di Martina Liverani 7 Ottobre 2013
Donne discriminate

C’è cucina e cucina. C’è quella della televisione, del cake design, delle ricette come a casa, del foodblog, dei reality e degli eventi gastronomici; poi c’è la cucina “per mestiere”, quella di orari massacranti, brigate incazzose, giacche sudice, scarpe anatomiche, sempre in piedi, conti da far quadrare.

La seconda è quella che insegnano agli Istituti Alberghieri e che è perlopiù il mestiere del cuoco; quelli che poi lavoreranno nelle cucine di ristoranti qualunque, nelle mense aziendali, per la ristorazione collettiva, nelle pensioni al mare d’estate, in crociera. Ossia la maggior parte dei cuochi del mondo.

Certo, da quelle scuole, gli Istituti Alberghieri, escono anche i futuri chef. Quelli a cui abbiamo consegnato il ruolo sociale di artisti, di operatori culturali, di numi tutelari delle tradizione e interpreti dell’avanguardia, quelli che dicono “la mia filosofia è….”.

Ho fatto questa premessa perché mi ha colpito la lettera che Sabrina ha scritto a Repubblica, a proposito della sua esperienza scolastica, e che ha acceso l’ennesimo dibattito sul sesso dello chef.

Mi chiamo Sabrina V., ho sedici anni e voglio fare la cuoca. Lo desidero da quando sono piccola. I miei genitori lavorano nella ristorazione, ma c’entra fino a un certo punto. Ho sempre pensato che da grande avrei aperto un ristorante, e infatti quando ho finito le medie mi sono iscritta all’istituto alberghiero. È una scuola di Roma, l’Ipssar Tor Carbone. No, non posso dire di essere contenta. So che sembra assurdo, ma nei primi due anni di scuola non ho toccato né una pentola né un fornello, se non per pulirli. Le poche ore di laboratorio che sono state fatte le ho trascorse così, lavando piatti. Non ci credete?

Lettera a RepubblicaLa lettera mi stupisce, ma mai quanto un commento ripreso qualche settimana dopo dal Venerdì di Repubblica che dice: «Sono una nonna di 65 anni e sono veramente inorridita. È possibile che nel 2013 in una scuola alberghiera di Roma capitale d’Italia non ci sia ancora la parità fra uomo e donna e che una ragazza debba essere discriminata?». Ma andiamo oltre con lo sfogo di Sabrina, che già sono innervosita, altro che inorridita!

Solo ai maschi è permesso di avvicinarsi ai fornelli e di mettere mano alle pentole. Credo che gli insegnanti vedano noi ragazze come creature delicate, piccole e fragili. Io penso: “Fatemi almeno provare, no?”, magari ci riesco a tirare su i pentoloni. E anche i fuochi… Ma cosa ci vorrà mai? C’è la fiamma pilota, non sarà impossibile”. Maschilismo?

Non credo esista nulla in cucina che le donne non possano fare. Siamo mediaticamente abituati a vederle maneggiare cupcake o cucinare sui tacchi, ma la realtà è un’altra e, anche se numericamente in svantaggio, di cuoche vere, nelle cucine vere, ce n’è eccome. E quanto alla fatica fisica del mestiere, non ci son dubbi, ma non è come fare il lottatore di sumo, per dire. Probabilmente starsene a casa a stirare è più pericoloso. Proseguiamo…

Ai maschi non succede. Loro un giorno faranno i cuochi, gli chef. È già previsto, non viene detto solo perché è ovvio. E io ora non so che fare. Il biennio è uguale per tutti. Poi si sceglie un indirizzo fra questi tre: sala, ricevimento, cucina. Come tutte le altre ragazze sono stata invitata a lasciar perdere la cucina. Cioè, nessuno me lo ha detto, ma era chiarissimo. Ho scelto ricevimento. Solo che ora non ci dormo. La scuola sta per ricominciare forse sto sbagliando tutto.”

Questa è bella!

Ma come? Le donne in sala e gli uomini in cucina?

E dire che così su due piedi mi sono corsi alla mente tre esempi di altrettanti ristoranti che ho recentemente apprezzato un bel po’ e che mettono in scena l’esatto contrario: donne ai fornelli e uomini al ricevimento.

  1. Al Ristorante Marconi (Aurora Mazzucchelli in cucina e Massimo in Sala),
  2. Alla Capanna di Eraclio (Maria Grazia Soncini in cucina e Luigi in sala)
  3. a La Palta (Isa Mazzocchi in cucina e il marito Roberto in sala).

E mi fermo a questi che son nel raggio di pochi chilometri da dove vivo.

Ma ora sia io che voi abbiamo un dovere.

Intanto che voi cercate di dare una risposta a Sabrina, io informo la nonna 65enne, evidentemente distratta, che la parità fra uomo e donna qui da noi non è ancora arrivata, che le discriminazioni esistono ad ogni livello, per ogni mestiere, in ogni ambito; e che per noi donne è sempre difficile perché spesso ci auto sabotiamo, o siamo vittime del fuoco amico di altre donne, e perché in ogni caso ci sentiamo sempre manchevoli o in difetto.

E troppe volte caschiamo dal pero, o nascondiamo la polvere sotto al tappeto.