di Carlotta Girola 16 Gennaio 2015
Masterchef Italia 4, joe bastianich

Ci siamo anche questa settimana. Sono successe un sacco di cose belle e brutte (brutte soprattutto), ma noi andiamo avanti a cuor leggero con la cronaca a metà strada tra Sky e Twitter, che ci fa bene all’anima.

Sono rimasti in 15, anche se mancano ancora 5 minuti all’inizio e lo studio è deserto. Più o meno. Si inizia con una mistery davvero problematica: 10 ingredienti da usare tutti insieme (dentro c’è carne, pesce, e ogni genere alimentare immaginabile).

 

 

In più, così per far divertire un po’ il pubblico sadico in tv e sui social, i concorrenti devono usare il kit frittura dato loro in dotazione: una pentola colma di olio di rachidi, what else? Bastianich inaugura gli svarioni linguistici con questa perla.

 

Ci eravamo lasciati con un vago prurito alle mani pensando alla faccia di Paolo, e si ricomincia esattamente da lì. Dalla sua faccia espressiva eppure molto simile a quella di un allocco che pronuncia sproloqui a caso in stile WWF.

Questa settimana, rintuzzato ironicamente da un Cracco in grande spolvero, dice che si sente un serpente.

“Sì, un bel serpente, come un’anaconda”. Ilarità generale tra i suoi compagni e anche su Twitter.

 

 

Ricomponiamoci, non facciamo distrarre da del gratuito e attraente odio gratuito. La prova richiede la frittura di un solo ingrediente, che dovrà anche diventare il re del piatto.

In molti si buttano sul classico fiore di zucca, mentre tra i fornelli si consuma la prima tragedia della serata. L’assassino stavolta non è il maggiordomo, ma il cavolo rapa.

Silvana crolla, piange, confessa ai giudici le sue mancanze. Il format di cucina-competitiva prende subito la piega di una telenovela venezuelana dei tempi d’oro di Topazio.

 

 

 

 

Gli altri intanto fanno il loro, giocando il ruolo prestabilito, con pregi e difetti ormai ben noti.

 

 

 

Paolo rivede i suoi propositi bellici dopo aver iniziato a pasticciare con la mister box, e ora è passato da anaconda a biscia di lago. Contento lui…

Intanto in sala si cuoce (anzi si frigge) senza cognizione ogni qualsivoglia oggetto commestibile. Intervento twitteriano romantico del caro Alberto.

 

 

Piccoli psicodrammi in corso: Chiara frigna con Cracco, perché è stufa di essere considerata una perdente. Devo ammetterlo: anche io non credo che farà tanta strada.

E poi, nuovo must di questa edizione, il copioso sudore delle ghiandole iperattive d Paolo, che gettano nello sconforto gli igienisti benpensanti dei social.

 

 

I tre migliori della prova sono: Federica, Filippo e Stefano. Filippo presenta il suo piatto, a base di salvia fritta: si intitola “salviamo la sogliola e la quaglia”.

Mai l’umanità aveva sentito un nome più abominevole per un piatto commestibile.

 

 

Stefano, in segreta competizione con Paolo come nuovo MasterSudatore, ha fritto il sedano rapa. E anche piuttosto bene, bello da vedere, croccanti il giusto. Quale il suo segreto?

 

Anche lui non scherza col nome del piatto: “quaglia da amare”. Ma stasera hanno aperto le gabbie dei ripetenti della classe di poesia del ‘900?

 

 

Federica, versione spocchiosetta, è convintissima del suo capolavoro a base di fiori di zucca con sorpresa nascosta sul fondo. La spocchiosetta, però, stavolta ha ragione. Evidentemente questo scherzetto di nascondere il piatto nel piatto, gastronomia onirico-concettuale, è piaciuta ai giudici.

Vince lei, perché letteralmente ha fatto esplodere qualcosa nelle viscere di Barbieri. E i malpensanti cavalcano l’onda.

 

 

Si passa all’invention test, con Federica intenta a dover scegliere tra tre piatti italiani della tradizione.

Ossobuco alla milanese, cotechino con lenticchie e saltimbocca alla romana vengono oscurati nella loro luce propria dalla presenza prorompente dell’ospite internazionale della puntata: Matt Preston, giudice di MasterChef Australia. Rubicondo, vestito peggio di una pubblicità di Gautier e sorridente, Matt sfoggia una pronuncia migliore di Bastianich.

Ma presto si capisce anche che è come per i grandi VIP sui palchi stranieri: ha imparato tre parole.

 

 

Torniamo alla prova: i nostri eroi non devono rifare a mo’ di fotocopia uno dei piatti, ma (udite, udite) rivisitarlo. Ora sono cavoli loro.

 

Preston sembra essere indeciso quanto Federica, sprecando parole d’amore per ciascun piatto. Per l’ossobuco, però, è evidente un trasporto quasi fisico.

Un amore incondizionato. Un desiderio matto e disperato di avere tra le mani, tra le labbra, l’ossobuco per succhiarne avidamente il midollo. E in atto spopola l’hashtag #foodporn.

 

 

 

Pubblicità. Il tweet selvaggio non si ferma. C’è bisogno di comunicazione, tantissima comunicazione.

 

75 minuti (la carne di ossobuco non è buona come tartare) per l’invention test. Iniziano le ansie e le prove di forza: Viola è vegetariana ed esprime delle difficoltà davanti al midollo, il conte Giuseppe sembra padroneggiare la materia, per Valentina si compie la classica mezza tragedia tecnica.

Dopo aver sudato le mille fatiche di Ercole (non era così?) i concorrenti presentano i loro capolavori ai giudici e a Preston. Questa volta i nomi dei piatti raggiungono l’Olimpo di bassezza intellettiva: alcuni scopiazzato dai grandi, altri semplicemente orribili, altri nonsenso.

Come il piatto di Chiara che è sempre a base di ossobuco e risotto giallo ma si chiama “anima greca”. C’è un “revolution alla milanese”, un “ricordo di un ossobuco”, “il milanese scomposto”, il “variazioni milanesi”.

Io lo so che non è facile, ma metteteci un po’ di cervello vi scongiuro.

 

 

 

 

 

Silvana e Cracco hanno feeling. In rete se ne sono accorti. Lo ricostruiamo come segue, senza troppi fronzoli.

 

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