di Carlotta Girola 7 Luglio 2015
spaghettii meatballs, campbell

Non è umano chi non ha mai provato una insana, masochistica attrazione per il junk food. Da quelli che dicono il contrario diffidate, sempre.

Dopo un viaggio negli Stati Uniti, patria indiscussa del cibo di cui andare poco fieri, si capisce meglio questa attrazione fatale per un genere molto lontano dal nostro virtuosismo mediterraneo, ma che in qualche modo è diventato magnetico anche per i puristi.

Ora, mettete da parte per un momento solo il vostro oltranzismo salutista e pensate di essere chiamati a dare un giudizio su queste amenità industriali raccapriccianti eppure ipnotiche.

Lo ha fatto Annalisa Merelli, italiana in America, per Quartz: il suo palato mediterraneo ha testato i più diffusi cibi spazzatura confezionati che si possono comunemente trovare ai distributori di benzina, nelle grocery all’angolo delle strade e un po’ ovunque.

Il risultato è questo.

VELVEETA

velveeta

Secondo la descrizione dettagliata della degustatrice, il primo errore da non commettere quando vi trovate di fronte questo cubo di formaggio è quello di non buttarcisi a pesce da solido, ma farlo sciogliere. Somiglia al Cheddar, ma più dolce e pure più farinoso.

Ha strani e poco confortanti ingredienti quali l’amido alimentare modificato (brivido, eh?) e anche lo sciroppo di mais disidratato (il mais pare essere un classicone irrinunciabile in ogni junk food che si rispetti).

A quale prodotto italiano somiglia? 

Su tutti viene scelto come paragone più fedele la Crema Belpaese.

SLIM JIM

slim jim

Il sottotitolo potrebbe essere “sopravvivenza nel far west”. Si tratta di un stick lungo e sottile di carne affumiccata ed essiccata di pollo, maiale e manzo. Lo si trova dai benzinai (che fanno tanto immaginario da cow boy negli Stati del Sud), ma anche nei supermercati tra i prodoitti d’impulso alle casse.

Dove noi abbiamo l’ovetto Kinder, gli americani hanno il bastoncino di carne affumicata che in bocca assomiglia ad un chewing-gum in fatto di consistenza. Il sapore è speziato, ma non ricorda nè pollo, nè maiale, nè manzo: insomma, pare essere un oggetto identificato dolciastro.

Naturalmente contiene sciroppo di mais, e nei valori nutrizionali non vi sfuggirà che contiene quasi tante proteine quanti carboidrati.

A quale prodotto italiano somiglia? 

Strolghino di culatello (parole dell’autrice). Mi riservo di farmi neutra portavoce della questione, ma questa scelta mi pare quantomeno ardita.

LUNCHABLES

lunchables

Immaginate di assemblare una pizza fredda con: crackerini di crosta di pizza “morta”, surrogato del ketchup e formaggio di due tipologie in scagliette. Se non sei italiano, difficilmente potrai cogliere il fascino e al contempo la porcheria che ti si palesa davanti.

Questo set da spuntino degli orrori si trova nel reparto frigo dei supermercati americani e, dalla degustazione di quella santa donna che si è prestata al gioco al massacro, è davvero immangiabile. La pizza è farinosa, dura e fredda; la salsa al pomodoro ha prepotenti retrogusti di aglio e cipolla; il formaggio è mangiabile, ma non risolleva le sorti di questo aborto alla napoletana.

Il tutto debitamente sposato ad una bevanda in pieno stile italian sounding (si chiama Capri Sun) della quale non si riesce a sopportare nemmeno il primo sorso: somiglia ad uno sciroppo per la tosse alla frutta (il peggio del peggio del peggio).

Vogliamo inoltre sottolineare il non trascurabile 10% di frutta (ho detto 10, sì) nel succo al lampone blu che non esiste, ma si può anche fare peggio, visto che in quello al gusto ciliegia la componente frutta è 0%.

A quale prodotto italiano somiglia?

Caliamoci le braghe: nessun prodotto italiano è simile a questo. Nessuno.

