di Adriano Aiello 19 Settembre 2014
Pizza e vino

Rinforzata dall’avanzata delle artigianali, il connubio tra birra e pizza prosegue il suo stato di salute storica. Abbinamento solido e proficuo come il rapporto della Juve con gli arbitri. Anche efficace, per quanto alcuni sostengano che lieviti con lieviti non vadano d’accordo.

Eppure c’è una nicchia orgogliosa e rumorosa – a cui sento di iscrivermi – che non disdegna affatto il matrimonio tra vino e pizza.

Scettici, pensateci bene: non siamo dei malati da terminare con il machete. Specie in quel rutilante – e diversamente campano – mondo della pizza gourmet l’abbinamento enologico è ampiamente diffuso e sono diverse le pizzerie con carte dei vini non catacombali.

Ma qualcuno vi dirà ancora che non si fa, e che se proprio si deve fare, al massimo con un bianco tutta freschezza e gioventù o con delle bollicine. Ma mai coi rossi. Manco per niente: anche i rossi (certo magari non un Barolo) possono gradire l’abbinamento con la pizza.

Ecco allora un piccolo esperimento di gusto tra 8 pizze classiche (e non) e 8 vini.

pizza margherita

Margherita – Lugana Ca’ Lojera Superiore Doc 2011
Poche pippe: sua maestà La margherita va bene con qualsiasi bevanda, che sia birra, vino bianco, rosso, bolle. Personalmente ho un pallino per il Verdicchio o il Sangiovese, l’altra sera, però, ne ho abbinata una, fatta come Napoli comanda, con una bella boccia di Lugana ed ha funzionato egregiamente.

La tipologia si sa è in grande spolvero (unica a raddoppiare il parco vitato in un lustro) e il Ca’ Lojera si tiene ben distante dai troppi Lugana ciccioni e inutilmente carichi. Il 2011 ha ancora una bella strada davanti ma sapidità e lunghezza sono già già garantite.

pizza marinara

Marinara – Rosalice Masseria Felicia
Cerchiamo di essere filologicamente corretti e proviamoci un vino campano, magari un rosato che l’automatico Gragnano (mica fanno solo la pasta da quelle parti) a me proprio non gusta.

Mi dirigerei verso il Rosato di una splendida azienda come Masseria Felicia, dove il Falerno arriva ai suoi massimi risultati. 80% di Aglianico per un vino caldo ma agile e sottile, dominato dai sentori di frutta di bosco.

Pizza salsiccia, friarielli e alici

Friarelli e salsiccia – Fiano di Avellino 2010 Tenuta del Ponte
Rimaniamo in Campania per la mia personale pizza del cuore. Gli diamo di bianco e capitiamo bene. Provateci un Fiano di Tenuta del Ponte, ottima qualità sotto i 10 euro. Ho aperto un 2010 da pochi giorni e mi ha sorpreso la sua splendida evoluzione, soprattutto olfattiva che ne ha alleggerito una certa grassezza.

Altrimenti scegliete qualunque altro di questi, anche più rinomati.

degustazione di pizze, Franco Pepe

Acciughe, olive, pomodorini – Verdicchio Collestefano 2013
Non posso astenermi dal completare una lista senza il mio bianco italiano di riferimento. Il verdicchio è il vino che bevo più in assoluto e che conosco meglio, anche grazie alla sua accessibilità economica.

Andate sul sicuro con un must del connubio qualità prezzo: il Collestefano. L’ultima annata poi è di livello assoluto, quindi ne prendete due: uno lo bevete, uno lo dimenticate in cantina.

Ottimo anche il suo valore pedagogico: ficcateci il naso e avrete capito che diamine significa il sentore “minerale”.

Pizza boscaiola

Boscaiola – Barbera Terra 2012 Vigneti Massa
Dominante a Roma, specie tra la pizza a taglio e mia ossessione adolescenziale. Mi pare di capire vada molto poco di moda, per me è sempre una gran pizza, sia nella versione funghi e salsiccia, rigorosamente bianca, sia nella variante con in dote anche le olive. Ci vedo bene una Barbera bella acida e fruttata, che va giù con pericolosa facilità.

Barbera D’Alba o astigiana? Nessuna dei due. Ce ne sono a decine di eccellenti ma qualche tempo fa mi ha abbastanza stregato quella dei Colli Tortonesi di Walter Massa. Terrosa, gustosa e autentica.

Pizza cacio e pepe

Cacio e pepe – Cesanese del Piglio 2010 La Vignola Jù Quarto
Considerando che parliamo di un classico della cucina romana, poggiato laidamente sulla pizza cavallo di battaglia di Sforno, proviamo un lazialissimo Cesanese del Piglio. Denominazione poco celebrata (ma in odore di prossima rivalutazione) e molto discontinua ma che annovera qualche fuoriclasse.

Tra tutti Le visciole, piccola cantina biodinamica che sorpassa le pesantezze strutturate della tipologia con un vino sottile, elegante e dalla grande bevibilità.

Pizza ai formaggi

Quattro formaggi – Champagne Brut “Carte Noire” Jean Paule Deville
La pizza colesterolica degli anni Novanta chiama la bolla francese per dare una pulita a tanta grassezza.

Ottimo rapporto qualità prezzo per questo versatile Champagne a dominanza Pinot Nero, distribuito in Italia nello splendido listino di Les Caves dePyrene. Morbido il giusto, senza eccedere in piacioneria, ha sottilezza e carattere da vendere.

Pizza Indecisa, Sirani

Indecisa di Sirani – Riesling Vom Schiefer Trocken 2012 Ansgar Clusserath
La somma toerica della pizza gourmet: 8 spicchi esibizionisti: due con i gamberi rossi, 2 con l’astice e la cipolla di tropa, 2 con il patanegra e 2 con le melanzane. Ci vuole un Riesling, possibilmente secco, necessariamente della Mosella.

Ci abbino il Vom Schiefer che ho bevuto poche ore fa da Remigio. Giovane ma pronto, succoso in bocca, affumicato al naso, solita beva killer.

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