leggero- si informa. Manco una googlata d’ordinanza insomma!

  3. elisa ha detto:

    Io inizialmente avevo letto “comica guida” e mi spanciavo dalle risate, poi mi sono accorta che era “cosmica guida” e mi è venuto da piangere…

    1. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

      Non escluderei l’ipotesi che “cosmica” fosse ironico, sai.

  4. Baarab ha detto:

    Credo che la definizione migliore di hipster sia “sfigato”.
    Solo che adesso dire “sono uno sfigato” suona bene.

    1. Jade ha detto:

      Si se però togliete il commento a cui ho riposto sembra che io ce l’abbia con Flour e lungi da me

  5. TheSopranos ha detto:

    Mi piacerebbe conoscere le fonti di queste tue informazioni

  6. Giulia Caligiuri ha detto:

    E nel caso fraintendesse il “due lire” e le etichette, lo spiego meglio (non vorrei dare vita ad un’ulteriore discussione nella discussione): noi giovani milanesi, nella maggior parte dei casi, quelle due lire le guadagniamo onestamente, lavorando. E le etichette, fortunatamente, non le conosciamo: siamo cittadini del mondo, non abbiamo bisogno di categorizzare.
    Di nuovo, buon proseguimento!

  7. Silvia ha detto:

    Mi fa piacere vedere due mie foto in questo post (Rebelot e Al Fresco). Mi avrebbe fatto ancora più piacere ricevere la richiesta di utilizzo delle foto o al minimo un photo credits. Grazie

    1. Giulia Caligiuri ha detto:

      Ciao Silvia!
      Perdona la svista, ce ne scusiamo e provvediamo immediatamente ad aggiungerti nei crediti.
      Scusa ancor e grazie per averci avvisati.
      Giulia

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