di Lorenza Fumelli 27 Luglio 2011

— “La donna è fisicamente più debole. La cucina professionale è fatta di orari massacranti, posture massacranti, temperature massacranti e padelle pesanti stracolme di brodi, sughi, acque bollenti da far saltare, sollevare, spostare. E poi animali da spellare, disossare, tagliuzzare, farcire e, non di rado, uccidere”.

— “In una cucina professionale la donna non è autosufficiente, rallenta il lavoro, crea disagio a una brigata di uomini e non va d’accordo con le altre donne perché è competitiva, egocentrica, gelosa. E non sa usare i coltelli”

— “La donna è donna, giusto? Quindi è tendenzialmente isterica, mediamente permalosa e ha il ciclo mestruale. E’ poco incline a subire il trattamento tipico da brigata e non ha la stoffa per essere un buon leader. Resta incita, si ammala spesso, ha una bassa tolleranza al dolore fisico e si lamenta”.

— “La donna non è sufficientemente creativa, ha un gusto troppo semplice e la mano troppo delicata. Cucina in modo femminile e nei ristoranti di livello sono ancora i clienti uomini a tirar fuori i soldi. Quindi cibo da maschi per maschi che pagano”.

Ecco, questo è più o meno il sunto completo di una serie di luoghi comuni detti, letti e ascoltati negli ultimi anni per giustificare un fatto: il numero di donne che lavorano nei grandi ristoranti è irrilevante rispetto ai colleghi uomini, per non parlare della percentuale di cuoche famose nel mondo.

Ora è chiaro che il primo istinto è quello di mettermi in piedi sulla sedia di legno della cucina e gridare sguaiata che queste sono solo eresie partorite da un maschilismo antico, radicato e pure puzzolente, ma visto che questo è un forum e l’unico parere che conta è il vostro, allora lo chiedo a voi: come mai ci sono così poche donne nelle cucine professionali di alto livello?

[Crediti | Immagine: Bio Doll]