Amburgherie di seconda generazione a Milano: Fatto Bene vs. Burbee

Piaccia o no gli hamburger sono entrati definitivamente nell’empireo della gastronomia italiana, al pari dei cino-sushi bar e dei kebab-cimettodentrotutto.

Per studiarne lo stato d’arte bisogna affidarsi a Milano, città che vive e si nutre di nuovi trend, con nuovi locali che aprono ad un ritmo talmente vorticoso che il nuovo format di oggi è già il vecchio di domani.

Sento che è tempo di comparazione. Seguitemi.

Abbiamo accoppiato l’acclamato Fatto Bene, il nome nuovo della scena milanese che ha cavalcato la primavera e l’estate 2013 , con Burbee artisanal burger & beers, il nuovissimo  fast-food italiota aperto da un paio di mesi.

Sono due realtà diverse già al primo impatto con la prima che si presenta sotto forma di ristorante con servizio ai tavoli, mentre la seconda è più un pratico take away con degli sgabelli su cui appollaiarsi allo scaffale per mangiarsi il panino seduti.

burbee slogan burgerburbee hamburger

Partiamo da Burbee che punta molto sulla proposta di birra artigianale (in questo caso la gradevole Prato Rosso, cascina Gaita,  in versione chiara , bionda, rossa e bionda a 4,5 euro in bottiglia)  e sulla possibilità di scegliere il tipo di carne (aberdeen o cavallo in burger da 175gr.) o di optare per la versione vegetariana.

Molti gli optional, alcuni gratuiti come le salse (mayo, senape, ketchup, mentra la bbq costa 0,50 euro in più) e le verdure ‘tradizionali’ (cipolla, pomodoro, iceberg), altri a pagamento come jalapenos, melanzane, cetriolo, blue cheese, avocado, zucchine e peperoni (a 0,50 euro in più).

Locale non molto grande, manifesto dei tempi con il solito menu fissato alla parete e la cucina a vista. Ordino un classico Bacon Cheese da 7 euro di manzo (pomodoro iceberg, cheddar, bacon) insieme ad una porzione di patate fresche al forno (a 3 euro). Servizio veloce (ma siamo solo noi nel locale e un paio di telefonate take-away) e finitura che avviene sulla piastra con una copertura per far sciogliere bene il formaggio, stile  Blend a Parigi.

burbee burger milanoburbee patate al forno

Il panino bello dorato , con una buona cottura media (non richiesta ma indicato nel menu), è di medie dimensioni, con il pane dorato fresco e fragrante, di grandissima qualità. La carne è buona ma rimane un filo poco sapida, consentendoci però di apprezzare l’ottimo bacon a stecchetto fatto alla perfezione che si sposa perfettamente al Cheddar fuso a puntino, per un risultato finale  che soprattutto nel caso del bulimico double-double-double (doppio bacon/burger/cheddra, la foto qui sotto) metterà a dura prova mascelle e resistenza.

Notevole anche  la dadolata di patate al forno (con la buccia),molto buone, aromatizzate al rosmarino, e cotte appunto al forno perchè qui non si frigge.

burbee milanoburbee double double double

Burbee – artisanal burger & beer
via Castel Morrone 7, Milano
te. 02/70103567

fatto bene burger

Al Fatto Bene invece ti vendono anche la confezione. Servizio al tavolo preciso e veloce; locale con parquet e cucina nascosta al piano di sopra; luci soffuse per creare un atmosfera piacevole, anche se in inverno quella porta scorrevole automatica dirinpetto ai clienti non promette bene.

Date le premesse i prezzi si impennano (da 12 a 16 euro) anche per l’uso di numerosi ingredienti piacioni come la crema di foie gras, germogli di soia, formaggi dop italiani (asiago, taleggio, fontina), e i panini prodotti con farine bio a km zero del panificio Grazioli di Legnano. Da segnalare anche la possibilità di ordinare taglieri di salumi o formaggi e tartare di carne. I panini poi sono serviti impiattati insieme alle patate: chips ‘Fine de Ratte’ oppure cotte al forno con scaglie di sale Maldon.

fatto bene burger

La scelta cade sull’Opening Burger, il panino che apre il menu (12 euro) unendo 200gr. di carne fassona piemontese, fontina dop, pomodoro, cipolla di Tropea appassita, maionese delicata,  e sullo Spicy Mary, che per 12 euro comprende peperoni piccanti arrostiti, lattuga, salsa piccante e chips.

