di Adriano Aiello 4 Agosto 2014
Eataly Roma

Tra un’apertura italiana all’anno e una prossima probabilmente sulla luna, alla fine arriva il New York Times a spiegarci il perché del successo di Eataly. Non di quello americano, legato alla voglia di Made in Italy in Usa, ma di quello di casa nostra. Più specificatamente di Eataly Roma.

Che non mi pare viva una rigoglio sbalorditivo. Ma poco importa. Meglio dedicarsi a una sana produzione di stereotipi.

La spiegazione, semplicistica e arrogante come solo alcune teorie americane sanno essere, parte da una domanda mediamente giusta e legittima e si conclude con una serie di sociologismi di bassa lega, dai quali emerge una visione dell’Italia che rifugge qualunque complessità.

Entriamo nel vivo perché ne vale la pena.

Eataly Roma, interno

La domanda legittima suona più o meno così:”Come può essere vincente il progetto di un grande negozio gastronomico di alta gamma in una città dove è così facile trovare ottimo cibo a costi contenuti”?

L’autrice Elisabeth Rosenthal, vissuta nella capitale per vari anni, nonostante la dichiarata curiosità antropologica condivisa col marito, non se lo spiega. Poi, illuminata come un Giuliano Ferrara qualsiasi al cospetto di Joseph Ratzinger, vede la luce e capisce perché ai romani piace Eataly.

Eataly Roma, salumi

“Anche ai romani piace Eataly perché tutto sommato e in molti modi è una versione più gentile dell’Italia”. Dove gentile significa civile.

Da cosa lo evince? Ovvio, dalla possibilità di accedere a servizi impensabili per gli autoctoni, tipo:

– La possibilità di trovare una bottiglia d’acqua a Roma dopo il mezzogiorno del sabato

– Il parcheggio, visto che a Roma non è possibile lasciare la macchina in posti “legali” o mettere carte di credito nelle macchinette per quelli regolari

– Intrattenersi con personale entusiasta e gentile invece che con gente scostante che ti fa notare che è in chiusura o che non ha il resto

– La voglia di non fare la rissa (anzi di schierare la difesa tipica del football americano) per bere un caffè al bar

– Essere un cliente che ha sempre ragione

Eataly Roma, Piatto del giorno

Presa dall’entusiasmo per aver assaporato un pizzico della civiltà che pare trovare impossibile in altri luoghi di Roma, la nostra Elisabeth decide allora di abbandonare lo sguardo antropologico (riempiendo il mio cuore di dolore) e di tuffarsi nello splendore gastronomico di Eataly, tra verdure, patate, spezie e pomodori fantastici.

Quello è il momento in cui chi è cresciuto nel mito (giusto o falso che sia) che il Times sia il baluardo alla morte contemporanea del giornalismo acuto, riflessivo e oculato, deve constatare come attualmente sia sempre più incline a ridurre, forzare e ingigantire qualsiasi riflessione all’idea del mondo chi gli americani impongono alle cose.

Eataly Roma, esterno

Ma d’altronde se il particolare carattere antropologico di Roma sfugge da sempre a chi ci vive, a filosofi, storici e osservatori perché mai dovrebbe essere comprensibile a una pensa che tra le mura di Eataly Roma si possa mangiare una mozzarella di bufala perfetta.

[Crediti | Link: New York Times, immagini: t-Foodie]

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