di Giulia Caligiuri 20 Settembre 2013
Jo Condor

Ieri il premier, l’uomo da cui nessuno se lo aspettava, preso in mezzo alle larghe intese com’è, ha detto, accompagnando la citazione con lo specifico gesto: «E che, ci ho scritto Jo Condor?». Chi si ricorda la pubblicità Ferrero in onda su Carosello tra il 1971 e il 1976, protagonisti il Condor birichino e il Gigante buono?

Appassionata di memorabilia gastronomica ho perso rapidamente il controllo delle mie azioni, e senza pensarci due volte, stile automa, mi sono messa a cercare le pubblicità “alimentari” più super speciali di tutte. Rigidamente anni Sessanta/Settanta, si capisce.

Ne è uscita una top ten da perfezionare con i vostri ricordi. Approfittatene: van bene le larghe intese ma non pensate che domani Letta i metta a corteggiare la pitonessa Santanchè con inviti tipo “chiudi il gas e vieni via”.

1- Il Caballero e Carmencita. Lavazza. 1965-1973.

Una serie tv. Due coni di gesso bianco animati e messicaneggianti: un uomo, il Caballero Misterioso (con un accento più russo che ispanico, non mi sono mai spiegata il perché) e la famosissima Carmencita. La missione di lui: salvare e conquistare lei. La missione di lei: sposare il suo amato Paulista, “l’uomo in vista e col baffo che conquista” omonimo del caffè pubblicizzato. Ma Paulista è il Caballero.

E vissero tutti felici e contenti.

Armando Testa genio indiscusso della pubblicità.

2- “Fantasmusicarosello”. Biscotti Colussi. 1972.

“Tutti quanti amici siam, ed insieme noi cantiam, questo allegro ritornello, fantasmusicarosello”.

Tanti spassosi animali che intonano un’allegra canzoncina dal ritornello martellante, di quelli che ti rimangono in testa e non se ne vanno più (grazie, fino a domani non me lo leverò più di mente).

3- El merendero. Talmone. Anni ’60 e ’70.

“Miguel son sempre mi!” 

Fantastica! La mia preferita in assoluto. Esotica.

In Messico (erano fissati con il Messico in quegli anni?), Miguel el Merendero porta scompiglio e dolciumi cioccolatosi. Un Paradiso per qualsiasi bambino del mondo. E nasce il concetto di merenda dolce (prendetevela con lui, allora).

4- Mariarosa. Lievito Bertolini. Anni ’60.

La piccola Mariarosa, (“Brava brava Maria Rosa, ogni cosa sai far tu qui la vita è sempre rosa, solo quando ci sei tu!”) con il suo mattarello stendeva la pasta per realizzare di lì a poco una delle sue deliziose torte con il Lievito Bertolini. La foodblogger ante litteram.

C’era persino un gruppo Facebook per i suoi, ma purtroppo non esiste più. Che disdetta (e sono seria)!

5- Ninetto Davoli. Crackers Premium Saiwa. Anni ’70.

No, mi correggo. È questa la mia preferita. Ma dai, come fa a non esserlo? Ora, ditemi almeno uno di voi che non rimane imbesuito a guardarla. Sarò nel mio periodo X del mese, con lacrima facile annessa, ma questa mi commuove!

Il grandissimo Ninetto Divoli è il fornaio che girovaga per una fantasmagorica Roma all’alba, cantando con grande cuore (permettetemi di sottolinearlo) “La Bambola” di Patti Pravo. Sta andando a consegnare il nuovo pane crackers Saiwa. Lì c’è “l’anima del pane”.

Boccuccia e lucciconi. Scusate ma devo assentarmi un attimo.

6- Tacabanda. Doria. 1968-1976.

Un’orchestra giramondo, la Tacabanda, composta dal baffo Andrea, contastorie con rime, e dall’aiutante ubriacone Oracolo, che si esperimeva con soli singhiozzi (era avvinazzato, cosa vi aspettavate?).

I Tacabanda affrontavano peripezie quotidiane e, alla fine di ogni avventura, Andrea intonava un motivetto che faceva così:

“E pensare che nascendo, fisso avevo nella mente di non esser giramondo, di non muovermi per niente. Esser cuoco e panettiere e sfornare con piacere alla fine di ogni storia tanti buoni cracker Doria”.

Non aggiungo altro.

7- Mimmo Craig per Olio Sasso. 1965.

“La pancia non c’è più”.

Mimmo sogna di essere moooolto grasso, generando in lui grande paura e imbarazzo, nelle più svariate situazioni. Quando improvvisamente si sveglia dal sogno/incubo, urla felice e sollevato “La pancia non c’è piùùùùùù”, rendendosi conto di essere ancora magro e in forma. A sopportare questa “mania” dell’urlo mattutino, la sua cuoca Matilde.

Poesia del mangiare sano e leggero, potrebbe oggi essere visto come uno scandaloso spot inneggiante alle disfunzioni alimentari. Come cambiano i tempi, eh?

8- Bella dolce cara mammina. Miele Ambrosoli. Anni ’60.

Io, che in Tv questa pubblicità non l’ho mai vista, conosco alla perfezione la canzoncina. Basta questo?

9- Gringo. Carne Montana. 1966.

Lasciando perdere il recente e fallimentare tentativo di remake, occupiamoci di quella vera, unica e irripetibile. La pubblicità che, con la voce calda e sicura del Gringo, pubblicizzava la carne in scatola Montana. Un po’ intimorente, lo ammetto, ma così affascinante. E poi, quel “Gringo” intonato tra una strofa e l’altra… Ahhhh che charme!

10- E che ci ho scritto Jon Condor? Ferrero. 1970.

Hey Letta: “non c’ho il paracadute, non c’ho la mutua”.

[Crediti | Link: Il Messaggero]