di Martina Liverani 17 Febbraio 2014
La Repubblica del maiale

Peggio di non leggere, c’è solo la mania di Istagrammare le cover dei libri fingendo di averli letti. A tutto ciò c’è un rimedio: questa rubrica, che vi guiderà nel meglio (o nel peggio) della letteratura gastronomica contemporanea.

Roberta Corradin è una proto-gastrofissata, food writer ante litteram che ha iniziato a occuparsi di cibo nei primi anni Novanta. Si dichiara “colpevole” di appartenere alla generazione che ha contribuito a creare il food boom in cui oggi siamo immersi fino al collo, costruendo con manie, mode e ossessioni il fondo culturale su cui adagiano oggi le nostre fissazioni alimentari, trasformando il cibo da necessità a fenomeno di costume, da bisogno a lifestyle.

Nessuno meglio di lei avrebbe potuto raccontarci come è andata, decennio dopo decennio, con tanto di aneddoti, stilettate, retroscena e ricette iconiche. E con una scrittura brillante e arguta che ti lega allo scorrere degli eventi.

La Repubblica del maiale è un libro che parla di noi italiani. Gastrofissati e gastrominchioni. Consapevoli o no. E di come siamo passati nel giro di qualche decennio da Lisa Biondi a Masterchef.

Pagine che offrono lo spunto per rileggere la storia della Prima e della Seconda repubblica all’insegna delle ossessioni culinarie di una nazione sempre più nota all’estero per la deliziosamente perversa diade di alta cucina e bassa politica.

— Se negli anni Cinquanta l’ossessione culinaria è – fondamentalmente – mettere insieme il pranzo con la cena, gli anni Sessanta sono quelli della Guerra Fredda e delle Insalate Russe, dei panini imbottiti e dell’American Way, della nascita della Nutella e dei cocktail.

— Via veloce agli anni Settanta, al mitico tris di primi, ai ragazzi che intingono le patatine nella maionese e alle trattorie in cui si va per discutere di politica. Gli anni Settanta sono anche la stagione delle rivendicazioni femminili, dove però gli uomini iniziano a farsi chiamare chef, mentre le donne restano cuoche. E del divorzio che ridisegna il packaging dei prodotti per single.

— Anni Ottanta, dopo gli anni di piombo, ecco gli anni di panna, delle merendine, della lunga conservazione, delle calorie, il risotto con le fragole e il prosciutto e kiwi.

— Negli anni Novanta poi, la nazione va in aceto, balsamico, ovviamente. D’obbligo iscriversi a un corso da sommelier per berci su con cognizione di causa. Sono gli anni del “porto una torta salata”, mentre in tv scorrono le puntate di Tangentopoli. E poi fino agli anni dieci, quelli degli chef celebrity e di tutte le ossessioni che ci toccano da vicino.

Il libro scorre piacevole come un brodo di cappone fino ai giorni nostri, l’età del gastrofanatismo.

Nel contesto politico di oggi, i cittadini guardano con distacco alla cosa pubblica – come fosse un talent show – commentano senza partecipazione l’ascesa e il declino dei rampanti politici di turno – tutti talk, interviste e social network – come se tutto ciò non li riguardasse davvero.

Abbiamo perso tutto (ideologie, lavoro, stabilità familiare). Ma anziché presidiare la cosa pubblica, presidiamo razze antiche di maiali; anziché protestare, impastiamo; anziché incazzarci, recensiamo su Tripadvisor.

L’unica smania di sapere che abbiamo è quella gastronomico, assurta a pari dignità con le più note scuole filosofiche. E mentre è stato consegnato a chef e produttori il ruolo di guru della cultura, riecheggia un motto vecchio di duemila anni: panem et circenses.

Leggere come siamo arrivati a questo punto è liberatorio, amaro, divertente e curativo.
Riusciremo ad uscirne?

“Sarà la volta buona che impareremo finalmente qualcosa, o la storia continuerà a scivolarci addosso senza lasciare traccia?”

LA REPUBBLICA DEL MAIALE
Sessant’anni di storia d’Italia tra scandali politici e ossessioni culinarie
di Roberta Corradin
Chiarelettere, Milano 2013

pagine 272
prezzo 12,90

[Crediti | Link: Chiare Lettere, immagine: Jann Huizenga]