di Giulia Caligiuri 11 Dicembre 2013

Non vorreste mai sapere cosa succede nelle cucine dei ristoranti in cui andate a mangiare. No che non vorreste saperlo.

Perché? Perché succede tutto tranne quello che immaginate. Sì certo, si cucina, talvolta anche molto bene. Ma il clima da MasterChef non si avvicina minimamente alla realtà dei fatti. Nessun bell’imbusto dietro ai fornelli, nessun abito pulito e laccato, bensì uomini sudati, ubriachi che nemmeno i senzatetto, e molte urla.

Dimostrazione di quanto appena detto arriva dal caro e vecchio VICE, che propone un articolo che sa di crude verità, ma anche di un divertimento sicuro.

Divertimento loro, che ci prendono tutti per i fondelli. Divertimento nostro, perché è un articolo fantastico. Come? Ve lo devo riassumere? E va bene.

Innanzitutto, a loro, cuochi e camerieri (nessuno escluso) piace prendersi gioco di noi. E questa la trovo una cosa assolutamente geniale. Avete mai visto un cameriere tutto fatto, puzzolente e sbiascicante? No. Il perché è molto semplice: una maschera addosso, degna di un Oscar o un Leone d’Oro.

Attori nati.

CAPITOLO 1: “L’inganno è vitale per far funzionare un ristorante”.

Nessuno saprà mai che il nostro amico si è sfondato durante la notte, non è andato a dormire, non ha fatto in tempo a lavarsi (o non ne ha avuto le forze). Lui avrà camice lavate e stirate nel suo armadietto del ristorante, collirio a portata di mano, pettine e spazzolino. Si fa un dritto, ma nessuno lo capirà mai.

Un abuso di farmaci contro i postumi della sbronza è indispensabile. Non si chiama dipendenza, bensì necessità.

La gente viene quindi ingannata, ma per il suo bene. Non può e non deve immaginare che le cucine sotterranee sono in realtà luoghi angusti, umidi, disagevoli. Dove la possibilità di sopravvivere al calore è davvero bassa.

CAPITOLO 2: “Non c’è bisogno di essere migliori amici, ma, trascorrendo insieme lo stesso tempo che una neo-mamma passa con il suo bebè, accade naturalmente. Oh sì, e tutti scopano con tutti. Ovviamente”

Non può e non deve immaginare che in cucina non esistono competizioni, ma una fratellanza degna di una “famigghia” vera e propria, in cui la presa in giro è all’ordine del giorno e se non sei simpatico, sei rimpiazzato in “tre, due, uno,…” (“Quando entro in cucina i cuochi cominciano a dibattere su quale vegetale introdurre nella mia ragazza”).

Si fa di necessità virtù, come si suol dire (dai, immaginatevi che noia altrimenti).

CAPITOLO 3: “Non ho mai lavorato in un posto dove lo staff mangiasse lo stesso cibo del menù”.

Chi lavora nei ristoranti non mangia bene. Mangia solo di fretta. E mangia soprattutto per riempirsi lo stomaco dopo ore di estenuante andirivieni, di sorrisi forzati, di pipì veloci e schizzanti (non hanno nemmeno tempo di farla con più calma).

Chi lavora nei ristoranti si ritrova magari a mangiare un toast con le uova, ma pensa che sia il migliore del mondo, anche se è stato cucinato dallo sguattero incapace di preparare qualcosa che non sappia di bruciato. A quell’ora della notte, tutto fa brodo.

CAPITOLO 4:  “Una volta che è finito il turno se ne stanno buoni in fila, appoggiati al muro, esausti, con le giacche che sembrano un capolavoro di Pollock”

Visi segnati dalle ore, dal duro lavoro mal pagato, dalle grida e dall’alcool. Omoni giganti che riescono a cucinare piatti prelibati, fini ed eleganti, rendendo tutto ciò il più grande mistero della ristorazione. Ma anche uno dei mondi più affascinanti sulla faccia della terra.

Leggetelo, l’articolo di VICE. Dietro a grasse risate, si cela un’amarezza tipica solo di quegli ambienti che regalano vere e faticate soddisfazioni. Nascoste da un immancabile inganno.

[Crediti | Link: VICE | Immagini: Nest and Sparkle.com]