di Giulia Caligiuri 23 Ottobre 2013
Cani al ristorante

Era agosto quando dividevamo in due categorie i frequentatori di ristoranti che sono anche proprietari di cani.

Proprietario di cane con buonsenso.
“Se nei luoghi pubblici il cane si agita o abbaia spesso lo lascia a casa. Prima di andare al ristorante chiama per informarsi di eventuali problemi con gli animali. In caso di risposta affermativa si dispiace stizzendosi un po’, ma non discute e cerca di comprendere le altrui ragioni”.

Proprietari di cane senza buonsenso:
“Portano il cane ovunque, sempre e in ogni situazione. Non comprendono le ragioni altrui, anzi se ne fregano: cos’è la maleducazione canina paragonata a quella umana?”.

Ora tutto questo è superato. O meglio, il distinguo tra educazione e maleducazione dei padroni resta, ma l’Italia si è adeguata a una normativa europea del 2004 che permette ai quattro zampe di entrare nei bar, ristoranti e simili.

Insomma, non più ostracismo per Bobby (come chi è Bobby, il sinonimo nominale di tutti i cani del mondo, almeno per Repubblica che dà la notizia). I grandi capi della Fipe, federazione che raggruppa i pubblici esercizi italiani, e quelli del Ministero della Salute hanno scoperto un sentire comune sulla vicenda.

Da oggi i cani sono liberi di accedere nei ristoranti, nei bar, nelle pasticcerie e nelle gelaterie a patto di rimanere al guinzaglio e con museruola. Una bella soddisfazione per i 7 milioni di italiani che possiedono un quattrozampe, amato e coccolato come un figlio. Niente più occhietti tristi di cagnoloni bloccati da quei perentori “noi aspettiamo fuori” e legati ai pali della luce in attesa che il padrone finisca di bere un caffè.

E’ la rivoluzione pet-friendly, bellezza.

A termine di legge le proteste del cliente terrorizzato dai cani, o disgustato dall’idea di dover cenare con il fiato di un cane addosso, non valgono granché. Nemmeno quelle dei gestori che non gradiscono cane e padrone mentre mangiano il tiramisù dallo stesso cucchiaino. Queste nuove direttive hanno il potere di superare gli eventuali divieti stabiliti dalle ordinanze comunali.

Chi ha orecchie per intendere, intenda, anche se sono pronta a scommettere che non tutti saranno d’accordo.

[Crediti | Link e immagine: Repubblica]