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Mi ritengo, di norma, una persona tollerante. Su una cosa non sono disposta a discutere: l’assoluta, schiacciante superiorità della pasticceria siciliana su qualunque altra. Religione, etica, politica se ce c’è bisogno rivedo qualunque posizione. Non sulla pasticceria siciliana. Potete provare a corrompermi con pastiere e frappe, tentarmi subdolamente con cantuccini e bonet, non funzionerà. Il mio cuore (e la mia glicemia) torneranno sempre ai dolci dell’Isola. Siccome nel weekend si festeggiavano a Sambuca di Sicilia (Ag) le “minni di virgini”, meravigliose frolle a forma di mammella ripiene di crema di latte, zuccata e scaglie di cioccolato, vi racconto 4 tappe da un capo all’altro della Sicilia, ognuna dedicata a uno splendido dolce siciliano.

Dattilo, campagna trapanese. “Chissà dov’è l’Eurobar”, penso entrando in paese. Trovarlo è stato semplice, mi sono unita al capannello di persone che attendevano l’aperturta di un bar. Alle sedici e trentuno precise la serranda si alza, si leva un “Olè” collettivo e tutti ci accodiamo alla cassa. La richiesta? Sempre quella:  “Un cannolo”. Di dimensioni apocalittiche, eppure finisce in pochi morsi. Ricotta (di pecora, cosa lo dico a fare?) non setacciata e poco zuccherata che cancella le stucchevoli cremine spacciate per ricotta troppe volte. Niente granella e canditi, le gocce di cioccolato (per fortuna) si possono evitare, basta chiederlo. Cialda croccante dal sapore deciso, un cannolo duro e puro.

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Maria Grammatico, Erice. La cosa migliore da fare a Erice è perdersi. Vagare senza meta per le viuzze medievali, ammirare pigramente il paesaggio, scaldarsi al sole seduti su un muretto: tanto tutte le strade portano a Maria Grammatico. Fuori dal suo negozio un profumo per cui fatico a trovare definizione meno impulsiva di “qualcosa di squisito è appena uscito dal forno e io lo devo assolutamente provare”; dentro le vetrine adescano l’ignaro visitatore con bocconcini, mostaccioli, sospiri delle monache e genovesi santificate dalle mani operose della pasticcera siciliana. La sua è una storia che ormai conoscono in molti: cresciuta in un convento di monache, le spiava nottetempo da una botola mentre cucinavano, e trascriveva le ricette che l’avrebbero resa celebre. Da soli i dolci di Badia ripagano del viaggio, scrigni di mandorle e zucchero riempiti con una delicata conserva di cedro, tanto piccoli quanto pericolosi per la nota legge delle patatine, uno tira l’altro.

Caffè Sicilia, Noto. Che aggettivo uso per descrivere Noto? Incantevole? Fiabesco? Decidete voi, per me qualunque aggettivo è una limitazione. Per riempirmi gli occhi vado avanti e indietro lungo il corso. Solo sul barocco, forse, si è scritto più che sul Caffè Sicilia, del resto, basta uno sguardo al menu — Trancio di pompelmo rosa e peperone candito” o Fattore Z: zenzero zucca zafferano– per intuire la “diversità” di Corrado Assenza, chef e pasticcere dalle intuizioni geniali. Pan di spagna in due strati sottili, una farcia di ricotta irreale racchiusa nel tenue involucro di marzapane: anche un classico come la cassata, liberato dal peso dell’originale alleggerito e reinterpretato da Assenza, diventa la soliota esperienze ai confini del mistico di cui vi parlano sempre quegli esagerati dei gastrofanatici.

