di Cristina Scateni 19 Giugno 2012
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A quanti matrimoni siete stati? Potete dire di aver mai mangiato bene? Se la risposta è sì, state pronti a dirmi dove e cosa.

Il cibo da matrimonio è uno strano compromesso tra ciò che è giusto, ciò che piace a tutti, ciò che vogliono gli sposi. Segue curve sinuose di gradimento che passando dalla nonna, transitano per amici e parenti, figlioli degli uni o degli altri, bambini e seggioloni, vegani, vegetariani, celiaci e arrivano fino a intolleranti al nichel o quelli a cui non piace il pesce.

La parola chiave è opulenza: mai si voglia che la festa venga presa come evento al risparmio o come pasto qualsiasi. La scelta dei vini è di solito banale, scontata e segue le mode del momento. Il cibo può essere anche lui banale o regionale, ma può anche presentarsi malauguratamente in tutta la sua voglia di stupire i presenti.

Quindi sì, in generale ai matrimoni si dà vita al peggiore spettacolo mangereccio di tutti i tempi: ben di dio di cibo male assortito, di cui non si riesce a distinguere più nulla dopo la terza portata, a stento si cerca di intravedere la strada della fine guidati dai consueti menù col nome degli sposi che addobbano i tavoli.

Di solito il giorno dopo ci si dimentica cosa esattamente abbiamo avuto l’ardire di mangiare, annebbiati dai brindisi ripetuti al suono di “viva gli sposi” e si giura che giammai andremo di nuovo ad un matrimonio. Gli sposini poi, per ovvie ragioni di ansia da clima, amano scegliere giornate il cui caldo suggerirebbe di mangiare grandi fette d’anguria e fare grandi tuffi in piscina, non di contare la portata numero 15 sperando che tutto finisca presto.

Ma passiamo in veloce rassegna le tipologie di matrimonio a cui mi è capitato di assistere.

Matrimonio tradizionale: sposi giovani fuori e vecchi dentro, si buttano sul ristorante famoso per i matrimoni, che non innova il menù da vent’anni, non conosce stagioni o eventi venuti meglio o peggio. Semplicemente è una macchina da guerra che si presenta in grandi tavolate disposte a ferro di cavallo. I contorni di qualsiasi cosa sono patate arrosto e insalata. Antipasto a buffet dove spesso si assiste a morti premature per raggiungere l’ultimo pezzettino di fritto misto, servizio al tavolo con camerieri universitari lontani dal sapere cosa stiano facendo, con relative imprecazioni degli ospiti da futura tintoria. Pancia gonfia per tre giorni.

Matrimonio all’avanguardia: l’importante è che sia strano. Non importa come o dove. Lo strano può essere la stagione, la data (per esempio il 31 gennaio), il luogo (ristorante disposto su tre livelli), ai bordi della piscina, finto sportivo, dress code richiesto total white, cibo tutto a mo’ di finger food. Ci si può divertire, ma anche avere la mascella penzolante per tutto il tempo. La sposa di solito è vestita di rosso o ha qualche altra strana mise. Le bomboniere, ormai in disuso, qui saranno le vere protagoniste: simpatici elfi della foresta o bottiglie di vino con l’etichetta addobbata con la foto degli sposi al mare.

Matrimonio magnificante: all’insegna del barocco negli allestimenti, di solito in un castello qualsiasi, con grandi centrotavola, candele, predominanza del color oro, color Tiffany o arancio Hermes. Portate che si susseguono in tutta la loro importanza e che prese singolarmente possono essere pregiate e di qualità, purtroppo fanno parte di un menù che supera del doppio quello degustazione e ti costringe costipato al tavolo per almeno 6 ore. Risultato finale: Alka Seltzer e voglia di dimenticare.

Matrimonio con lo chef: il gastrofighetto che si sposa non può deludere i suoi ospiti convinti che lui in quanto massimo esperto di cibo, sappia scegliere cosa far loro mangiare anche in questa importante occasione. Così finisce sempre col “vorrei ma non posso” del povero chef. Vorrei stupirvi col mio menu super stellato ma i matrimoni non sono adatti a questo, vorrei servire il piccione confit ma statisticamente non piace alla maggior parte delle persone, vorrei servire 1 antipasto, 1 primo e 1 secondo, ma si sa ai matrimoni le portate devono superare l’immaginazione. Lo chef finisce così per perdere 150 potenziali clienti in un colpo solo. Perché incapace o costretto a studiare un menù che accontenti tutte le richieste.

Ecco che allora mi chiedo: come ci si può salvare dallo scempio del cibo da matrimonio? Qual è il menù adatto? Ma soprattutto, avete mai mangiato bene a un matrimonio? Al vostro per esempio.

[Crediti | Immagine: Jezebel]