RANCH

ranch

Il Ranch è il condimento da insalata per eccellenza in America. Che poi, a sentire loro, non è malvagio nemmeno sulla pizza (mi è parso che qualcuno sia svenuto). Oltre al gusto un po’ acidino, difficile dire cosa contenga visto che la ricetta segreta della Kraft deve essere in una cassaforte e non certo sull’etichetta che riporta blandamente la dicitura “erbe e latticello”.

Comunque, la nostra eroina non boccia, anzi definisce “niente affatto male”. Botta calorica per eccellenza, in commercio ci sono altre Ranch diverse da quella a marchio Kraft che contengono (naturalmente) del mais.

A quale prodotto italiano somiglia?

Verrebbe da dire un mix di olio, aceto, limone, sale e pepe. Ma allora poi come raggiungere quella consistenza cremosa che la avvicina ad una maionese piuttosto liquida? Misteri americani.

EASY CHEESE

easy cheese

L’etichetta rassicurante riporta la scritta “fatto con formaggio vero!”, che poi è il primo passo per creare dubbi insanabili nel consumatore. Anche perché questo formaggio spalmabile da tubetto non si trova nel frigo, ma in corsia vicino all’amico di sempre: il cracker.

Il sapore non è male (meglio di Velveeta, anche se lo ricorda), ma la cosa più importante è che si può trovare nella variante Cheddar ‘n Bacon, che mi pare più nelle corde dello statunitense medio.

Ragguardevole il fattore ingredienti: latte, lattosio, acido lattico, insomma tutto quello che si trova in un caseificio vero, anche se questo non è vero cheese, ma easy cheese!

A quale prodotto italiano somiglia?

Stavolta poca soddisfazione: ci rimandano a Velveeta, e quindi alla Crema Belgioioso, che noia.

FRUIT ROLL UPS

fruit roll ups

Questo spuntino aromatizzato alla frutta è un gioiello di ingegneria alimentare, roba che poteva essere partorita solo dalla mente degli americani.

Questo rotolino “di frutta” ha due caratteristiche: bisogna ricordarsi di staccare la cartina appiccicata irrimediabilmente sopra prima di metterlo in bocca, e poi sappiate che se messo qualche istante in bocca senza masticarlo rilascia un tatuaggio da lingua che è decisamente un valore aggiunto. (Gli americani ci giocano col cibo, non sono dei bacchettoni come noi!)

L’oggetto non identificato contiene pere, e naturalmente anche sciroppo di mais disidratato.

A quale prodotto italiano somiglia? 

Si dice frutta vera, ma permettetemi di dubitare.

GOOBER

goober

Immaginatevi un mondo con creativi surrogati della Nutella. Questo prodotto, uno dei più amati dai bambini americani, è un barattolo di burro d’arachidi e gelatina d’uva disposti a strisce alternate.

Tripudio di dolce e salato, il Goober è molto consumato nei sandwich delle nuove generazioni, forse per le sue indubbie doti: contiene infatti lo 0% della dose giornaliera consigliata di vitamine A e C. I

l burro d’arachidi lo conoscete, due parole vanno spese per la gelatina d’uva che non ha mai visto la frutta perché deriva dal succo di frutta, e che contiene mooolti più zuccheri.

A quale prodotto italiano somiglia? 

Dicono Nutella, ma anche stavolta prevedo una sommossa popolare degli estimatori del genere.

MARSHMALLOW

marshmallows

Questo sapore è ormai sdoganato anche qui. Ma voi come lo descrivereste? La nostra eroina di Quartz, in modo invidiabile, si guadagna la nostra stima approcciando con un nobile “nulla”, solo se il nulla fosse troppo morbido e pure troppo dolce. (Pura traduzione, visto che non avrei saputo dirlo meglio.)

Stranezza: contiene del colorante Blue 1 anche se è immacolato come la papalina del Papa. La confezione riporta l’avvertenza di consumarlo insieme agli adulti: alcuni bambini americani devono essersela vista brutta con tutta quella flaffosità soffocante in gola.

A quale prodotto italiano somiglia? 

In Italia abbiamo le Goleador che sono, secondo me, uniche e irripetibili nel loro genere. Anche per i marshmallow non esistono paragoni italici.

Ditemi che ne avete assaggiato almeno uno. Datemi, per favore, qualche paragone ardito. Fatemi divertire, vi scongiuro.

(crediti: Dissapore, Quartz)