di Rossella Neri 22 Ottobre 2014
Formaggio gourmet con muffe

Me lo ha fatto notare per la prima volta Amélie Nothomb. Non che manca poco a Halloween e serve un menu a tema. No, la scrittrice dark-emo che abita in Belgio ma è nata in Giappone dice spesso che i francesi mangiano un sacco di roba imputridita. In mezzo minuto e sette parole ha alleggerito di un centinaio di quintali la grandeur gastronomica della nazione di Savarin e di Ducasse.

Ma all’inevitabile sorriso beffardo che ci increspa gli angoli della bocca segue un breve esame di coscienza: e noi, quanta roba imputridita mangiamo?

Ci siamo mai accorti che esiste la categoria del marciume gourmet? E non parlo solo di muffe, è facile con quelle, ma anche di cadaveri di animali lasciati sfaldarsi, e di vegetali lasciati appassire.

Fame? Dicevamo di Halloween: perché non tentare gli amici con il menu putrido?

1. Aperitivo: un pezzetto di formaggio blu

gorgonzola

Si parte da Gorgonzola e Roquefort e si continua con Brie e Camambert.

Tutte muffe, ovvio, e per fortuna che ci sono. Per gli ipocondriaci sarà utile sapere che sono muffe di tipo penicillium: mai provato a ingurgitare una forma di Gorgonzola contro la febbre alta?

2. Spaghetti con la colatura di alici

colatura di alici

Una volta ho sentito dire che una tribù africana lascia i cadaveri dei propri cari sciogliersi al sole, e ne beve la colatura come segno di rispetto.

Ci penso sempre quando compro un vasetto di colatura di alici per insaporire gli spaghetti.

3. Salame

salame

No, non quello del banco frigo del supermercato inserito in un budello plastico asettico che non dico, per pudore, a cosa assomiglia.

Il salame vero, quello il cui impasto è inserito in un pezzo di intestino retto di maiale, fa una muffetta bianca in superficie che si appiccica sulle mani e che a me piace annusare, sporcandomi un po’ la radice del naso come una cocainomane del grasso insaturo.

4. Pane con la pasta madre

pasta madre

Orgoglio del foodblogger contemporaneo, la pasta madre fa capolino dai frigoriferi di mezza Italia. Ma evidentemente si tratta di un impasto fermentato, che non ha nemmeno un ottimo odore.

Provate a dimenticarvi per troppo tempo di fare il cosiddetto rinfresco, e vedrete di che colore diventa.

5. E per contorno i crauti

Agrodolce

La tecnica di macerazione dei crauti prevede proprio che appassiscano: si butta l’acqua che sa di marciume e si tiene il resto (che non ha un odore migliore).

Immagino che non lo accompagnereste i würstel con l’insalata dimenticata sul fondo dell’insalatiera, ma in fondo sarebbe un valido surrogato.

6. Fetta di foie gras

foie gras

Ammetto, questo lo mangiano solo i francofili, e tutti quelli privi di una coscienza più grande dello stomaco. Ma avete mai pensato che il foie gras non è altro che un fegato malato?

Da crudo è di un bel giallo itterizia.

7. E per finire un bel passito

passito

L’accademia della muffa nobile è lì a ricordarcelo: il vino passito è appassito, e pure un po’ ammuffito.

E la muffa si fa pagare: dall’Amarone al Sauternes, che non a caso si sposa a meraviglia col fegato grasso di cui sopra.

[gfoto crediti: dissapore, guidecucina.pianetadonna, lericettedellatradizione, veganblog, agrodolce, la cuisine de fabrice, iem]

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