di Riccardo Campaci 30 Gennaio 2015
Panino McDonald's Islanda del 2009 intatto

Ne resterà solo uno. Non stiamo parlando di un nuovo film sugli immortali Highlander ma dell’ultimo panino venduto da McDonald’s in Islanda. Quel panino è ancora in circolazione e sembra vivo e vegeto. “Che c’è di male?” direte voi… Be’… McDonald’s manca dalla patria di Björk da circa… uhm… dal 2009.

Nonostante siano passato del tempo, il paninazzo non dimostra gli anni che ha sul groppone.

McDonald’s non c’è più ma quel panino, l’ultimo panino “made in Island” è ancora lì, a fare bella mostra di sé all’interno di una teca di vetro, dove può mostrarsi con arroganza a tutti: acquistato da Hjörtur Smárason, ora il pezzo da collezione è la principale attrazione di un ostello situato a Skógarhlíð, dove risiede in compagnia di una bella porzione di patatine fritte, che anch’esse paiono ringiovanite.

Come è possibile?
Quei furbastri di McDonald’s cosa ci metteranno nei loro cibi?
Super conservanti capaci di sfidare le leggi dell’entropia e invertire il ciclo della vita organica per come la conosciamo?
L’elisir di lunga vita?

Panino McDonald's del 2009 intatto

Per quanto riguarda le patatine già vi abbiamo dato un’esauriente risposta.

Ma con il panino? come la mettiamo?

In realtà non c’è nulla di magico o particolarmente scabroso, come ha scoperto il blogger J. Kenji López-Alt che si è preoccupato di ripetere l’esperienza in modo empirico attraverso alcuni esperimenti scientifici.

Panino McDonald's del 2009 intatto

López-Alt ci rincuora e ci assicura che non dobbiamo tirare in ballo alieni o magia nera, come farebbe Roberto Giacobbo: semplicemente la tipologia di  panino preso in esame, come il suo antenato islandese del 2009, non include ingredienti abbastanza umidi da consentire la formazione della muffa.

La carne, cotta ad alte temperature, diventa una suola piuttosto rinsecchita ed il pane… più raffermo che non si può; ma niente umidità. Il panino invecchia, quello sì; ma non ammuffisce come invece ci si aspetterebbe.

López-Alt si è dato da fare per giungere a questa conclusione, analizzando il depauperamento chimico di 9 panini differenti, alcuni preparati in casa, e altri acquistato nel fast food.

Panino McDonald's Islanda del 2009 intatto

Il blogger ha resistito alla fame (o al disgusto) e ha analizzato per 25 giorni il comportamento: al venticinquesimo giorno solo i panini più grandi e ricchi di umidità, o quelli rinchiusi in sacchetti, hanno mostrato segni di muffa.

I più piccoli, anche quelli preparati in casa con ingredienti consapevoli, e liberi di respirare e traspirare, per via anche delle loro dimensioni minori non contenevano abbastanza umidità per permettere lo sviluppo della muffa.

Semplicemente i naturali processi chimici hanno la meglio su complottismo alimentare e dietrologie gastronomiche.

Per una volta quindi, seppelliamo l’ascia di guerra, pronta a scagliarsi come al solito contro la catena di fast food americani.

Come sottolinea López-Alt, probabilmente ci saranno mille ragioni per continuare ad alzare le sopracciglia udendo la parola “McDonald’s”; ma per quanto riguarda il panino presunto immortale, è proprio il caso di dirlo: non succede solo da McDonald’s.

[Crediti | Link: Repubblica, Dissapore. Immagini: Repubblica]

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