Le strade della mozzarella: LSDM vista da Twitter

Celebrata, corteggiata, fotografata. La mozzarella vive in questi giorni il momento più alto di popolarità rispetto al resto dell’anno, e tutto grazie a Le Strade della Mozzarella. Forse vi sarete imbattuti in uno dei miliardi di post a riguardo, con foto che fanno venire fame anche fuori orario, facce di gente che si “selfa” con […]

Celebrata, corteggiata, fotografata. La mozzarella vive in questi giorni il momento più alto di popolarità rispetto al resto dell’anno, e tutto grazie a Le Strade della Mozzarella. Forse vi sarete imbattuti in uno dei miliardi di post a riguardo, con foto che fanno venire fame anche fuori orario, facce di gente che si “selfa” con bombe di bufala e, alla fine, anche voi avrete provato il mio stesso disappunto. [related_posts]

“Perché io, cari miei, dovrei essere là! Dovrei essere seduta a un tavolo a farmi selfie impellicciata di trecce DOP e far andare la bocca senza sosta come mi è consono.”

Comunque, invece, mi tocca stare ad osservare a distanza e rosicare, perché a Paestum non ci potevo proprio andare, ma pare quasi di essere là a vedere i social network, manca solo la masticazione e la reazione delle papille per sembrare vero.

Perché io vi assicuro che anche a distanza riesco a capire benissimo cosa succede, cosa è trendy, cosa è trascurabile. Sono campionessa del mondo di cronaca NON in loco. Chi diceva che non saremmo mai arrivati al teletrasporto, non ha valutato ancora appieno il potere smaterializzante di Twitter a dosi massicce.

Per capirsi, si tratta di una due giorni nei quali la mozzarella regna sovrana, si trasforma in oggetto privilegiato delle creazioni dei grandi chef e tutti parlano di mozzarella fino allo svenimento.

Non che manchino le cose da dire, in effetti, per uno dei cibi più amati dagli italiani (anche se poi mi chiedo perché nessuno abbia ancora pensato di partire alla carica con una kermesse lunga due mesi sul testarolo al pesto).

Ultima cosa successa in ordine di tempo, ma una delle più mediatiche: l’intervento concluso da poco di Massimo Bottura, che evidentemente non ha il polso solo sulle stagionature di Parmigiano, ma bazzica anche di latte di bufala. E non solo di latte.

Tenetevi forte: visto che impazza l’antispreco, e visto che del bufalo non si butta via niente, Bottura presenta la sua versione di testicoli di bufalo (sbollentati prima, poi gli si leva la pelle, e infine cotti a bassa temperatura) sopra un brodo di agrumi ed erbe.

Ma anche “il Nord che vuole diventare Sud” che poi è un risotto alla mozzarella con granella di polenta.

Ma c’è anche chi fa grandi citazioni artistiche usando una Visa.

Oppure lo stellatissimo chef siciliano Ciccio Sultano di cui mi fido a prescindere con il suo carciofo che mi basta anche in fotografia. Poi c’è il nuovo prezzemolino conclamato della cucina campana, la finalista di Masterchef di quest’anno (quella dell’edizione più martoriata di sempre): Amelia Falco.

Deve avere stretto amicizia con Rosanna Marziale (con la quale ha cucinato in alcune serate) e ora Twitter mi spara a ripetizione le loro facce intente a sorridere e fare gesti da teenagers coreane.

mozzarella, fratelli Costardi

C’è anche chi (Fratelli Costardi) butta lì un piatto con mozzarella dolce, ma non pare riuscire nell’intento di far venire l’acquolina.

 

E poi c’è Cristina Bowerman che prende una mozzarella, ci ricava un seitan, poi col seitan di mozzarella ci fa un ragù con cui condisce la pasta. Sappiate che se vi siete persi nei meandri di cibi che devono essere una cosa, poi sono un’altra e poi non se ne capisce più niente, io sto con voi.

 

Poteva forse mancare, in questa stagione (siete pazzi?) il magnum di mozzarella di bufala? Certo che no, anche perché in questo modo si ovvia all’annosa questione di cosa mangiare a merenda quando non si sa scegliere tra dolce e salato.

Muffarella, Matias Perdomo

Ma su tutte, mi pare di capire, vincono le muffarelle di Matias Perdomo (ex stellato per il Pont da Ferr e ora in attesa di aprire il suo locale a Milano). Qui, però, urge un approfondimento. Per un momento devo abbandonare Twitter e informarmi perché ho bisogno di capire.

E a spiegarlo è lo chef: “Le tengo per 15 giorni a temperatura controllata, aggiungendo penicillina. Non sono andato oltre, non ho provato ancora ad arrivare a un “blu di mozzarella”, anche perché quando ho parlato col mio amico Andrea Aprea mi ha risposto: “Solo a te poteva venire in mente una cosa del genere. Io, da napoletano, ti prenderei a bastonate”. Scherzava?”

A guardarle sembrano una meraviglia della natura. Qualcosa da fare rigirare nella tomba quale puro DOP, ma la tradizione è fatta per essere stravolta, no?

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