di Rossella Neri 24 Settembre 2014
sushi

Se vi aspettate di sentire per l’ennesima volta la storia della regina Margherita che inventa la pizza avete sbagliato canale. Qui si parla di storia vera, perbacco, di linguistica e scienza. Quindi mettetevi comodi, prendete appunti e pensate a come organizzare la prossima cena.

Il menu ve lo diamo noi.

L’idea viene da un professore di linguistica a Stanford, Dan Jurafksy, che in un libro affascinante si è messo a raccontare la storia dei cibi a partire dal loro nome (se pensate che McDonald e il sushi non abbiano niente in comune vi state sbagliando).

Così, andando a caccia di abbinamenti arditi si arriva alle teorie molecolari di certi scienziati svizzeri, e, perché no, a rileggere Shakespeare.

La prossima volta che organizzate una cena potreste candidarvi per il premio Nobel.

sushi&ketchup

ANTIPASTO: Sushi & Ketchup

Nel Sud Est asiatico il pesce veniva conservato in una salamoia con il riso. Il riso fermentando contribuiva a mantenere il pesce commestibile per anni. Da qui si va per supposizioni, ma probabilmente il primo sushi fu inventato da un golosone, che non aveva tempo di aspettare che il riso fermentasse e decise di mangiare il pesce crudo con il riso e l’aceto.

Ma la storia del ketchup è anche meglio, visto che comincia come quella del sushi. Dan Jurafksy spiega che Ketchup nasce da due parole cinesi: la prima suona “tchap” e significa “salsa” la seconda suona “ke” e ha a che fare col pesce in conserva.

La salsa di conserva del pesce arrivò in Europa con i mercanti Inglesi e Olandesi che nel XVII secolo scorrazzavano per i mari del Sud Est asiatico e probabilmente in Europa si capì che fare la salsa con il pesce era troppo costoso, così si tentarono surrogati: le noci, i funghi… finché non arrivò il pomodoro americano che dava un risultato perfetto.

Adesso pensate a come vi sentireste a servire il sushi con il ketchup e raccontare questa storia ai commensali.

carne e cioccolato

PIATTO PRINCIPALE: Carne & cioccolato

Un abbinamento abbastanza noto, ma ora saprete perché funziona.

François Benzi della Firmenich (un’azienda di Ginevra che produce essenze) nel 1999 provò a far preparare un piatto di fegato di maiale al gelsomino, basandosi su una teoria per cui, dato che entrambi i prodotti contenevano “indolo” avrebbero funzionato bene. A quanto pare aveva così ragione che Blumenthal si è servito dei suoi studi per elaborare molti dei suoi abbinamenti azzardati.

Questa stessa teoria spiega anche come certi piatti della tradizione italiana siano così azzeccati, il cinghiale in dolce forte ad esempio, di cui parla Artusi. Per chi volesse provare a casa con altri abbinamenti su questa regola basta andare qui, ma non montatevi troppo la testa.

sherry&toast

DESSERT: toast & sherry

” ha quindi tracannato il moscatello
ed ha gettato in faccia al sagrestano
tutti pezzi di pane intinti al vino
(Shakespeare, La bisbetica domata, Atto III, scena 2 – trad. Goffredo Raponi)

Ecco, gli emiliani nel Lambrusco ci mettono i tortellini, i toscani inzuppano i cantucci nel Vin Santo. Gli inglesi, con gesto eucaristico, infilavano nel vino pezzi di pane vecchio abbrustolito (“sops” nel testo originale). Il toast aggiungeva un sapore di bruciacchiato al vino e a quanto pare lo migliorava.

Il vino di cui parla il testo è però lo sherry che, come sappiamo tutti, è il vino portoghese spagnolo commerciato in Inghilterra e adorato dagli inglesi già nel XVI secolo. Quel “moscatello” di cui parla Shakespeare nella bisbetica domata, altro non è che Sherry del vitigno moscatel appunto (E così scopriamo pure che Shakespeare aveva delle doti da enologo).

Alla fine del pranzo quando servirete pane tostato e bicchierini di sherry pensateci bene: avete risparmiato un sacco di soldi in pasticceria.

[foto crediti: the drinksbusiness, rap-genius, sushi-ricette, schwimmerlegal, bressanini-lescienze]

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