di Giulia Caligiuri 23 Gennaio 2014
Pizza Connection, Mappa dei locali sequestrati

Il prototipo, ai tempi della banda della Magliana, potrebbe essere Pippo l’Abruzzese, sul lungomare di Torvajanica, alle pareti le foto autografate delle celebrità anni Ottanta ma non quelle del famigerato Enrico De Pedis e dei suoi compagni di avventure. “Non davano lustro al locale benché proprio loro fossero il motore del fatturato”, scriveva giustamente Camilla Baresani.

Invece i 23 locali sequestrati ieri a Roma nella maxi operazione contro la Camorra, bar, ristoranti e pizzerie utilizzati per riciclare denaro sporco e guadagnarne altro, sono del tutto simili ai loro concorrenti e assai distanti dall’iconografia classica satura di pistole, cocaina, champagne e aragoste.

Ma il valore dei beni sequestrati ieri, oltre 250 milioni, spiega quanto fossero redditizi per il clan Contini, che nella capitale si serviva di trattorie e pizzerie per ripulire il denaro sporco proveniente da Napoli e per i fratelli Righi, che gestivano una ventina (e più) di esercizi commerciali, le famose pizzerie “Zio Ciro”, per i Contini stessi.

La Pizza Connection in salsa campana funzionava così:

due contabilità, una ufficiale, l’altra sommersa, dove finivano gli incassi in nero. Da questi, venivano stornate grosse cifre di denaro, poi spedite a Napoli servendosi di fidati corrieri, consegnate agli uomini del clan.

Colpisce la rispettabilità gastronomica dei locali, quasi tutti situati in zone centralissime come il Pantheon e piazza di Spagna, con nomi che sono circolati anche tra la stampa di settore: Sugo, Zio Ciro appunto, Pummarola e Drink, Il Pizzicotto e la gelateria Ciucculà.

[Crediti | Link: Camilla Baresani, Corriere della Sera | Immagine Corriere della Sera]