di Giulia Caligiuri 28 Ottobre 2013
Giovane aspirante chef

Sono finiti i tempi di “mamma, papà: da grande voglio fare il calciatore”. Oggi i giovani vogliono essere cuochi. Ce lo dicono l’Istat e il Corriere, ma potevamo immaginarlo da soli, gli iscritti agli istituti tecnici sono la metà degli aspiranti cuochi: 2 cuochi per ogni operaio.

Vogliono farlo per diventare come Rachael Ray, telechef americana da 18 milioni di dollari l’anno. O come Gordon Ramsay che tra 21 ristoranti (13 stelle Michelin) e programmi cult in tv arriva a 7,5 milioni di dollari all’anno. Per restare in Italia, il modello è ovviamente Carlo Cracco.

Grazie a trasmissioni come Masterchef o a qualche copertina patinata, notorietà e successo economico hanno fatto breccia nell’immaginario collettivo. Oggi lo chef è un divo, una via di mezzo tra le archistar e i Cristiano Ronaldo. E anche quando è sicuramente sovrappeso, come il Cannavacciuolo di Cucine da incubo, riesce a modificare la percezione di un mestiere al culmine del successo e dell’approvazione collettiva.

Chi più di noi può essere felice di non saperti “mcdonaldizzato” caro giovane aspirante cuoco, e invece capace di apprezzare i quarti di nobiltà della cucina italiana? Però va detto: troppa televisione ti ha fatto perdere il senso della realtà.

Lascia allora che il vecchio Dissapore ti metta in guardia: fare il cuoco è anche altro, soprattutto altro. A iniziare da quando, fresco di diploma, affronti lo stage.

La strada è impervia, le fatiche si sommano alle fatiche, i sacrifici ai sacrifici. Soddisfazioni pochine all’inizio, in compenso molti pianti. E quel dubbio che si insinua come un tarlo: “perché l’ho fatto?”.

Perché in fondo a quel sentiero tortuoso avevi intravisto gloria, denaro e tivù, ricordi?

Aspetta, caro giovane aspirante cuoco, non ti ho ancora detto tutto. Metti nel conto le bruciature, i giorni interi chiuso in cucina, gli urlacci dello chef, le angherie del personale, la nostaglia di casa, le prese in giro degli amici che il sabato sera si divertono mentre tu fatichi come un bue da traino.

Paura, eh? Ti sembrerò inutilmente crudele, in fondo negli ultimi anni l’immagine del cuoco è profondamente cambiata, ma non credere che faccia la bella vita, la nuance di colore scelta dalla truccatrice per la comparsata in tivu non è l’unico dei suoi problemi. E anche se lo fosse, quello chef lì ce l’ha fatta, per uno come lui centinaia non vedranno mai la luce di un riflettore.

46.636 giovani italiani si sono iscritti nell’anno corrente agli istituti alberghieri o comunque hanno scelto percorsi enogastronomici. Un bel numero non c’è che dire, ma sarei curioso di scoprire quanti arriveranno alla fine del percorso.

Tu non scoraggiarti comunque, Cracco è Cracco, e il punto più alto della tua carriera ha poco a che vedere con il superamento del Pressure test. Ma se te lo metti in testa subito hai due volte la possibilità di farcela.

[Crediti | Link: Diritti globali, Dario Di Vico, Dissapore]