La differenza tra Grappa e Acquavite d’uva, e altre cose che ho imparato a Vinitaly 2013

Siete mai stati al Vinitaly? Ma sì dai, scommetto che molti di voi ci sono stati. Al rientro dall’ennesima esperienza alla mega fiera del vino a Verona, mi sento di aver imparato qualcosa in più e guarda un po’, chi lo avrebbe mai detto, voglio condividerlo con voi. La prima cosa che ho imparato è […]

Anna Maschio

Siete mai stati al Vinitaly? Ma sì dai, scommetto che molti di voi ci sono stati. Al rientro dall’ennesima esperienza alla mega fiera del vino a Verona, mi sento di aver imparato qualcosa in più e guarda un po’, chi lo avrebbe mai detto, voglio condividerlo con voi.

La prima cosa che ho imparato è che girare un video (quello qui sopra) al Vinitaly è un’impresa complicata ma può essere estremamente divertente. Per merito e colpa del caos, degli ettolitri di vino e della gente un po’ brilla, presenti inclusi. Vedere per credere.

Poi ho appreso finalmente la differenza tra grappa e acquavite d’uva , questo grazie al nostro sponsor, la Distilleria Bonaventura Maschio, che produce entrambe le bevande e si impegna da anni per far chiarezza sulla diversa natura dei due distillati, cosa come vedrete nel video poco nota ai più.

Insomma, per sintetizzare, ho imparato che:

– Il porno divo Rocco Siffredi è molto più alto dal vivo che nei suoi video. Non che ne abbia mai visti, figuriamoci.
– Il giudice di Mastechef e produttore di vino Joe Bastianich è più basso dal vivo che nelle puntante del programma, e quelle le ho viste tutte.
– L’acquavite d’uva è un distillato del mosto.
– Mentre la grappa è un distillato delle vinacce.
– La moglie di Rocco Siffredi è una donna gentile e bellissima.
– Ah, per vinacce si intende quel mappazzone che puzza di cantina formato da graspi, bucce e vinaccioli.

Ho anche imparato che:

– se fossi stata al posto di uno dei malcapitati signori del video qui sopra, avrei fatto un pessima figura.
– Degustare grappa e acquavite prima di pranzo ha un ché di spericolato
– Adoro i vini austriaci, soprattutto se raccontati da chi se ne intende.
– Entrare al Vinitaly gratuitamente è facile solo se sei uno dei 2.496 giornalisti, un blogger straniero di successo o un caro amico di qualche espositore.
– Che la superficie della fiera è di 94.862 mq.
– I 140.655 visitatori, camminando chilometri e chilometri ogni giorno, non riescono ad assaggiare che una minuscola percentuale dei vini esposti dagli oltre 4000 produttori presenti in fiera.
– Che il vino naturale non si deve chiamare “naturale” per legge, ma tanto, comunque, lo chiamano tutti così.
– I capperi di Pantelleria prodotti da Gabrio Bini sono meglio delle caramelle.
– Alcune persone quando bevono molto o molto male diventano sgradevoli, maleducate, volgari, inopportune, scomposte, pacchiane, sguaiate, rozze, becere, e tutti i peggiori aggettivi che vi vengono in mente.

Ho anche imparato che:

– Verona è un gioiello.
– Ma non riesce a far fronte alla massa di gente che si riversa lì per il Vinitaly. E questa condizione non migliora, anzi, casomai peggiora di anno in anno.
– Che i 3 ristoranti più gettonati durante l’edizione 2013 sono stati: I 4 Cuochi del pasticcere Giancarlo Perbellini a Verona, la pizzeria I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio, L’Antica bottega del Vino al centro della città.
– Che a I 4 Cuochi la particolarità è che gli chef servono ai tavoli. Quando ci sono stata io però era pieno di camerieri.
– E comunque è la piccola enoteca Sottoriva la più cool per le feste fino a tarda.
– Potete anche non crederci, ma il distributore di benzina subito dopo l’uscita San Zeno è meta ambita per il fine giornata con cocktail, birre, champagne e produttori abbracciati a visitatori abbracciati a signore taccate e minigonnate abbracciate a tavolini, in attesa che il traffico si plachi. Mai prima di due ore.
– Ho imparato che per dormire a Verona durante la fiera devi prenotare l’anno prima.
– Che se non hai prenotato un tavolo nei ristoranti interni al Vinitaly è meglio che ti organizzi da casa con il pranzo al sacco.
– Oppure, ma questo è un segreto, puoi sempre pedinare un cuoco incontrato per caso fino allo stand dove sta per cucinare. Io ho pedinato Alessandro Frassica (‘Ino) e Pasquale Torrente (il Convento di Cetara). M’è andata bene.

Ho anche imparato che:

– tra gli spumanti italiani, preferisco i Trento doc.
– Qualcuno chiama Prosecco qualsiasi vino con le bolle, che è peggio di non sapere la differenza tra grappa e acquavite d’uva.
– I ragazzini ubriachi che vomitano negli angoli sono uno spettacolo davvero poco edificante.
– Non si possono portare bottiglie fuori dal Vinitaly neanche se preghi, piangi, strisci, singhiozzi, urli, contesti, sbatti, ammicchi, occhieggi, inventi, dribli.

E mi pare sia tutto. No?

[Crediti | Video: Lorenza Fumelli]