Con buona pace di una certa parte politica, e di una buona fetta di campanilismo apartitico, possiamo affermare che il kebab è il primo cibo di strada in Italia. Ma come destreggiarsi nella marea di negozietti che emanano quel’odore di cipolla e grasso bruciato che solletica inspiegabilmente la bocca dello stomaco?
Pita, Doner, Gyros e svariati altro lessico che ci è poco familiare: è ora di stabilire le regole d’oro, anzi, siamo seri, i comandamenti, per il kebab. Chi non ha peccato scagli la prima pietra.
1. Dovrai essere rimpinzato fino al livello massimo, e anche un po’ oltre.
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Il vero kebab, quello da fame chimica, deve perdere pezzi di carne da ogni parte già al primo morso.
Ha il divieto assoluto di presentarsi come un cibo leggero e salutare, la sua funzione primaria è di stenderti le papille gustative e riempirti lo stomaco dal cardias al piloro.
2. Non nominare il nome piadina invano.
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Il döner kebab, arabo, viene fatto con il pane arabo mentre il gyros greco con la pita, il dürüm kebab. con la yufka.
Pita e yufka assomigliano ma non sono una piadina romagnola, che invece ci sta da dio con lo squacquerone.
3. Onora l’insalata e il pomodoro.
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E non usare filetti verdognoli e appassiti e pomodori rosacei di colture dicembrine.
Considera altresì che per un kebab filologico le verdure sono fuori luogo.
4. Ricordati di santificare le salse.
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E di aggiungere queindi tahina, harissa, hummus, tzatziki limitando invece il più possibile la maionese annacquata e quell’apostata del ketchup.
5. Ricordati che la fiatella di cipolla potrebbe uccidere.
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Dunque che la moderazione sia la tua guida, e che se proprio cipolla deve essere che la prendano anche gli altri commensali, tendendo al principio dell’alitosi collettiva.
6. Non accettare cotture impure.
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Se c’è una cosa che accomuna il kebab da strada è lo spiedo che gira su se stesso bruciacchiando la carne che ha infilzato.
E non essere impaziente, che se la carne viene affettata quando non è ancora ben cotta poi è tutta viscida e appiccicosa.
7. Non rubare.
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Che vuol dire che un kebab non può costare più di 4 euro. E’ un cibo di strada nato per riempire la pancia a basso costo.
Sì, dico a te gastrohipster col kebab di cinta senese.
8. Non lesinare sui tovaglioli di carta.
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Il vero kebab è fatto per ungerti tutti gli strati di indumenti fino alla maglietta della salute. Per questo un tovagliolino in più non si nega a nessuno.
9. Non desiderare il falafel d’altri.
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L’alternativa vegetariana al kebab, cioè un panino ripieno di falafel è la prima origine di soffocamento negli adulti europei.
Necessita, per una corretta masticazione, l’apporto di un notevole quantitativo di liquidi, spesso alcolici e provoca uno sconveniente gonfiore addominale.
10. Non desiderare di essere fusion.
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Per una volta facciamo i golosi filologi: ci sono già talmente tante varianti che possiamo avere la decenza di affermare che la piadina ripiena di tartare di fassona con guacamole e sale dell’Himalaya sarà anche buona, ma non si chiama kebab.
Altrimenti poi Abramo si rivolta nella tomba.
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