di Martina Liverani 14 Marzo 2014
Junior Masterchef Italia

Cose che ho imparato sui bambini guardando Junior Masterchef Italia
Ho sempre guardato le puntate di Junior Masterchef Australia un po’ come si guardano, dall’osservatorio di un comodo divano, un reportage sulle politiche sociali in Scandinavia o i disastri di una calamità naturale asiatica.

In entrambi i casi pensando: “da noi non potrà mai capitare”. Purtroppo o per fortuna.

Ieri sera invece, seguendo la prima puntata di Junior Masterchef Italia, le mie poche – pochissime – personali certezze in fatto di bambini sono iniziate a vacillare. E seguendo le timeline dei miei amici sui social, pare che l’esordio di questo talent, a differenza di quanto già successo per programmi televisivi in cui i bambini fanno cose da adulti (come cantare, ballare, o altro), abbia provocato in noi “ragazze” in età da marito e da orologio biologico ticchettante due grandi reazioni: indomabile terrore o tenerezza sconfinata.

Qualche esempio:
• “A 18 anni vorrei diventare Bruno Barbieri” = terrore. (Anche una lieve preoccupazione, considerando che a fare questa affermazione è stata una bambina).
• “Io ho uno stile rustico, non sono per la cucina “macrobotica” = tenerezza.
• “In cucina non esistono parenti” Ipse dixit il fratello gemello prima di far fuori la sorella
= terrore.
• “Ho iniziato a cucinare da piccolo” Simone, otto anni = tenerezza.
• “Ho un blog di ricette e in ognuna metto un tocco personale” = terrore.
• “Io a differenza degli altri bambini faccio cose insolite, con il nonno ammazzo il maiale e facciamo i salumi”, Gabriele = tenerezza (e stima).
• “devo curare l’impiattamento” = terrore.
• “Ravioli di Giulia”, per la mia ragazza dell’estate che non mangiava il pesce e così ha iniziato a mangiarlo = tenerezza e invidia (per Giulia).

Junior Masterchef ItaliaJunior Masterchef Italia 1Junior Masterchef Italia - Lidia BastianichJunior Masterchef Italia - i giudici

In generale, se la tenerezza è accesa dal saggio montaggio che inquadra faccine felice per i piccoli complimenti e faccine tristi per i piccoli insuccessi, è il terrore il vero sentimento da indagare.

Perché questi piccoli cuochi fanno così paura?

Perché sono più bravi di noi? Perché ce li immaginiamo il pomeriggio in cucina ad allenarsi a sfilettare una spigola e tirare la pasta e non nella loro cameretta a giocare coi Lego e le Barbie? O perché ci sentiamo un po’ colpevoli di aver creato una generazione di piccoli mostri contagiati dal food show?

Voi che risposta vi siete dati?

Non ho figli miei e non mi capita spesso di cucinare per i bambini. Da quella volta in cui la figlia di una mia amica ha preferito pasteggiare con la ciotola del parmigiano reggiano grattugiato piuttosto che assaggiare il mio pranzo a 4 portate, ho sviluppato una specie di idiosincrasia nei confronti del lato gourmet dei bambini e la tendenza a generalizzare: hanno gusti completamente personali, immaturi, illogici e squisitamente egoisti; mangiano solo poche cose e sempre quelle; sporcano dappertutto e non sanno maneggiare le posate; non li puoi portare al ristorante.

Guardando Masterchef ho iniziato a cambiare idea e la mia reticenza nei confronti dei bambini si è lievemente affievolita.

Bambini mangiano come gli adulti, i bambini impiattano, i bambini sfilettano, i bambini hanno le idee chiare, i bambini sono ordinati, i bambini a Natale chiedono un grembiule da chef con il proprio nome, non solo videogame.

Con la curiosità che mi corrodeva, ho trascorso le interruzioni pubblicitarie del programma chiedendomi quale sia l’educazione sentimentale di questi piccoli chef, chi abbia insegnato loro tutto quello che sanno in cucina, come si rapportano ai loro simili, come si rapportano ai loro genitori!

Uno di quei genitori potrei essere io?

I tempi cambiano e nell’era del gastrofanatismo tocca fare i conti con i bambini gourmet. Ma quel che è peggio è che tocca fare i conti con noi stessi: meglio un figlio JuniorMasterChef o un bambino schifiltoso ma comodo che mangerebbe solo salsiccia e patate?

Un bambino che durante un pranzo trovi interessante solo la ciotola del parmigiano, o uno che ci faccia notare l’imperfetta doratura dell’arrosto?

Uno che giochi a calcio o uno che giochi a fare il cuoco?

Uno che con gli amichetti il pomeriggio mangia le merendine o uno che organizza piccoli catering di compleanno?

Terrore o tenerezza?!

[Crediti | Link Dissapore, immagini: Vanity Fair]