Quel weekend nelle Langhe, non più rimandabile ora che sono patrimonio dell’Unesco

Quel weekend nelle Langhe, non più rimandabile ora che sono patrimonio dell’Unesco

Se non conoscete le Langhe, il cui paesaggio è da ieri Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco, niente vi aiuterà a capirle come le parole del vignaiolo simbolo della zona, Bartolo Mascarello, riprese oggi da Aldo Grasso sul Corriere. Un tempo, lungo la strada provinciale che va verso Alba si poteva leggere il cartello “Zona depressa”. Poi, quando il vino è diventato business, secondo Mascarello al posto di quel cartello ne avrebbero dovuto mettere un altro: “Zona colpita da improvviso benessere”.

Se è andata così è merito di tanti, in particolare, ci sia concesso una volta tanto, di Carlo Petrini e Slow Food, che oggi sfottiamo in tanti per gli eccessi sul chilometro zero.

Per festeggiare l’evento, che gli abitanti di quella striscia di terra protesa tra l’Appennino Ligure e il Po commenteranno con il più classico “esageruma nen”, eccovi i nostri consigli per mangiare bene e bere meglio quando sarete nel distretto eno-gastronomico da oggi patrimonio dell’Umanità

Tartufi 

COSA MANGIARE / PRODOTTI TIPICI

Nocciola Piemonte IGP: fondamentale per il successo planetario della Nutella (Ferrero si trova ad Alba, cittadina dal formidabile imprinting imprenditoriale), la Tonda Gentile Trilobata si produce in un’area perfettamente combaciante con quella riconosciuta dall’Unesco: le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato.

Formaggio Raschera: latte crudo e pasta semidura, grazie al sapore elegante e morbido il Raschera e l’ingrediente essenziale di un piatto molto amato in tutta la Langa: gnocchi al Raschera. Un’altra unione particolarmente felice? Con le patate.

Formaggio Bra: a latte crudo, si divide tra tenero, stagionato per almeno 45 giorni, e duro, con stagionatura oltre i sei mesi, dal sapore aromatico e pungente.

Tartufo Bianco d’Alba: si potrebbe scrivere un libro, stavolta vi rimandiamo alle avventure di Cristina Scateni, nostra editor e tartufaia per un giorno.

Due bottiglie di Barolo

COSA BERE / IL VINO DEL TERRITORIO

– Trattamento speciale per il vino, Barolo e Barbaresco in testa: come raccontato nel film Barolo Boys, di prossima uscita, la rivoluzione della Langhe si deve alla lungimiranza di un gruppo di giovani – Elio Altare, Giorgio Rivetti, Roberto Voerzio, Chiara Boschis, Elio Grasso – che hanno cambiato il modo di intendere il vino passando dal concetto di “vino del contadino” tipico delle zone depresse, a quello di “vino del territorio”. E la zona confinante del Monferrato non sta a guardare, come testimonia la riscoperta recente del Ruché, vino inserito alla perfezione tra meraviglie tipo Barbera, Grignolino e Moscato.

Tra le cantine che è obbligatorio visitare una volta lì:

Ca’ Viola
Enzo Boglietti
Bric Cenciurio

Panorama Langhe

DOVE MANGIARE / TRATTORIE E OSTERIE

Eccoci alla cosa che, forse, ci interessa di più, le osterie e le trattorie espressione autentica dello spirito di queste colline. Ricordato che Alba ospita l’unico ristorante tre stelle Michelin della zona, Il Piazza Duomo (chef Enrico Crippa), procediamo a zig zag tra Langhe Roero e Monferrato come si conviene ai bracchi da tartufo.

Antica Torre
Ci sono i vigneti, c’è la torre medievale, l’iconografia tipica delle Langhe è rispettata. Lo stesso dicasi per i piatti: agnolotti del plin e tajarin, vitello tonnato, insalata russa, cruda all’albese, gallina lessa, acciughe al verde, agnolotti del plin, bonet e torta di nocciole tra i dolci. Prezzi morigerati come i ricarichi della carta dei vini. Magica.

Via Torino, 71, Barbaresco, Cuneo

– Osteria Veglio
Come sopra, con bella vista sulle colline e una specializzazione ulteriore, l’agnello arrosto langarolo. Tra Nebbioli, Baroli, Barbareschi, Dolcetti, Barbere, Moscati e Asti Spumanti la lista dei vini è un monumento di piemontesità. Il conto medio si aggira sui 30 euro.

Frazione Annunziata, 9, La Morra – Cuneo

Locanda dell’Arco
La cucina tradizionale piemontese interpretata come meglio non si potrebbe, tra bagnet verd, vitello tonnato, flan agli asparagi. Solita poderosa carta dei vino made in Piemonte, prezzo fisso 35 euro come scritto sulla lavagna all’ingresso.

Piazza dell’Olmo, 1, Cissone, Cuneo

– Ristorante I Rebbi
Vista obbligatoriamente mozzafiato, una coppia di gestori giovane e motivata, ambiente rustico molto accogliente. Poi la cucina, sempre ispirata tra tartufo, ortaggi e irresistibili tome d’alpeggio. Robusta parata di vini piemontesi per bagnare il tutto. Senza tartufo si spendono 30/35 euro.

Regione S. Sebastiano 52, Monforte D’Alba, Cuneo

– Ristorante del Belbo da Bardon
Trattoria secolare emblema del Monferrato con una cantina pazzesca che supera i confini regionali. Della potente cucina regionale non perdete capitando qui i Ravioli alla Monferrina e la mattonella monferrina al momento del dolce. Mettete in conto una spesa di 50 euro ma prima assicuratevi di prenotare nel dehors.

Via Valle Asinari, 25, San Marzano Oliveto, Asti

[Crediti | Link: Unesco, Dissapore, immagine di copertina: Australia Rider/ Juzaphoto]