Stavolta bevo una Cola , indisposto dall’aver letto della possibilità di scegliere la birra Dolomiti ARTIGIANALE alla spina. Va bene che essendo prodotta da Birra Castello a Pedavena (proprietaria dopo la cessione da Heineken) è nel mio cuore in quanto bellunese, ma non è che oggi possiamo etichettare proprio tutto come artigianale, e quella indicazione urla vendetta.

fatto bene menu bevandefatto bene opening burger

L’hamburger però è di gran qualità. Ottimi risultano gli abbinamenti tra la cipolla dolce e la carne cotta al punto giusto e veramente ben saporita. Buono il pane, inferiore però a quello di Burbee, mentre si dimenticano facilmente le patate cotte al forno, così come le chips fine de ratte in parte freddine.

fatto bene burger spicy maryfatto bene spicy mary burger

Fatto Bene atelier dell’hamburger
via Vincenzo Monti 56, Milano
Tel. 02/4547 1824

Che dire: difficile la scelta, ma una assaggio fatto da entrambi nella stessa giornata fa pendere la mia bilancia verso un aumento repentino e quella del giudizio a favore di Burbee (migliore pane, birra, patate e abbinamento bacon-pancetta). Ma rimarrete soddisfatti da entrambi.

[Crediti | Immagini: Andrea Soban]

Andrea Soban Andrea Soban

6 novembre 2013

commenti (29)

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  1. Burbee ha avuto l’intelligenza di aprire nell’unico quartiere di Milano esente da hamburger e sta anche lavorando bene. Bella recensione.

    1. Quello? ma non vedi che è un avanzo di una festa di halloween?

  2. Da milanese affermo di essermi rotto veramente le scatole di queste hamburgerie che spuntano come funghi. Quanta fassona, quanta chianina si sarà al Mondo per fornire tutti questi locali di Milano? Ma un buon hamburger non si può fare con altre razze? Veramente le persone riconoscono una polpetta fatta con una razza piuttosto che un altra? Ogni moda fa comodo per far scucire troppi soldi per quello che si sta mangiando e a Milano ce le prendiamo proprio tutte le mode, e la cotoletta sanno farla bene solo in quattro cinque in tutta la città…

  3. è decisamente o.t. ma di charlie trotter morto una manciata di ore fa non ne dite qualcosa?

    1. E a soli 54 anni; questo conferma quanto dicevo pochi giorni fa: il mestiere del cuoco è duro, logorante, altro che il minatore

    2. Con la faccetta sarebbe sembrata una battuta

    3. Allora avevo capito bene, sei logoro al punto tale che dovresti andare a rigenerarti in una bella miniera, meglio se di carbone.

    4. Io ho lavorato sia in miniera che in cucina. Tu invece magari nè nell’ una nè nell’ altra. In questo caso saresti il solito quaqquaraquà che parla per dare aria alla bocca

    5. ….già, magari si o magari no, lasciamo questo dubbio. Tu invece dubbi non ne lasci viste le affermazioni che fai. Chiunque conosca anche superficialmente i due mestieri saprebbe indicare quello più usurante, pericoloso, sporco e meno retribuito. Quindi in questo caso chi è che da aria alla bocca? Ai bambini dell’asilo l’ardua sentenza!

    6. Se prima di scrivere dedicassi una manciata di secondi a pensare, non scriveresti, ma non ne puoi fare a meno, vero? Sei un grafomane compulsivo (me l’ hanno detto i bambini dell’ asilo)

    7. Allora fatti dire da loro se è peggio la miniera o la cucina

    8. beh, una volta la minaccia sulle navi o in caserma era “ti mando alle cucine”!
      quod erat demonstrandum.

    9. Appunto: sulle navi o nell’esercito. In miniera non esistevano analoghe minacce. Quod, eccetera.
      (Quantomeno nell’esercito, la minaccia implicita nello spedire alle cucine non era tanto il carico di lavoro, quanto il demansionamento: non sei adatto a fare il soldato, vai a pelare patate che quello lo sanno fare tutti.)

  4. Sarà ma a me l’hamburger di sola carne di manzo non piace, fosse anche Kobe. Ci vuole un po’ di porco o altro. Non a caso l’hamburger che preferisco è quello misto manzo-agnello di Denzel.

  5. qualcuno sa spiegarmi cos’hanno di speciale questi panini? dall’aspetto mi sembrano normalissimi, il pane addirittura ricorda quello che vendono confezionato nei supermercati

  6. OT: Ma quello che ha curato la parte grafica di Fatto Bene, Taglio, Meatball family, Bagel Factory, Famiglia Filomeno, etc. è sempre lo stesso professionista o siamo in uno tsunami di decappaggi e simbolini?

    1. parlo per Taglio: l’autore è Gianluca Biscalchin, uno dei soci del locale nonchè illustratore ( a tema food) di fama, nelle librerie in questi gg il suo nuovo libro Pret-a-gourmet

  7. Bella recensione che stuzzica la voglia di hamburger di qualità. L’affermazione di queste nuove Hamburgerie è un fatto estremamente positivo, non si può lasciare il monopolio di questo panino così potenzialmente buono in mano alle multinazionali.

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