di Prisca Sacchetti 24 Luglio 2014
Massimo Bottura e Jamie Oliver

Se vi piace mangiare bene è possibile che il nome di Davide Paolini vi suoni familiare. Si vive bene (e da gourmet) anche senza conoscerlo, ma nel demi-monde gastronomico è piuttosto noto. Giornalista, scrive recensioni di ristoranti per Il Sole24 Ore, guide e manuali, conduce Il Gastronauta su Radio 24. Malgrado alcuni scivoloni (leggendaria la recensione riparatoria del Gold, il ristorante di Dolce & Gabbana) gode tra i suoi lettori di buona reputazione. Logico aspettarsi dal suo sito consigli utili, suggerimenti accurati, opinioni sensate.

Ditemi voi allora in quale categoria incasellare questo post. Rage alert: leggetelo con cautela potreste stupirvi, sbalordire, allibire, strabiliarvi, inveire e bestemmiare, uomo avvisato eccetera.

A scriverlo è tal Luca Vercelloni che, ci ragguaglia il sito del Gastronauta, si occupa di ricerche di mercato, ha collaborato con Gualtiero Marchesi e scritto l’inevitabile libro: “Viaggio Intorno al Gusto”.

Oggetto del suo imperdibile intervento è Jamie Oliver, cuoco inglese e one-man holding con 260 milioni di fatturato nel 2013 tra ristoranti, soprattutto italiani, libri e programmi tivù.

L’ammirazione del Vercelloni per Jamie Oliver è sconfinata perché è bravo, ricco e geniale, “non un personaggio creato dalle televisioni per recitare un copione preconfezionato come lo sono Gordon Ramsey e le sue pallide controfigure italiane” (notate Ramsey scritto con la “E” come fanno i parvenu del cibo).

Vercelloni non ci fa mancare la sua sfumata opinione neanche sul migliore ricettario della cucina italiana mai redatto, che non è come lecito aspettarsi “Le ricette regionali italiane” di Anna Gosetti della Salda o non so, “Il talismano della felicità” ma ovviamente “Jamie’s Italy”, scritto secondo il nostro “con passione e devozione, anziché con la supponenza che contraddistingue gli chef nostrani“.

Ma preparatevi, perché sta per arrivare il virtuosismo che rende immortale lo scritto di Vercelloni, il vero, insuperabile capolavoro dell’estate. Riguarda Massimo Bottura, probabilmente, il migliore chef italiano.

Sono stato la prima (e mi auguro l’ultima) volta nella mia vita da Bottura, alla rinomata Osteria Francescana in quel di Modena (inspiegabilmente incensato come il migliore ristorante d’Italia dall’improbabile guida dell’Espresso e come terzo del pianeta dall’ancor più opinabile guida dei 100 migliori ristoranti al mondo: peccato che ne potrei indicare almeno novantasette migliori di lui, di cui una mezza dozzina a Modena e dintorni)“.

Ebbene, il genio di turno mi propina un ragù di carne ovviamente (e sciaguratamente) reinterpretato a modo suo, il cui unico effetto è solo quello di rimpiangere il ragù ruspante e autentico che una qualsiasi rezdora di Modena, Parma e Reggio-Emilia farebbe mille volte meglio. Potrei continuare i cahiers de doléances della deludente esperienza al ristorante di Bottura, ma per carità di patria mi fermo qui“.

Ora, converrete che solo l’aver concepito un paragone tra due modi di interpretare il mestiere di cuoco così agli antipodi valeva la lettura. Ma com’è possibile, dico io, nel rispetto di tutte le opinioni, che a geni di simile portata venga concesso spazio nel sito del celeberrimo Gastronauta?

E soprattutto, chi di voi ci aiuta a compilare quella che diventa di gran lunga la guida più attesa dell’estate: “97 chef migliori di Massimo Bottura, di cui una mezza dozzina a Modena e dintorni”?

[Crediti | Link: Papero Giallo, Il Gastronauta, Dissapore]

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