di Carlotta Girola 26 Giugno 2014
Bucce di patate fritte

Ma qualcuno si è reso conto che ci danno le bucce di patata fritta e ce le fanno pagare? Achtung: piacciono anche a me e non sono qui a criticarne il sapore! Sono buone, croccanti, molto glam, ma sono bucce di patate! Quelle che sarebbero normalmente destinate al bidone dell’umido e che invece oggi vivono una rinobilitazione che non si sognano manco gli 883!

Avevo già sentito dire che le french fries con buccia allegata sono salutari. Ma mangiare (e pagare) delle bucce di patate fritte. Morso dopo morso mi chiedevo “perché?”, e non mi so dare risposta.

Mi sono anche piaciute, qui lo dico e non lo nego.

Mia nonna scrollerebbe la testa e mi racconterebbe di quando le dava alle galline.

Forse ho subito una mutazione genetica.

Piselli mangiatutto

E cosa dire dei pisellini mangiatutto (astenersi doppio-sensisti)?

“Non sgranare, si mangia tutto” recita l’etichetta di questa “novità” in vendita alla Coop. Si tratta di piselli novelli con bacello edibile, raccolti nel momento in cui la tenerezza ancora regna sovrana, per sommo godimento degli anti-spreco.

Uno snack che costa caro eppure, fino a qualche tempo fa, era considerato scarto da umido.

Oggi siamo tutti mediamente più informati, mediamente più scettici, mediamente più “lettori di etichette”. Insomma, un po’ per sport nazionale e un po’ per necessità, siamo diventati tutti dei notevoli “precisini” su quello che scegliamo di mettere in bocca o di scartare snobescamente col dorso della mano.

Eppure…

Pelle del pesce

Eppure il “Pesce di lago con pelle croccante”

Una volta, 4 vite gastronomiche fa, il pesce sfilettato era il migliore e più auspicabile modo di servire il pesce al ristorante. Oggi, invece, al grido di “non buttiamo via niente” anche grandi chef ci fanno mangiare il pesce con la pelle (sempre che sia squamata, altrimenti denunciateli!).

Di recente mi hanno anche invogliata dicendo: “Questioni di texture: la pelle resta molto croccante e la carne (del pesce) molto morbida”: era tutto vero. Ma resta che sempre mia nonna non l’avrebbe mangiata mai!

Perché poi, complici le tendenze gastronomiche e le presentazioni fintamente semplicistiche (magari nel sacchetto del pane rimborsato) ci propinano quelli che una volta erano scarti e che oggi sembrano meraviglie da gourmand.

Prendi l’olio di colza bio. Quel che non strozza ingrassa.

Olio di colza, pubblicità

Di recente, in Svizzera è partita una campagna di promozione per l’eccezionale olio di colza autoctono, ora anche in versione bio.

Ma l’olio di colza non faceva schifo? Non era per i motori delle auto? Non lo usava solo Rene Redzepi al Noma che, si sa, con gli ingredienti ha un brutto rapporto?

Oggi si sdogana, ma fino a qualche tempo fa, lo avremmo escluso a priori!

Insomma, ci manca il tortino con la “barba” dei carciofi (roba da auto-provocazione di strangolamento) o il sufflè alle croste di pane e teste di pesce…

E voi? Cosa vi hanno dato da mangiare, e che voi avete gustato alla grande, ma che un paio d’anni fa non avreste mai creduto di poter mangiare?

[CREDITI FOTO: tuttoperbocca, lovelycake gatta, ideegreen.it]

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