di Prisca Sacchetti 21 Agosto 2013
scontrino zagara, positano

Inclinazioni apparentemente inconciliabili e piccole risse estive.

(Scuola di pensiero 1). Che ansia le polemiche da spiaggia. O peggio, che ansia le ipocrite polemiche sociali da spiaggia attizzate dallo scontrino fiscale condiviso su Facebook. Una pandemia. Il vero tormentone dell’estate 2013 (altroché Get lucky dei Daft Punk).

(Scuola di pensiero 2). No eh, non fate moralismi sulle disavventure degli italiani in vacanza. Che ne sarà di noi, l’altra metà costretta a casa dalla crisi, se ci togliete la schadenfreude (il piacere provocato dai guai altrui).

Allora oggi, in questo frenetico rincorrersi per esporre prima degli altri lo scontrino più scandaloso che accomuna ogni mezzo d’informazione, nessuno escluso, Dissapore è orgoglioso di presentare: La Zagara, Garden Bar di Positano.

“Dolci di produzione artigianale dal 1950, in vetrina tutto ciò che di più sfizioso offre la zona, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Da provare: la pastiera, ma anche squisiti snack, cocktail, granite alla frutta da gustare all’ombra delle zagare”, recita la carta d’identità del Touring Club.

A lamentarsi dello scontrino prontamente postato su Facebook sono questa volta due turisti in vacanza nella perla della Costiera Amalfitana. Hanno pagato: 12 euro per un misto d’insalata, 8 euro per una granita, 9 euro per una bottiglia di acqua minerale. Totale: 29 euro.

Indispettiti dalla bottiglia d’acqua minerale a 9 euro, più della granita, sono rumorosamente sbottati. Sintesi: per quanto bianchi, benestanti e probabilmente viziati, 9 euro per una bottiglia di acqua minerale restano uno scandalo.

Non è d’accordo Alessandra Russo, titolare della Zagara, che interpellata dall’Ansa precisa:

La coppia di turisti era seduta sulla terrazza del locale, dove ogni sera c’è il piano bar. Noi non facciamo pagare la musica, come accade in altri posti, ma chi va in un piano bar sicuramente non consuma acqua minerale.

Poi tutti i frequentatori del nostro locale, quando si siedono al tavolino ricevono dai camerieri il menù dove è specificato il costo di ogni singolo prodotto. Quella coppia di clienti era ben consapevole di cosa stava consumando e di quanto avrebbe pagato“.

È una posizione (orami possiamo dire di cultura pop) già molto analizzata; più che farlo di nuovo, trovo sia divertente citare una cosa letta ieri.

Riguarda i 100 euro per 3 amari e 4 caffè pagati sabato scorso da 7 turisti romani al Caffè Lavena di Venezia. Sotto accusa soprattutto il supplemento musica (occhio al nuovo tormentone): 42 euro, 7 a persona.

Troppo? Dipende. Sedersi in piazza San Marco, a Venezia, con vista basilica, Palazzo Ducale, laguna, non è come andare nel bar sotto casa. Tutto ha un costo e in fondo è giusto così. A una condizione: che l’ignaro turista abbia contezza dei prezzi. D’altronde, se un frappuccino al caramello versione large di Starbucks a Londra costa ben 3,5 sterline (4 euro) non c’è poi da scandalizzarsi tanto“.

E voi cosa volete fare, la parte degli ingenui? Vi scandalizzate?

[Crediti | Link: Touring Club, Repubblica Napoli, Dissapore, L’Inkiesta]