di Francesca Romana Mezzadri 10 Luglio 2015

Capitolo elettrodomestici. C’è chi lava i piatti a mano: se in famiglia si è in pochi, si cucina di rado a casa, non si invitano mai gli amici capisco (capisco? e inoltre: ma che vita fate?) che si possa preferire spendere altrove gli euro destinati all’acquisto della lavastoviglie.

C’è persino chi ce l’ha ma la usa poco, e qui davvero non so darmi una spiegazione, ma tant’è.

Insomma, fatte salve le categorie no-lavapiatti, tutti gli altri la usano (qualcuno ci cucina anche) ma, da quel che mi è capitato di sentire, con qualche dubbio quando non proprio riserva sul suo impiego e sulla sua efficienza.

Vogliamo fare piazza pulita (letteralmente!) di questi dilemmi?

lavapiatti

1. Lavare i piatti prima?

No. Pulirli però sì. Perché i residui di cibo finiscono nel filtro (ve ne parlo al dilemma 4) e lo intasano con tutta una serie di conseguenze più o meno gravi a cominciare dagli odori sgradevoli (vedi punto 5) per finire con il guasto o addirittura la morte dell’elettrodomestico.

Facciamo un passo indietro e analizziamo i comportamenti più diffusi.

Tipo uno: caccia in lavastoviglie i piatti appena sollevati dalla tavola dopo aver eliminando solo il grosso, come croste di formaggio, ossi di pollo, gusci di cozze; tutto il resto (erbe tritate, lische di pesce, chicchi di riso) va al lavaggio, ovvero nel filtro (ancora, vedi punto 4).

Tipo due: lava i piatti con acqua calda e sapone prima di metterli nei cestelli perché non si “fida”; contestualmente, dice addio al risparmio energetico (acqua ed elettricità: se ne consuma meno in lavapiatti che a mano) e alla comodità di un elettrodomestico che fa il lavoro al posto suo.

Tipo tre: sciacqua le stoviglie sotto l’acqua corrente e, se è vero che un rapido passaggio contiene lo spreco, rischia comunque di spostare il problema, intasando lo scarico del lavandino.

Tipo quattro: svuota per bene gli avanzi nel secchiello dell’umido passando, se occorre, con un tovagliolino per staccare i residui di cibo da pentole e piatti, comportamento rapido ed efficace nel quale non intravedo alcuna controindicazione. Voi?

Post scriptum. Non credete alla pubblicità: la teglia delle lasagne incrostata di sugo e besciamella bruciacchiate, messa così com’è, non esce pulita dalla lavapiatti (e se lo fa, i residui finiscono… indovinato!) e l’unica via resta riempirla di acqua e detersivo, lasciarla ammollo un po’, poi grattare con olio di gomito.

Non ci sono altri mezzi, davvero.

detersivo

2. Detersivo in che forma.

Sono abbastanza grande da aver usato a lungo, nella mia prima lavapiatti, il detersivo in polvere nel fustino rotondo, dal quale si prelevava con una sessola sviluppando una nube impalpabile, che ti attaccava la gola e di cui ancora conservo il ricordo del sapore in bocca.

Poi è stato il momento delle polveri di nuova generazione, “concentrate”, e la dimensione delle confezioni si è ridotta notevolmente.

Quindi sono arrivate le pastiglie e le capsule che si sono evolute arrivando a contenere al loro interno infiniti principi attivi differenti. Tutto ciò, naturalmente, ha un prezzo, e che prezzo!

Sull’efficacia di questo o quel prodotto non mi pronuncio, perché so che ognuno ha le sue marche e forme preferite. Se volete sapere la mia, vi dirò comunque che negli ultimi tempi sono passata al liquido che trovo efficace, facile da dosare e ragionevolmente economico.

Anche perché (e questo con pastiglie & co. non si può fare) io metto circa 2/3 quando non la metà (se i piatti sono poco sporchi) della dose consigliata dal produttore del detersivo. E non me ne sono mai pentita.

A proposito faccio lo stesso con la lavatrice, ma questo consiglio è per un altro blog.

sale+lavastoviglie

3. Sale e brillantante: sì o no?

Sempre quando ero giovane, avevo la fortuna di vivere in un’amena località delle Prealpi con un’acqua così buona che una mia zietta ottuagenaria, quando veniva in visita, arrivava con un paio di tanichette per portarsene un po’ a Milano.
Allora, concetti come “calcare”, “addolcire”, “stoviglie opache” mi erano totalmente ignoti.

Poi, sono venuta a vivere in città e, nella mia zona, l’acqua è così dura ma così dura che sciacqua via male anche lo shampoo. Così, oltre ad aver preso l’abitudine di fare tè e caffè con la minerale in bottiglia, ho dovuto iniziare a usare sale, per addolcire, e brillantante, per far scivolare via le gocce (che, asciugandosi, va da sé…).

