di Giulia Caligiuri 18 Settembre 2013
Joia

Gli affari sono affari. Anche se fatti sull’amato/odiato Groupon. E l’offerta di oggi sul sito propone:

“Cena al Joia, una stella Michelin. Alta cucina à la carte a 99 euro invece di 244”.

Il commento a caldo è scontato (non in quel senso, sciocchini): non me l’aspettavo, un segno della crisi più tangibile non s’era mai visto.

Ristorante di rinomanza vegetariana, dove si ordinano maestosi piatti dai colori accesi e i nomi stravaganti, vanta uno chef, Pietro Leeman, Dio della cucina naturale, ma forse dovremmo dire Buddha. Maestro del vegetarianesimo dall’aplomb vagamente rigido, stellato sì ma quasi cosmico, viene contagiato persino lui dall’adesione supina a Groupon, forse, chissà, appannando il lustro della stella Michelin e lo snobismo distintivo del Joya.

Crisi si diceva? Può essere. Stallo? Non lo escluderei.

Ma non la vedo poi così grigia: si sa, di questi tempi anche i grandi chef possono decidere di incontrare le esigenze di un’altra clientela, diversamente danarosa, forse meno esigente. Ci crediamo?

Il menù comprende:

-mise en bouche a sorpresa

Di non solo pane

-antipasto a scelta dalla carta, per esempio Di non solo pane, panzanella con verdure croccanti e cuore di cannellini profumati al wasabi, letto rinfrescante di zafferano e lampone.

L'ombelico del mondo, Joya

-primo a scelta dalla carta, per esempio L’ombelico del mondo, risotto ai mirtilli, mosaico di peperoni, piattoni e melanzane; Per Giovinda, dobloni di grano saraceno e zucchine serviti a temperatura ambiente, con due salse a parte, di piselli e scorza di limone, di patate con curry lombardo; (in alternativa è possibile sostituire l’antipasto o il primo con la zuppa).

Tao della farfalla

secondo a scelta dalla carta, per esempio Maggese, rappresentazione campestre con melanzana alla piastra, patate viola, fagiolini, pomodoro in tempura e pesto di basilico, spuma soffice all’alloro e cialda di lenticchie rosse; Il tao della farfalla, involtino di quinoa germogliata, cavolfiore delicatamente affumicato, shitaké e zenzero pane azzimo di avocado e semi di lino (piatto crudista).

ricordo, Joya

dolce a scelta dalla carta, per esempio Infinito, catalana di ciliegie e sambuco con salsa di prugne; Ricordo, soufflé di gianduiotto, gelato di latte ridotto, panna cotta di yogurt, biscotto ai mirtilli, spuma soffice al miele e marmellata fragole

-friandise finale

-caffè con miscela Joia

Sperando che tutti questi “per esempio” non giustifichino piatti meno ricercati durante la cena, sembrerebbe un deal da non lasciarsi sfuggire.

Ma cerchiamo di chiarirci le idee sul perché e percome i ristoranti stellati decidano di mettersi su Groupon. Com’è possibile guadagnare da una cena offerta a 99 euro su Groupon, tenendo conto che di norma costa 145 euro in più, direttamente al ristorante?

Offrire un deal su Groupon non genera quel preconcetto (magari veritiero) per cui il locale non se la cava benissimo o non è più prestigioso come un tempo?

Riusciranno i nostri eroi a non cadere nel vortice del “trattiamo i clienti di Groupon come clienti di seconda classe”?

[crediti | Link: Groupon, immagini dei piatti del Joia di Stefano Caffarri, courtesy Cucchiao d’Argento]