McDonald’s: vi presentiamo l’ultimo hamburger venduto in Islanda, intatto dal 2009

Ne resterà solo uno. Non stiamo parlando di un nuovo film sugli immortali Highlander ma dell’ultimo panino venduto da McDonald’s in Islanda. Quel panino è ancora in circolazione e sembra vivo e vegeto. “Che c’è di male?” direte voi… Be’… McDonald’s manca dalla patria di Björk da circa… uhm… dal 2009.

Nonostante siano passato del tempo, il paninazzo non dimostra gli anni che ha sul groppone.

McDonald’s non c’è più ma quel panino, l’ultimo panino “made in Island” è ancora lì, a fare bella mostra di sé all’interno di una teca di vetro, dove può mostrarsi con arroganza a tutti: acquistato da Hjörtur Smárason, ora il pezzo da collezione è la principale attrazione di un ostello situato a Skógarhlíð, dove risiede in compagnia di una bella porzione di patatine fritte, che anch’esse paiono ringiovanite.

Come è possibile?
Quei furbastri di McDonald’s cosa ci metteranno nei loro cibi?
Super conservanti capaci di sfidare le leggi dell’entropia e invertire il ciclo della vita organica per come la conosciamo?
L’elisir di lunga vita?

Panino McDonald's del 2009 intatto

Per quanto riguarda le patatine già vi abbiamo dato un’esauriente risposta.

Ma con il panino? come la mettiamo?

In realtà non c’è nulla di magico o particolarmente scabroso, come ha scoperto il blogger J. Kenji López-Alt che si è preoccupato di ripetere l’esperienza in modo empirico attraverso alcuni esperimenti scientifici.

Panino McDonald's del 2009 intatto

López-Alt ci rincuora e ci assicura che non dobbiamo tirare in ballo alieni o magia nera, come farebbe Roberto Giacobbo: semplicemente la tipologia di  panino preso in esame, come il suo antenato islandese del 2009, non include ingredienti abbastanza umidi da consentire la formazione della muffa.

La carne, cotta ad alte temperature, diventa una suola piuttosto rinsecchita ed il pane… più raffermo che non si può; ma niente umidità. Il panino invecchia, quello sì; ma non ammuffisce come invece ci si aspetterebbe.

López-Alt si è dato da fare per giungere a questa conclusione, analizzando il depauperamento chimico di 9 panini differenti, alcuni preparati in casa, e altri acquistato nel fast food.

Panino McDonald's Islanda del 2009 intatto

Il blogger ha resistito alla fame (o al disgusto) e ha analizzato per 25 giorni il comportamento: al venticinquesimo giorno solo i panini più grandi e ricchi di umidità, o quelli rinchiusi in sacchetti, hanno mostrato segni di muffa.

I più piccoli, anche quelli preparati in casa con ingredienti consapevoli, e liberi di respirare e traspirare, per via anche delle loro dimensioni minori non contenevano abbastanza umidità per permettere lo sviluppo della muffa.

Semplicemente i naturali processi chimici hanno la meglio su complottismo alimentare e dietrologie gastronomiche.

Per una volta quindi, seppelliamo l’ascia di guerra, pronta a scagliarsi come al solito contro la catena di fast food americani.

Come sottolinea López-Alt, probabilmente ci saranno mille ragioni per continuare ad alzare le sopracciglia udendo la parola “McDonald’s”; ma per quanto riguarda il panino presunto immortale, è proprio il caso di dirlo: non succede solo da McDonald’s.

[Crediti | Link: Repubblica, Dissapore. Immagini: Repubblica]

Riccardo Campaci

30 gennaio 2015

commenti (30)

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  1. Allora mangiamocelo quel panino, magari è ancora gustoso e saporito come appena fatto, o no?

  2. Congela tutto. Tira fuori dopo 5 anni e avrai questo risultato

    1. Vediamo, Maddalena: Reykjavík ha circa 120mila abitanti, quindi una cittadina piccina picciò.
      Aggiungiamoci qualche abitudine alimentare differente (checciavete il panino al merluzzo? no, solo di balena! allora nulla, grazie)
      Mettiamoci la latitudine e i differenti approcci orari ai pasti
      E ultimo, non ultimo, giusto in quel periodo l’Islanda fu colpita dalla forma più selvaggia della “grisi” finanziaria: ricordi che le loro banche (rimpinguate dai depositi esteri) saltavano come le pastiglie di menthos nella pepsi?
      Che siano scappati alla chetichella, proprio nel 2009, non è poi così sorprendente.