Naturalmente, e la mia esperienza lo insegna, non tutti ne hanno bisogno e non tutti con la stessa frequenza. Ma se i bicchieri sono opachi, le antiaderenti e la plastica macchiati, non avete alternative e vi tocca.

Regolando in base alle vostre esigenze l’erogazione di entrambi, specie del brillantante che, in eccesso, dà l’effetto opposto lasciando striature sulle stoviglie.

manutenzione

4. Ogni quanto fare la manutenzione casalinga?

Io ho imparato che se non pulisco il filtro una volta ogni mese, mese e mezzo al massimo sono dolori: soprattutto piatti e bicchieri escono unti, appannati, appiccicosi. Naturalmente, meno eliminate gli scarti, più il filtro diventerà lui per primo unto e appiccicoso.

Insomma, occorre averne cura, smontarlo in tutte le sue parti, strofinarlo con un vecchio spazzolino da denti e detersivo liquido, sciacquarlo con acqua calda.

Anche gli ugelli dei bracci potrebbero avere problemi, soprattutto potrebbe capitare che il calcare li ostruisca: un prodotto apposito o, più semplicemente, un “impacco” di aceto caldo e uno stecchino per staccare eventuali tappi, e torneranno come nuovi.

Inutile dire che, il giorno che pulisco il filtro, corrisponde a quello in cui ricarico sale e brillantante.

Due o tre volte all’anno uso anche un detergente sgrassante specifico da far andare a lavapiatti vuota.

puzza

5. Come si combattono i cattivi odori?

Se leggete siti e rubriche di “consigli della nonna” (che poi, non so la vostra, ma la mia lavatrice lavapiatti se la sognava!) il più gettonato è il mezzo limone spremuto messo nel cestello delle posate. A seguire, bicchieri di aceto e cucchiaiate di bicarbonato. Tutta roba che, secondo me, lascia il tempo e, soprattutto, l’odore che trova.

Perché l’interno della vostra lavastoviglie non olezzi di compost dovete (aridaje!) tenere pulito il filtro.

Se il caso vuole che abbiate pochi piatti (non abbastanza da giustificare un lavaggio ufficiale) ma sono sporchi di avanzi puzzolenti tipo pesce o formaggio fate un prelavaggio o un programma bicchieri con solo una spruzzata di detersivo (ecco perché il liquido, o al limite la polvere, sono comodi).

Naturalmente, se la vostra lavastoviglie ha il tasto per il mezzo carico, siete a cavallo.

lavastoviglie-in-funzione

6. Cosa mettere, cosa no

A volte, i piatti sono pochi ma molto sporchi, oppure prevedete di non essere a casa per uno o due pasti e non potete certo lasciarli lì a far flanella.

È il momento giusto per infilare in lavapiatti tutto quello che potete lavarci ma non lo fate mai, tipo le pentole grandi che tenete riposte sui pensili o i meno usati fra i mestoli appesi sulla barra dietro i fornelli.

In lavastoviglie possono finire molte più cose di quel che immaginate. Per esempio, i piccoli elettrodomestici che sono ormai quasi interamente smontabili e lavabili (tranne solo le parti con fili e motori).

E, uscendo dalla cucina, il bicchiere degli spazzolini, i vetri delle cornici portafoto e persino i “ninnoli”, quelle cosette in ceramica o vetro che forse una volta contenevano confetti e ora stazionano sui ripiani della libreria o sulla mensola del telefono a prendere polvere: fategli fare un giro a 60 gradi e vedrete che ne usciranno smaglianti (ma siete sicuri di volerli rimettere al loro posto?).

Insomma, tutto quel che è ceramica, vetro, acciaio, plastica, facendo solo attenzione agli oggetti dipinti a mano e alle porcellane pregiate che potrebbero sciuparsi.

Non dovreste mettere in lavapiatti i coltelli, sia perché sbattendo fra loro o contro i cestelli si rovina il filo sia perché a volte si macchiano o formano ruggine, specialmente se la lavastoviglie non asciuga bene.

Mai il legno, che diventa opaco e si spacca (specie i taglieri). Opachi e macchiati risulterebbero anche l’argento, il rame e l’alluminio. In particolare quest’ultimo assume una patina “polverosa” che lo rende fastidioso al tatto. Ergo, mai neppure la moka. A rischio i cristalli e i vetri più sottili e delicati. Insomma, un po’ di buonsenso.

E la lavastoviglie sarà il vostro migliore alleato.

Cos’ho dimenticato? Avete qualche altro dilemma irrisolto? Non siete convinti di questo o di quello? Mi dite cosa e perché?