di Lorenza Fumelli 31 Agosto 2011

Per allenare il vostro cervello in lento risveglio dal letargo vacanziero, oggi propongo un argomento scottante quanto la cipolla fondente dello chef Salvatore Tassa: il rapporto prezzo/felicità, più convenzionalmente noto come qualità/prezzo. Seguitemi, non ve ne pentirete.

Tempo fa ho avuto la ventura di assistere ad un’accesa discussione tra due amici appassionati di vino, Mr Tale e Mr Bano. Causa del diverbio, ancora oggi distante dall’essere risolto, è una bottiglia di vino da 500€, il cui rapporto qualità/prezzo veniva giudicato conveniente da uno e svantaggioso dall’altro.

Mr Tale sosteneva che, visti i requisiti, una bottiglia di vino da €500 può senza dubbio avere un ottimo rapporto qualità/prezzo. Mr Bano si opponeva con vigore, affermando che per quella cifra fare discorsi di Q/P è piuttosto ridicolo. E con enfasi puntuta dichiarava: si considera la relazione tra questi due parametri, tanto cara a copyrighter e marketing manager, nell’ottica del basso costo e della (presunta) qualità dei beni, non come etichetta per prodotti di lusso. Una bottiglia di vino da €500, per quanto superba possa essere, è ahinoi molto lontana dall’essere un bene del vivere quotidiano e per questo non ha alcun senso parlare di rapporto qualità/prezzo. Al massimo di un buon affare.

Ma cosa significa “qualità”? Secondo i redattori della norma ISO 9000 del 2005 (Fondamenti e Terminologia) la giusta definizione è questa: “Qualità è il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfano i requisiti”. Sulla base delle aspettative, aggiungo io. E quando è possibile parlare di buon rapporto Q/P ? Per chiarirci un po’ le idee facciamo degli esempi:

– Nel 2010, durante le “Settimane del gusto” patrocinate da Slow Food e rivolte ai giovani sotto i 26 anni (perchè-a-noi-trentacinquenni-senza-una-lira-non-ci-pensa-nessuno), si potevano mangiare 6 piatti cucinati da Heinz Beck alla prestigiosa Pergola del Rome Cavalieri con soli 100€, quando normalmente il menù con lo stesso numero di portate costa 190€. Per qualcuno questa sarebbe stata un’esperienza ad altissimo rapporto Q/P.

– Un hamburger da McDonald’s costa in offerta 1€. La qualità è quella che ci aspettiamo. Si può parlare di buon rapporto Q/P?

– Io credo che, spendere 25€ circa da Tonda, nuova pizzeria di culto aperta dagli stessi proprietari di Sforno in zona Montesacro a Roma, in cambio di una pizza ottima, trapizzini al piatto (si quelli di 00100), ampia gamma di birre artigianali e supplì da urlo, sia senza dubbio un’esperienza dal vantaggiosissimo rapporto Q/P. Ma per chi mangia a 9€ pizza e birra al Formula1 di San Lorenzo, forse no.

– Un litro di Olio extra vergine di oliva ROI ottenuto dalla prima spremitura a freddo con macine di pietra costa € 9,50. Carapelli, Monini, De Cecco e altri GDO di medio livello, circa €6. Quale prodotto ha il migliore rapporto Q/P?

E via così.

Possiamo spiegare definitivamente cosa si intende per rapporto qualità/prezzo e in quali occasioni è giusto tenere conto di questo valore? Dai, possiamo?

[Crediti | Link: Wikipedia, Settimane del gusto, Tonda, 00100, immagine: Stockphoto]