    2. Ottima analisi, effettivamente non pensavo alla crisi finanziaria. Grazie!

    3. Senza discorsi di crisi, ma di gusti alimentari “particolari” decisamente si, l’Italia (ben più grande dell’Islanda) è piena di storie di multinazionali del fast food che hanno aperto e chiuso subito dopo in pochissimi anni…non è il caso del Mac, ma si parla comunque di marchi che nel resto d’Europa e del mondo invece spopolano.

    4. E’ _anche_ il cado di McDoo.
      La storia del Mc di Altamura chiuso per disperazione (aka riduzione del fatturato/addetto al di sotto del minimo) di fronte alla concorrenza del panettiere dirimpettaio è una case history da manuale

    5. Già, gran bella storia quella 🙂

    6. La questione della crisi non è del tutto plausibile, almeno non per una multinazionale che fa della convenienza il suo forte, al punto da avere fra i maggiori consumatori persone che vogliono mangiare spendendo poco. Fatta eccezione in Italia, dove insieme al panino trovi pupazzi e pupazzetti che paghi come pizza, birra e dolce.

    7. C’era soprattutto un problema di approvvigionamenti e relativi costi. Doveva venire tutto dalla Germania. Semplicemente non era sostenibile mantenere prezzi bassi, alti costi di produzione e bassa pressione antropica, tutto qui.

    8. Appunto, la crisi non c’entra.

  3. ma dissapore riprende il fatto alimentare che riprende serious eats o entrambi contemporaneamente riprendono serious eats.

    ma soprattutto, contenuti nuovi no?

  4. Ecco, fate leggere questo articolo a quelli che hanno commentato i precedenti dicendo “cosa c’è di male?”, “cosa c’è che non va?” e robe simili.

    1. D’accordo sulla spiegazione, probabilmente plausibile, ma non mi convincono sulla qualità lo stesso.

    2. In che modo l’articolo dovrebbe rispondere a queste domande?

    3. Caro Vanni, ho tentato di dire la mia.Ma sono stato censurato 2 volte.

    4. Ma che hai detto di tanto scomodo?

  5. Non è credibile. Questi panini non possono essere completamente privi di acqua. Non ammuffiscono per altre ragioni. Passatemi questo concetto: “la muffa è vita”.

  6. E’ una questione di condizioni ambientali e soprattutto di umidità e modalità di conservazione.
    Se sta in un ambiente asciutto (e freddo) si “mummifica” (esattamente come capitava alle mummie egizie, che stavano pure al caldo – secco)
    Se stava in un sacchetto chiuso …

    1. Troppi “se” non mi convincono, diciamo le cose come stanno: quel panino è zeppo di conservanti che, in particolari condizioni, esprimono il massimo del loro potenziale. Poi possiamo romanzarci sopra con tutti i se, ma, però, potrebbe e compagnia bella ma la sostanza non cambierebbe.

    2. Un pezzo di pane di Lariano lasciato all’aria diventa pane secco. Tra 5 anni (formiche permettendo) sarà sempre pane secco.
      Non è che diventa un ammasso di vermi o una specie di blob verdastro.

    3. Non ne sarei così sicuro, le muffe attecchiscono anche in aria apparentemente secca e, come sai, di muffe c’è ne sono diverse di cui alcune bianche o addirittura quasi trasparenti. Il paragone fra il pane di Lariano e il mefitico oggetto in questione non tiene, in quanto il secondo è ricco di altri elementi che per loro natura sono portatori intrinseci di umidità. Detto questo vai a vedere gli ingredienti del pane Mc, poi mi dici.

    4. Ti do perfettamente ragione: anche un moddizzosu di semola non ammuffirà mai e ci mette pure un bel po’ a diventare secco. Un tempo col pane ci si viveva e veniva fatto bene, altro che le schifezze industriali di oggi. Fortunatamente il pane buono si trova ancora.

    5. Nel tempo che ci mette a diventare secco si formano e tu non le vedi, a meno che non si faccia un processo di essiccazione forzata.

  7. E’ la nota bufala che gira da circa un lustro.
    Complimenti a Campaci per averla ritirata fuori. Sei fantastico.

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