di Martina Liverani 5 Aprile 2013
Marco Bianchi

Marco Bianchi. Chi? Come chi, lo chef scienziato (così si autodefinisce) che da qualche tempo a questa parte imperversa in tv con programmi dal titolo che oscilla tra il procurato allarme e l’istigazione al senso di colpa (“Tesoro, salviamo i ragazzi!” e “Aiuto stiamo ingrassando!”) e in edicola con 12 volumi di ricette sanissime allegate al Corriere della Sera.

In estrema sintesi, se ho ben capito, Marco Bianchi è un Tecnico in Ricerca Biochimica che ha studiato Monitoraggio delle trasformazioni alimentari e lavora nel team di Umberto Veronesi. Marco Bianchi è vegano, che si sappia, e non nasconde la sua lotta al consumo di carne; in un’intervista al Corriere dello scorso settembre dice che “Lì (a proposito del consumo di carne, ndr) siamo proprio in guerra. Fa male a noi, fa male agli animali e fa male all’ambiente perché induce un eccessivo consumo d’acqua. Molti miei coetanei l’hanno capito. Perché altri no? Se ci si abitua fin da piccoli, non è un sacrificio”.

Per Marco Bianchi mangiare significa tenere a bada l’ipertensione e le possibili patologie tumorali legate all’alimentazione,  e le ricette che dispensa fanno parte di quel filone di letteratura culinaria a metà tra il training autogeno e l’autoipnosi collettiva in cui tutti gli altri (tranne te) sembrano convinti che una lasagna vegana sia più buona (dai, va là!) di una tradizionale. A me fanno venire in mente tutte quelle immagini a corredo degli articoli sulle diete in cui le donne sorridono felici di mangiare un’insalata o una barretta di cibo sostitutivo. Fateci caso, sono tutte felici. Felici di che, mi chiedo?

Torniamo al nostro Marco Bianchi (ha pure un blog, più un fan club con tanto di ultime interviste) e provate poi a considerare questo aspetto: quello che ci rimanda la televisione è un grande zibaldone dove gli argomenti si fondono e sovrappongono insieme. Se quelli di Marco Bianchi sono programmi di cucina, se lui è definito uno chef scienziato, l’utente medio (tipo mia madre) farà differenza tra un Marco Bianchi e un Carlo Cracco? L’altro giorno, sempre il Corriere, apre un’intervista a Bianchi proprio con queste parole:

— “La carne? Meglio i legumi. E alle ospitate in tv preferisco l’insalata”.
— E a Carlo Cracco?
— “E’ logico: la mia cucina, prima di tutto”.

Insomma, l’idea che mi son fatta io è che l’approdo di Marco Bianchi in tv è come quando il medico ti dice che hai il colesterolo troppo alto, quando arrivano i carabinieri alla tua festa a dirti che devi abbassare la musica, come quando trovi una cartolina verde nella buchetta della posta con scritto “atti giudiziari”.

Se fino a questo momento lo abbiamo ignorato, con la stessa noia con cui  ignoriamo la scritta minatoria sul pacchetto delle sigarette e le boutade di Gwyneth Paltrow, ora non possiamo non riconoscere che Marco Bianchi si stia ricavando il suo spazietto.

Che questo spazio serva per par condicio a bilanciare i trigliceridi da tubo catodico intasato per il resto della giornata da tutti gli altri programmi di cucina?

Oppure la cucina in generale si sta spostando verso ambiti che toccano da vicino quelli strettamente legati alla salute?

Cosa consigliate di fare: continuiamo a snobbarlo o ci facciamo venire qualche attachino di ansia?

[Crediti | Link: I Magnifici 20, immagine: Sparkling Magazine]