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Colicchia, Trapani. Colicchia, micro-pasticceria al centro di Trapani è un posto fuori dal tempo. Per l’interno come una volta, per l’atteggiamento impontsato all’assoluta spontaneità, al di fuori di calcoli commerciali della premurosa famiglia Colicchia, travolgente nel raccontare come lavora. Non ordinate mai una granita senza panna e senza brioscia, il classico dolce al forno siciliano con cui va sempre in coppia. Mai, tranne qui. Scucchiaiare placidamente al sole la granita di Colicchio, nuda e cruda, specie se al caffè (caffè alla turca, per la precisione) è la quintessenza della sicilianitudine: verace, beata, pochi fronzoli tanta sostanza.

commenti (53)

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  1. Ci sono un bel po’ di posti buoni anche a Messina e dintorni dove la pasticceria e’ davvero importante; purtroppo non sono nel giro delle guide 🙁

    Il Bar Sicilia, unica possibilita’ a quanto pare per noi della sicilia orientale, non mi ha fatto una buona impressione la prima volta; cogliero’ l’occasione delle prossime vacanze per riprovarlo 🙂

  2. dimenticavo: lodevole e giusta la precisazione della ricotta di pecora per i cannoli, purtroppo non in tutte le parti della Sicilia e’ cosi’ e alcune volte ci si ritrova a mangiare dei cannoli senza gusto (specie zona ragusa e dintorni).

    1. Avatar Titty ha detto:

      La pasticceria siciliana è molto dolce: cannoli alla ricotta, cassate, granite, pasta di mandorle e marzapane non sono propriamente sciapi. Ma non per questo deve piacere il “troppo dolce”, insomma non stuccano.
      Infatti, anche se non amo i dolci “troppo dolci”, riesco a ingurgitare ogni tipo di dolcetti alle mandorle e di granite.
      Cannolo e cassata un po’ meno, non riesco a fare il bis, ma come li ho mangiati a Catania non li ho mangiati mai.

    1. Avatar Roby ha detto:

      La Sicilia sempre e comunque.
      Però devo dire che anche a Bressanone ho provato dei dolci strepitosi: difficile non lasciarsi corrompere da tanta semplicità e gusto allo stesso tempo.. per me impossibile.

    2. Avatar Gio ha detto:

      Sicilia e Bressanone…che dire…
      Ps=perché ogni santa volta che decido di lasciare un commento devo re-inserire la mia mail?

    1. Avatar Faber ha detto:

      E’ strana, curiosa, sospetta.. l’assenza di segnalazioni di pasticcerie panormite…

  3. Ok, devo proprio dirlo: AVETE RAGIONE! La pasticceria siciliana è davvero di una superiorità schiacciante, che si tratti della Grammatico (e quindi squisita tradizione) o di Assenza (capace di innovazioni visionarie e sorprendenti).
    Cosa c’è di bello è l’originalità assoluta, la dolcezza con il tocco esotico: pasticcini a forma di minne, roba covata per secoli nei conventi, la ricotta e le mandorle, il cake design ante litteram della cassata, i cannoli farciti al momento, la colazione più fica del mondo (granita e brioche-quella vera- col tuppo).
    Ho fatto qualche anno fa un fantastico tour dell’isola in moto. Voglio testimoniare della commovente terrazza all’ultimo piano con vista Erice-e-mare di Maria Grammatico e delle 4 “merende” al giorno per 5 giorni consecutivi da Corrado Assenza, che ormai avevano reso me e mio marito schiavi da sert della sua immensa arte in pasticceria.

  4. I napoletani,che pure nella pasticceria sono creativi,riconoscono la grandezza della
    pasticceria siciliana.Anche il più umile vi dirà questo.Le migliori particcerie usano ricotta che viene dalla Sicilia.E m
    olti napoletani aspettano i cannuoli di Palermo che arrrivano con la nave,e venduti in uno o due bar.
    ps.io le amo entrambe

    1. Avatar Mau ha detto:

      Da siciliano penso personalmente che la napoletana è al secondo posto si, ma si tratta comunque di un’altra grande pasticceria che sta lontana, molto lontana dal terzo posto.

    2. Sulla “cucina“ sono alla pari.E‘ imbarazzante per me,forseun lieve vantaggio per la Napoletana ,se consideriamo la Pizza sicuramente la napoletana.Ma la pizza è un cibo a parte, è ……verdura (ammerigana).